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Ernesto Rossi. Un pazzo malinconico

Informazioni tesi

  Autore: Giuliana Podda
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della politica
  Relatore: Gaetano Pecora
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

Questo lavoro si propone di analizzare la figura di un personaggio che, per quanto tutt’ora poco noto, ha rivestito un ruolo di fondamentale importanza nella storia italiana della prima metà del ‘900. Ernesto Rossi, infatti, oltre ad essere uno dei maggiori esponenti dell’antifascismo di matrice non comunista, rappresentò nell’Italia repubblicana un esempio di coerenza e integrità morale senza eguali e insieme uno degli “intelletti più alti, una delle coscienze più limpide e profetiche della democrazia italiana” . Per questo si è tentato di rendere conto sia della dimensione intellettuale che di quella umana.
Il lavoro ha inizio con un primo capitolo in cui si è cercato di tracciare una biografia del personaggio, in modo da rendere più agevole la successiva analisi del suo pensiero. Il quale fu profondamente condizionato da alcune importanti esperienze compiute nel corso della sua vita. La prima in ordine di tempo fu la partecipazione volontaria alla prima guerra mondiale, che, oltre a radicalizzare il suo antimilitarismo, mettendolo a stretto contatto con le classi popolari, gli fece maturare la consapevolezza di essere un privilegiato e per ciò stesso investito del compito di meritare coi fatti questo privilegio. Poi le tragedie familiari, le oscillazioni politiche del primo dopoguerra, l’avvicinamento ai fasci di combattimento, fino ad arrivare all'incontro con Salvemini che segna la svolta verso la cospirazione antifascista.
Arrestato dalla polizia fascista nel 1930, trascorre in carcere nove anni, sopportando le restrizioni e la censura con lo spirito battagliero di chi ha la certezza di aver fatto la scelta giusta. Durante questi anni si dedica soprattutto agli studi economici e il suo pensiero, influenzato particolarmente dalla lettura del Wicksteed, come egli stesso scriverà a Salvemini nel 1944, si arricchisce di venature socialiste e giacobine: “pur conservando le mie opinioni liberali – confessò – sono diventato molto più socialista, ed anche molto più giacobino” . Nel 1939 iniziano i quattro anni di confino, durante i quali, insieme ad Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, scriverà il celebre Manifesto di Ventotene.
All’indomani della Liberazione fu nominato, in rappresentanza del Partito d’Azione, sottosegretario alla Ricostruzione nel Governo Parri e presidente dell’Arar (Azienda Rilievo e Alienazione Residuati), che diresse fino al 1958. Dal 1949 al 1962 collabora a “Il Mondo” di Pannunzio, con inchieste che vengono poi raccolte in alcuni libri dai titoli tanto famosi da diventare espressioni del linguaggio comune: Aria Fritta (1955)e I padroni del vapore (1956), per fare solo due esempi.
Il secondo capitolo, invece, è dedicato all’analisi dei rapporti con i due uomini che maggiormente questo pensiero contribuirono ad orientare, su coloro che sono stati da lui stesso definiti come i suoi maestri: Luigi Einaudi e Gaetano Salvemini.
Il terzo capitolo è dedicato all’analisi del pensiero di Rossi e alle sue proposte di riforma del sistema politico-economico dell’Italia repubblicana. Date queste premesse si è passati poi ad illustrare le motivazioni del suo anticomunismo, che costituisce la più nitida testimonianza dell’acutezza intellettuale di Rossi e del rigore scientifico di tutti i suoi studi, perché, nonostante siano stati elaborati nella solitudine del carcere fascista, giungono alle medesime conclusioni di tanti più famosi testi pubblicati sull’argomento in quello stesso periodo. Dall’anticomunismo, però, Rossi non ricavò mai un’esaltazione del capitalismo in quanto tale, ma anzi, ne criticò ferocemente alcune delle storture che ancora oggi lo affliggono. La critica è rivolta sia a dimostrare gli errori teorici in cui incorrono gli economisti della scuola classica quando sostengono l’assoluta bontà del mercato in concorrenza perfetta, sia, dal punto di vista empirico, a evidenziare le ingiustizie create dal libero gioco degli interessi individuali.
Si è poi passati ad analizzare la pars costruens del pensiero di Rossi, ovvero le proposte di riforma utili a fare dell’Italia “un paese più civile”. L’abolizione della miseria innanzi tutto, argomento al quale Rossi teneva particolarmente, tanto da considerare il saggio in cui lo trattava, Abolire la miseria appunto, come il suo lavoro più importante. Poi lotta contro i “padroni del vapore”, in quanto forza illiberale dotata di un forte potere di condizionamento su tutta la vita politico economica dell’Italia. E infine, la lotta al clericalismo dilagante nell’Italia dominata dal potere democristiano.

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4 Introduzione Questo lavoro si propone di analizzare la figura di un personaggio che, per quanto tutt’ora poco noto, ha rivestito un ruolo di fondamentale importanza nella storia italiana della prima metà del ‘900. Ernesto Rossi, infatti, oltre ad essere uno dei maggiori esponenti dell’antifascismo di matrice non comunista, rappresentò nell’Italia repubblicana un esempio di coerenza e integrità morale senza eguali e insieme uno degli “intelletti più alti, una delle coscienze più limpide e profetiche della democrazia italiana” 1 . Per questo si è tentato di rendere conto sia della dimensione intellettuale che di quella umana. Il lavoro ha inizio con un primo capitolo in cui si è cercato di tracciare una biografia del personaggio, in modo da rendere più agevole la successiva analisi del suo pensiero. Il quale fu profondamente condizionato da alcune importanti esperienze compiute nel corso della sua vita. La prima in ordine di tempo fu la partecipazione volontaria alla prima guerra mondiale, che, oltre a radicalizzare il suo antimilitarismo, mettendolo a stretto contatto con le classi popolari, gli fece maturare la consapevolezza di essere un privilegiato e per ciò stesso investito del compito di meritare coi fatti questo privilegio. Poi le tragedie familiari, le oscillazioni politiche del primo dopoguerra, l’avvicinamento ai fasci di combattimento, fino ad arrivare all'incontro con Salvemini che segna la svolta verso la cospirazione antifascista. 1 N. Ajello, Ernesto Rossi scriveva in codice messaggi dal carcere, “La Repubblica”, 25 maggio 2001.

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