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L'impatto della composizione delle fonti di finanziamento sul valore economico dell'azienda.

La composizione delle fonti di finanziamento ha influenza sul valore economico dell’azienda?
La risposta a questa domanda impegna la dottrina economico-aziendale ormai da lungo tempo e può dirsi che, ancora oggi, non esiste una risposta univoca. Il problema della ricerca dell’ottimale composizione delle fonti di finanziamento, di quella “miscela”, cioè, di capitale proprio e di debito in grado di massimizzare il valore economico dell’azienda, occupa da molto tempo illustri studiosi e non si può ancora considerare risolto. Appena qualcuno propone una possibile soluzione, immediatamente si scoprono nuove variabili che mostrano il loro peso nella politica di finanziamento delle imprese.
Nel presente lavoro, dopo aver approfondito alcuni concetti fondamentali per lo studio della problematica in oggetto, si presenta la teoria classica, ancora oggi di estremo interesse. Successivamente, ci si occupa della Teoria proposta da Modigliani e Miller, sia nella sua originaria versione che nelle evoluzioni successive.
Non si tralasciano però altri aspetti che hanno mostrato, negli anni, tutta la loro importanza nella scelta della combinazione delle fonti. Ci si riferisce, in particolare, alla politica di distribuzione dei dividendi, alla teoria dei costi d’agenzia e alla teoria dei costi del dissesto e del controllo delle imprese.
Si propone, infine, una interessante esemplificazione delle Teorie di Modigliani e Miller nelle condizioni in cui si trovano ad operare le aziende italiane.

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CAPITOLO 1: INTRODUZIONE 1.1 Generalità. La principale finalità di questo capitolo introduttivo è di dare pieno significato ad alcuni termini che saranno continuamente ripresi nei prossimi capitoli e che costituiscono i punti cardine del presente scritto. Si tratta di spiegare che cosa si intende per “impatto della composizione delle fonti di finanziamento sul valore economico dell’azienda”. Innanzitutto, precisiamo che, tra le varie modalità di riclassificazione dello Stato Patrimoniale, si prenderà come riferimento quella riportata nella figura 1.1, eseguita secondo il criterio della pertinenza gestionale. 1 Tale modalità comporta che le voci che lo compongono siano aggregate in relazione all’appartenenza di ognuna alla gestione operativa o non operativa e, nell’ambito della gestione operativa, in base all’appartenenza alla gestione corrente o non corrente. Impieghi Fonti 1) Attività operative: a) Attività op. gest. non corrente b) Cap. circolante netto op. (gest. corrente):  Attività correnti  (Passività correnti) CAPITALE INVESTITO NETTO OPERATIVO (a + b) 2) Attività non operative (gestioni accessorie) 1) Capitale netto 2) Debiti di finanziamento Totale Impieghi (1+2) Totale Fonti (1+2) 1 Si veda: L. Brusa, S. Guelfi, L. Zamprogna, “La riclassificazione secondo il criterio della pertinenza gestionale” in “Finanza d’impresa: logiche e strumenti per creare valore”, ETAS Libri, Milano 2001, pag. 15-18. C. Caramiello, “La riclassificazione dello Stato Patrimoniale” in “Indici di bilancio: strumenti per l’analisi della gestione aziendale”, Giuffrè Editore, Milano 1993, pag. 17-74. Figura 1.1: Stato Patr. riclassificato secondo il criterio della pertinenza gestionale.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Salvo Amata Contatta »

Composta da 166 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.