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L'infanticidio: mito, cronaca e prevenzione educativa

Informazioni tesi

  Autore: Anna Chiara Lezzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Pedagogia dell'infanzia
  Relatore: Nicola Paparella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 68

Cosa si intende con i termini “ INFANTICIDIO” e “ FIGLICIDIO” ?
Mentre l’ INFANTICIDIO si riferisce all’uccisione generica di un infante, di un neonato, il FIGLICIDIO si riferisce, in modo specifico, all’ uccisione dei figli da parte di genitori o parenti.
Il figlicidio materno genera una curiosità tale da rendere un delitto un caso seguito attentamente a livello nazionale, e appare nella nostra cultura come l’atto da evitare per eccellenza. Eppure, come si vedrà più avanti, infanticidio e figlicidio sono sempre accaduti e ne ritroviamo eco nel mito greco e nel discorso biblico.
Sin dal Medio Evo la nascita non poteva sempre garantire la crescita e la cura da parte dei genitori e si arrivava alla soppressione forzata e per necessità del neonato. Oggi, però, in uno scenario moderno in cui interviene la scienza per modificare i limiti posti dall’età biologica, per conoscere in anticipo eventuali problemi prima che l’embrione sia formato, in una società che possiede delle reti assistenziali cui affidare il bambino se non si ha la possibilità o volontà per mantenerlo, appare fuori tempo e senza significato un delitto che si fa sempre più presente.
Il figlicidio reale e i suoi derivati simbolici rappresentati da mutilazioni fisiche di natura rituale (circoncisione, infibulazione, clitoridectomia), da lesioni fisiche indotte da percosse, da negligenza e abbandono, da abusi sessuali o maltrattamenti psichici, sono stati temi trascurati fino ad alcuni decenni fa.
Ho deciso di affrontare e sviluppare tale drammatico argomento per poter meglio comprendere ciò che si cela dietro questi terribili gesti e capire se una giusta prevenzione possa aiutare la comunità a prevenirli. Di certo tale ricerca non potrà essere esauriente data la complessità del tema, ma si vuole fornire un orientamento su un particolare tipo di violenza che diventa ogni giorno sempre più presente nelle cronache. Si farà presente che dietro ad ogni fenomeno sono molteplici le implicazioni ideologiche che rimandano a nodi irrisolti del passato, che condizionano la costruzione del comportamento dei futuri genitori. È messa in gioco anche la personalità in costruzione di un bambino che, ascoltando dai mezzi di comunicazione questi terribili reati, sconvolge in lui l’ideale di “ amore materno” per il quale la madre deve essere naturalmente buona.
Sono partita da un excursus mitico, storico e antropologico dell’infanticidio in sé stesso e dei vari rituali che si sono compiuti sin dal passato sui bambini, per la funzione didattica e terapeutica che il mito e la storia portano con sé.
Il terzo capitolo esordisce con la scoperta ed evoluzione dell’infanzia per giungere alla genitorialità in tutte le sue implicazioni a partire dall’attaccamento e rappresentazioni materne, i conflitti familiari, e i fattori che possono essere responsabili del “ gesto estremo”, dettato a volte dalle varie patologie post – parto.
Seguirà, poi, un accenno alle nozioni che stanno alla base dell’imputabilità del reato d’infanticidio e la sua comparsa nel Codice Civile.
Concluderò evidenziando possibili strategie di prevenzione con una particolare attenzione alla nuova frontiera dell’ “home visiting”, il programma a domicilio di sostegno e intervento delle famiglie a rischio, nato negli Stati Uniti che inizia ad affermarsi anche in Italia.

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8 CAPITOLO 1 IL FIGLICIDIO MITICO … poi Abramo stese la mano e impugnò il coltello per scannare il figliolo. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “ Abramo, Abramo!”. Rispose: “ Eccomi!”. Riprese: “ Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che rispetti Dio e non mi hai risparmiato il tuo figliolo, l’unico tuo!”. Allora Abramo alzò gli occhi e guardò; ed ecco: un ariete ardente, ghermito dal fuoco, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e l’offrì in olocausto al posto del suo figliolo. Genesi 22, 10-13) FIGLI: AHI, ahimè! CORO: Senti, senti il grido dei figli? Ahi, o sventurata, infelice donna! 1°FIGLIO: Ahimè, che fare? Come sfuggire alle mani della madre? 2°FIGLIO: Non so, o fratello carissimo, siamo perduti. CORO: Devo entrare in casa? Mi par bene stornare la strage ai figli. 1°FIGLIO: Si, per gli dei, soccorreteci; è necessario. 2°FIGLIO: Siamo ormai vicini al cappio di questa spada. ( Euripide, Medea, 1271 – 1278) Sono, questi, due estratti indicativi dei miti più noti nella cultura dell’uomo occidentale: entrambi propongono rappresentazioni di genitori che uccidono o sono pronti a uccidere i loro figli. Il primo esempio, tratto dal testo biblico, propone un modello di padre pronto a sacrificare il proprio figlio unigenito e amatissimo come prova di massima devozione religiosa; l’altro, mette in scena il modello di una madre che compie

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