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Miracoli e visioni nella traduzione anglosassone della Historia Ecclesiastica di Beda

Il seguente lavoro è costituito da tre parti. La prima presenta la figura di Beda, monaco northumbro dell'VIII secolo, prolifero autore di opere di svariato genere - dall'esegesi all'agiografia, dall'omiletica alla poesia, dal genere didascalico a quello delle opere di cronologia, di metrica e di ortografia - e, soprattutto, grande storico dell'Inghilterra anglo-sassone. Per un autore con una così vasta e poliedrica cultura, ho ritenuto opportuno e necessario, ai fini di un buon risultato, concentrarmi sul ruolo di fondamentale importanza che Beda ha avuto nel settore della storiografia medievale latina, analizzando, nello specifico, il suo pensiero e il suo metodo di studio in riferimento alla Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum. Quest'opera di monumentale grandezza ed importanza, non solo per l'Inghilterra altomedievale, ma anche per tutto il mondo occidentale dell'epoca, in cui confluiscono tutte le principali tradizioni del periodo (romana, britannica, irlandese, germanica), rappresenta il frutto di un momento storico in cui il popolo inglese, attraverso il suo aulico e dotto portavoce, Beda, ritrova le proprie radici e la propria identità, riconoscendo le sue componenti e i suoi legami. L'opera é, altresì, di fondamentale spessore letterario perché illustra, senza alcuna pretesa, ma con viva convinzione celebrativa ed encomiastica la nascita della nazione inglese, un momento saliente della storia d'Inghilterra, osservato dal punto di vista di un paese anglo-sassone, ormai cristianizzato.
Nella seconda parte del mio lavoro é presa in considerazione la traduzione anglo-sassone dell'opera latina di Beda, redatta presumibilmente nella seconda metà del IX secolo da autore anonimo durante il regno di Alfredo il Grande. Il capitolo esamina i molteplici studi effettuati dalla critica specialistica e la lunga serie di ipotisi elaborate dai principali studiosi del settore, che si sono susseguiti dalla seconda metà dell'800 in poi, in merito all'attribuzione di tale traduzione a re Alfredo o a componenti del suo entourage di letterati. Nel capitolo sono evidenziate, inoltre, le notizie relative alla tradizione manoscritta che ci ha tramandato il testo antico inglese, e sono messi in luce i rapporti esistenti tra tale traduzione e l'originale opera latina.
La terza parte è centrata sulla tematica dei miracoli, o, come definiti da Beda, i mirabilia. L'autore, infatti, disponendo di una ben solida e consolidata tradizione di opere occidentali cristiane, al cui centro c'è la narrazione di un evento prodigioso dalle caratteristiche spesso sovrannaturali, ha arricchito la sua opera storica con racconti di eventi miracolosi. La scelta di aggiungere alla normale e lineare descrizione storica dei fatti realmente documentabili anche la narrazione di tali eventi, che, in qualche modo potrebbe disorientare il lettore moderno e che potrebbe far sorgere l'interrogativo su come tale opera possa considerarsi di carattere storiografico, è facilmente spiegabile se si tiene conto del ruolo dello storiografo durante l'VIII secolo. Beda, infatti, é sia storiografo che agiografo e considera l'agiografia come parte complementare della storiografia. E' importante sottolineare, quindi, che egli non separa i due terreni - quello dello storico e quello dell'agiografo - bensì li fonde assieme in modo che tutti i mirabilia inseriti nella Historia Ecclesiastica abbiano una loro giustificazione ed una loro essenziale funzione. Il capitolo presenta la concezione che Beda ha di evento prodigioso e mette in risalto come, secondo la mentalità cristiana dell'epoca, visioni, miracoli e segni premonitori siano, senza ombra di dubbio, emblemi del volere divino e mezzi tramite cui e su cui si articola il rapporto tra uomo e Dio. I diversi miracoli presenti nell'opera (circa 50 secondo la maggior parte degli studiosi), sono stati poi suddivisi per tipologie, prendendo spunto dal basilare saggio di B. Colgrave in merito alle storie di eventi miracolosi nell'opera storica di Beda e nella Vita di Cuthbert e da quello di C. Grant Loomis sulla tradizione dei racconti prodigiosi in Beda.
La parte finale del lavoro prende in considerazione da un punto di vista linguistico, letterario e filologico, 12 di questi racconti, selezionati tra quelli che reputo letterariamente più riusciti. Le tipologie di eventi prodigiosi trattate sono quella delle visioni, i miracoli di guarigione, quelli sulla incorruttibilità dei corpi di alcuni personaggi dopo il loro decesso ed alcuni sulla potenza delle forze naturali che vengono placate da uomini virtuosi.

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1 CAPITOLO I LA HISTORIA ECCLESIASTICA I. 1 Il Venerabile Beda Beda visse tra la fine del VII e la prima metà dell'VIII secolo in Northumbria. Egli risulta essere il più istruito, colto ed influente scrittore latino dell'Inghilterra anglo-sassone 5 . L'alto livello culturale e la tanto profonda quanto poliedrica erudizione, testimoniati da tutte le sue opere a noi pervenute, evidenziano il consolidato raggiungimento culturale che si sviluppò tra la metà del VII secolo e la metà dell'VIII secolo in Northumbria. Questo profondo e forte livello culturale fu certamente dovuto a fattori politici e religiosi. Sul piano politico, infatti, dopo decenni di guerre e combattimenti - prima tra gli Anglo-Sassoni e i Celti in seguito alla ritirata romana dall'isola (410) e poi tra gli stessi gruppi di Anglo-Sassoni, - si ebbe un breve periodo di pace, prosperità e progresso che favorirono il fiorire della cultura; sul piano religioso, invece, l'avvento del Cristianesimo tra le tribù anglo-sassoni pagane portò con sé un messaggio di pace, stabilità 5 Si veda Campbell, J., "Bede", in Latin Historians, ed. T. A., Dorey, London 1966, pp. 159-185.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marco Cordaro Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1160 click dal 24/03/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.