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Alberto Burri e Lucio Fontana. Due percorsi attraverso la materia

La carriera di Alberto Burri e di Lucio Fontana analizzata dal punto di vista materico.
Ho esaminato singolarmente i due artisti e, ricordando il loro incontro documentato alla Biennale di Venezia del 1952 (dove Fontana comprò un disegno di Burri), ho scelto di iniziare proprio con l'artista più giovane. Nel capitolo dedicato ad Alberto Burri, prima ho analizzato il significato della sua materia tentando di scorgere anche il rapporto con la forma, poi ho fatto un breve excursus sui materiali da lui usati, infine ho rivolto la mia attenzione ai colori prevalentemente utilizzati da Burri e alla loro relazione specifica con la materia.

Nel capitolo successivo dedicato a Lucio Fontana, ho individuato quale fosse anche per l'artista italo-argentino il significato della materia, analizzando in particolar modo il rapporto e il valore dello spazio all'interno della sua poetica. In seguito, mi sono soffermata sulla sua produzione più specificatamente informale: Pietre, Barocchi, Olii e Nature, per individuare utilizzi e significati di tali materie.

Nel quarto e conclusivo capitolo, ho stilato brevemente affinità e differenze, cercando di capire se fosse effettivamente possibile un parallelismo tra i due artisti.

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13 CAPITOLO II La crisi non è nell‟arte ma nell‟uomo, diviene causa e non condizione dell‟operare. (Giampiero Giani) ALBERTO BURRI La figura di Alberto Burri compare sulla scena italiana già dal biennio 1948– 49, quando la sua ricerca astratta e polimaterica si inserisce nel panorama prevalentemente di stampo neo cubista, anticipando per molti versi un settore espressivo che sarà caro all‟ambiente informale. Sono gli anni della Seconda Guerra Mondiale e l‟arte risponde, manifestando il proprio disagio di fronte a questa tragedia, attraverso il rifiuto per qualsiasi rappresentazione naturalistica o astratta che sia costruita secondo i canoni figurativi tradizionali. Nasce l‟Informale, tendenza artistica dai molteplici aspetti che, a differenza dei suoi precedenti, non è e non pretende di essere un movimento di avanguardia, anzi: “Il suo proposito, se ne ha uno, non è di aprire una nuova fase creativa, ma di mantenersi in bilico su un limite così estremo da lasciar dubitare se vi sia ancora, al di là, una possibilità di arte” 9 . Il critico d‟arte Michel Tapiè la battezza art autre 10 per evidenziare una poetica che tenta il più possibile di tagliare i ponti con il passato, ma lo fa con uno spirito diverso da quello ironico e dissacrante del Dadaismo e anche con motivazioni diverse da quelle delle prime avanguardie storiche quali, ad esempio, il Futurismo. 9 G. C. ARGAN, Materia, tecnica e storia nell'informale, in Caduta e salvezza nell'arte moderna, Milano, Il Saggiatore, 1964, p. 81. 10 La nuova esperienza artistica sarebbe autre perché: “Nella misura in cui la nostra arte è altra, si elabora un nuovo protocollo, un nuovo rituale che non è un miglioramento dei vecchi principi, ma che è esso stesso totalmente diverso, tanto nei suoi postulati come nelle sue scale di valori”. Cfr. M. TAPIÉ, Un art autre, 1952, citata in: R. PASINI, L‟informale Stati Uniti Europa Italia, op. cit., p. 187.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Laura D'incà Contatta »

Composta da 75 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.