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Il recesso del socio nelle società per azioni

Informazioni tesi

  Autore: Armando Scarpa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marco Saverio  Spolidoro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

La storia dell’istituto del recesso, nell’ambito della disciplina delle società per azioni, è storia tormentata e, al contempo, peculiare, segnata da progressive mutilazioni sullo sfondo di aspre contrapposizioni di interessi e di opinioni.
Se, infatti, all’origine è dato riscontrare un certo equilibrio fra estensione del principio maggioritario e previsione del recesso, non ancora ridotto a soli tre casi, la successiva evoluzione legislativa denota, pur fra contrasti di notevole risonanza nelle sedi elaborative, un sostanziale disfavore del legislatore nei confronti dell’istituto, tale da farlo fondatamente apparire come del tutto eccezionale.
L’istituto è stato profondamente segnato dall’opera del legislatore dell’ultima riforma societaria ed il risultato riflette l’intento di apprestare in materia una disciplina molto circostanziata e particolarmente attenta alla considerazione degli interessi del soggetto che recede dal contratto di società. Si è detto che la nuova disciplina del recesso sia addirittura indicativa di un mutamento di politica del diritto societario, che in un certo senso si muoverebbe da una prospettiva di tipo istituzionalistica (che privilegia l’interesse della società quale istituzione di gruppo) a una prospettiva più centratamente contrattualistica (che attribuisce maggior rilievo alle esigenze del singolo partecipante al contratto sociale).
La presente ricerca, condotta alle porte dell'entrata in vigore dell'ultima riforma, muoverà dalle indicazioni dottrinali e giurisprudenziali fornite soprattutto dal pre-vigente testo normativo, al fine di approdare ad una più agevole comprensione dell’istituto nella nuova configurazione.
Il lavoro è stato articolato in quattro capitoli dal seguente contenuto:
• Nel capitolo I° cominceremo spiegando la natura giuridica e la funzione del recesso, nonché i diversi aspetti della legittimazione a tale diritto;
• Nel II° capitolo costituiranno oggetto di indagine le singole fattispecie di recesso nel tentativo di chiarire i dubbi interpretativi, cui hanno dato luogo nel previgente testo, alla luce della riforma;
• Nel III° capitolo si svilupperanno temi quali: la modalità di esercizio del diritto di recesso; la determinazione dell’esatto momento in cui si determina la fuoriuscita del socio recedente dalla compagine societaria; i criteri di liquidazione della partecipazione azionaria;
• Nel IV° capitolo, infine, avrà sede l’analisi dottrinaria delle conseguenze che la liquidazione delle azioni del socio recedente esplica sull’integrità del capitale sociale.

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4 INTRODUZIONE La storia dell’istituto del recesso, nell’ambito della disciplina delle società per azioni, è storia tormentata e, al contempo, peculiare, segnata da progressive mutilazioni sullo sfondo di aspre contrapposizioni di interessi e di opinioni. Se, infatti, all’origine è dato riscontrare un certo equilibrio fra estensione del principio maggioritario e previsione del recesso, non ancora ridotto a soli tre casi, la successiva evoluzione legislativa denota, pur fra contrasti di notevole risonanza nelle sedi elaborative, un sostanziale disfavore del legislatore nei confronti dell’istituto, tale da farlo fondatamente apparire come del tutto eccezionale. Tale carattere si manifesta, con tutta evidenza, già nel vigore dell’abrogato codice di commercio, il cui art. 158 limitava il recesso a casi specificamente individuati, ammettendolo peraltro nelle ipotesi di aumento del capitale e di fusione. Nella relazione Mancini esso era spiegato in termini di facoltà eccezionale, concessa a salvaguardia di chi, dopo aver concorso «con una somma determinata ad una società avente un certo scopo», possa essere «da un voto dell’assemblea generale travolto in una società diversa». Si precisava, nondimeno, che un tale diritto «sarebbe esiziale alla società, se potesse venire abusato»dovendo quindi essere «ristretto nei limiti rigorosi».

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