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La scrittura nel cinema di Marguerite Duras: "Le Navire Night"

In oltre cinquant’anni di attività, Marguerite Duras ha pubblicato più di sessanta testi mentre si è occupata della regia di diciannove film. Data la preponderanza dell’attività letteraria su quella cinematografica, è evidente, quindi, che stiamo parlando di una scrittrice che si è occupata anche di cinema, e non viceversa. Ci è sembrato perciò corretto partire proprio dall’opera scritta per soffermarci solo in un secondo momento sul suo cinema e questo non solo per l’importanza dell’opera letteraria in sé, ma soprattutto perché essa ha influenzato e contaminato quella cinematografica a un punto tale che quest’ultima risulta fondata su un linguaggio personale e particolare che spoglia il cinema stesso dei suoi contributi classici: l’essenzialità del ruolo degli attori, un sapiente uso del montaggio e dei movimenti di macchina, l’importanza del proseguirsi dell’azione. Si tratta perciò di un «cinema d’autore», che nonostante negli ultimi due decenni stia riscuotendo un inatteso successo, rimane comunque riservato a un pubblico elitario. Questo perché Duras crea un «altro» cinema, inventa nuove regole e nuovi significanti (e significati) che modella sulle sue esigenze, esigenze che nascono prima di tutto dalla sua scrittura. Tramite il suo lavoro, Duras professa un ritorno all’immaginario, dapprima rifuggendo le regole del romanzo tradizionale, dove tutto è troppo detto, e successivamente, con i suoi film, non assecondando i canoni del cinema classico, dove tutto è troppo mostrato. Come vedremo, questo ritorno all’immaginario si attua attraverso la creazione di vuoti, di sospensioni, di assenza di parole, di spiegazioni e, talvolta, perfino di una vera e propria trama. L’opera di Marguerite Duras non si prefigge come scopo quello di essere eloquente o esplicativa, quanto piuttosto di rispettare l’impossibilità di dire, di scrivere, di mostrare la potenza del desiderio, la forza del sentimento amoroso o la condizione, a volte misera, dell’essere umano. E ciò si attua sia sul piano formale, attraverso una progressiva rarefazione del testo scritto e cinematografico, sia sul piano narrativo-tematico, attraverso la scelta di storie che ruotano esse stesse intorno a un evento mancante e in cui molto viene tralasciato. L’opera di Duras è perciò tesa principalmente all’evocare e non al raccontare, all’indagare, al descrivere. Ciò che qui è importante sottolineare è che questa tendenza prende vita dall’opera scritta per poi essere applicata anche in quella cinematografica, che diventa così un modo ulteriore per realizzarla. Si è allora pensato di dividere questo lavoro in tre parti; la prima si occuperà di analizzare questo «ricorso al vuoto» nell’ambito della scrittura; la seconda studierà il suo passaggio dal mondo scritto a quello cinematografico cercando di evidenziare, anche attraverso la disamina di alcuni film fondamentali, come esso abbia influenzato il lavoro di regia di Duras; la terza parte, invece, si occuperà, tramite l’analisi de Le Navire Night, il film che noi consideriamo più emblematico in tal senso, di fornire un esempio concreto di come tale ricorso al vuoto viene applicato. Si tratta perciò di un lavoro circolare, in cui la prima parte ci condurrà gradualmente alla seconda, la seconda ci servirà come base alla terza e la terza ci riporterà inevitabilmente alla prima.

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5 PRIMA PARTE: LA SCRITTURA 1. ROMANZI CONTRO LA TRADIZIONE 1 In un‟intervista, Marguerite Duras arriva a definire la scrittura come: «un soffio, incorreggibile, che mi arriva sì e no una volta la settimana, poi sparisce, per mesi. Un‟ingiunzione molto antica, la necessità di mettersi lì a scrivere senza sapere ancora cosa: la scrittura stessa testimonia di questa ignoranza, di questa ricerca del luogo d‟ombra dove si ammassa tutta l‟integrità del vissuto. A lungo ho creduto che scrivere fosse un lavoro, ora sono convinta si tratti di un accadimento interno, un „non lavoro‟ che si raggiunge innanzitutto facendo un vuoto 2 dentro di sé, e lasciando filtrare quello che in noi è già evidente». 3 Nonostante la scrittrice abbia sempre rifiutato di categorizzare la propria opera, questa affermazione avvicina Duras al movimento del nouveau roman. Questa corrente, che si sviluppa nella seconda metà del ventesimo secolo specialmente in Francia, vedrà la nascita di un nuovo modo di scrivere capace di sovvertire i canoni del romanzo tradizionale ottocentesco, e attuerà quindi la frantumazione delle convenzioni realistiche e la libertà di non rispettare una sequenza logica di cause ed effetti unitamente alla scelta di non strutturare saldamente la storia secondo un diagramma preciso e precostituito. Allo stesso modo, per i nouveaux romanciers non c‟è l‟obbligo di indagare sui personaggi e sulle loro vicende. Il ruolo dell‟eroe romanzesco viene completamente ribaltato rispetto alla narrativa precedente; esso si disgrega, non ha più un nome e un cognome propri, un ruolo preciso, non è più indagato e caratterizzato psicologicamente o inquadrato socialmente. Il personaggio può ridursi semplicemente a lui o lei, 4 non è più una presenza essenziale perché viene spogliato della sua onnipotenza in virtù di una visione molto meno antropocentrica 1 Per uniformare e semplificare le indicazioni bibliografiche, nonché per la difficoltà di rintracciare gli originali francesi, si è deciso di citare direttamente le traduzioni italiane dei testi di Marguerite Duras che effettivamente sono stati utilizzati in questo lavoro. 2 Corsivo nostro. 3 Leopoldina Pallotta Della Torre, Marguerite Duras. La passione sospesa, La Tartaruga, Milano, 1989, p. 56. 4 La scomparsa dell‟eroe in senso classico è annunciaata chiaramente anche dai titoli stessi dei romanzi. Basta pensare a Portrait d’un inconnu di Nathalie Sarraute o Mort du personnage di Claude Olier.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Claudia Teresa Pezzutti Contatta »

Composta da 225 pagine.

 

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