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Un autore dalla parte delle donne: mogli, madri, amanti nel teatro di Roberto Bracco

Nei decenni a cavallo tra l’Otto e il Novecento non c’era teatro in Italia in cui le opere di Roberto Bracco restassero fuori cartellone.
Il suo vasto repertorio comprendeva – senza considerare l’attività di novelliere e poeta dialettale – una quarantina di testi tra commedie, drammi, monologhi, scherzi musicali e idilli.
Nato nel cuore di Napoli nel 1861, Bracco iniziò la lunga carriera collaborando giovanissimo alla redazione di importanti giornali dell’epoca . A soli venticinque anni esordì, tra gli applausi, come commediografo, riscuotendo solo il primo di una lunga serie di successi.
La figura dello scrittore si inserisce in un contesto storico-culturale che parallelamente al sorgere di una nazione vedeva l’affermazione di una nuova drammaturgia, il cui obiettivo era di ultimare sotto il profilo morale il processo di unificazione. Sullo sfondo c’era, infatti, una società tutta da costruire che necessitava di modelli capaci di superare la frammentazione politica, geografica e soprattutto ideologica dell’Italia post-risorgimantale: “la produzione teatrale dell’epoca tende a fondare l’egemonia culturale della borghesia italiana che, dal progetto della unità nazionale, passa ora alla sua realizzazione, quindi all’uso, didattico e formativo, delle sue istituzioni” . Il consolidamento dei nuovi valori si riflette inevitabilmente sul gusto del pubblico che ora sulla scena vuole trovare una conferma ai propri ideali, niente più tragedie di stampo manzoniano, quindi, ma solo drammi borghesi. Cardini del fortunato genere teatrale sono la famiglia, il lavoro, il decoro sociale e il denaro, inquadrati in una prospettiva attuale e vicina alla quotidianità.
Una formula indispensabile poi per assicurare l’esito positivo ad ogni testo destinato alla scena coincideva con lo sfruttamento della situazione adulterina nell’ambito di uno schema fisso moglie-marito-amante.
Bracco, che condivise questo particolare “humus” con gli altri autori della nascente drammaturgia italiana – primi fra tutti Praga, Verga, e Giacosa – diede alla sua produzione un tocco di originalità prendendo via via le distanze dai soliti temi. Nel lungo percorso compiuto dallo scrittore tra il debutto di Non fare ad altri (1886) e la rappresentazione de I Pazzi (1929), approvazioni e consensi si alternarono spesso a severi giudizi che lo hanno visto al centro di dure polemiche letterarie: alcuni critici, confrontando l’opera di Bracco prima con Ibsen e poi con Pirandello, lo accusarono di “plagio spirituale”. Certo non mancarono di farsi sentire le voci di difensori autorevoli, ma le colpe di “ibsenismo” e “pirandellismo” pesarono ugualmente sulla sua fortuna artistica.
Nello scrittore napoletano l’impegno e la denuncia sociale non ebbero certamente la forte caratterizzazione di tanti drammi ibseniani, ma ciò non toglie che la figura femminile rivestisse nel suo teatro un ruolo determinante.
Oggi che critici e registi sembra abbiano dimenticato la produzione di Bracco, già caduta in disgrazia con il silenzio imposto dalla censura fascista, il presente lavoro si propone di “riscoprirla” attraverso l’esuberante vitalità delle sue “eroine”.
Sensibile anch’egli all’incerta condizione femminile di fine secolo, Bracco affronta il problema in chiave molto personale e con un senso di autentica partecipazione dando vita ad una vasta e variegata schiera di personaggi: donne che amano, soffrono, si sacrificano, lottano per difendere se stesse e i propri ideali, capaci di soccombere materialmente, ma di uscire poi vittoriose dal confronto morale con gli altri antagonisti.
Lo scrittore ritrae le numerose protagoniste nei diversi ruoli che la società impone loro all’interno e fuori del matrimonio, preoccupandosi di mettere in risalto soprattutto il rapporto conflittuale esistente tra i due sessi.

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2 INTRODUZIONE Nei decenni a cavallo tra l’Otto e il Novecento non c’era teatro in Italia in cui le opere di Roberto Bracco restassero fuori cartellone. Il suo vasto repertorio comprendeva – senza considerare l’attività di novelliere e poeta dialettale 1 – una quarantina di testi tra commedie, drammi, monologhi, scherzi musicali e idilli. Nato nel cuore di Napoli nel 1861, Bracco iniziò la lunga carriera collaborando giovanissimo alla redazione di importanti giornali dell’epoca 2 . A soli venticinque anni esordì, tra gli applausi, come commediografo, riscuotendo solo il primo di una lunga serie di successi. La figura dello scrittore si inserisce in un contesto storico-culturale che parallelamente al sorgere di una nazione vedeva l’affermazione di una nuova drammaturgia, il cui obiettivo era di ultimare sotto il profilo morale il processo di unificazione. Sullo sfondo c’era, infatti, una società tutta da costruire che necessitava di modelli capaci di superare la frammentazione politica, geografica e 1 Scritte nel periodo giovanile, Bracco raccolse le sue novelle in un’edizione complessiva pubblicata da Sandron nel 1909, col titolo Smorfie tristi e Smorfie gaie. Un anno più tardi, sempre per lo stesso editore, uscivano in un unico volume Vecchi Versetti, silloge di poesie e canzonette in napoletano. 2 Aveva solo diciassette anni quando iniziò a lavorare per “Il Corriere del Mattino” diretto da Martin Cafiero.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Pamela Rossilli Contatta »

Composta da 159 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4783 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.