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L'internal auditing e i sistemi di controllo della qualità

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Scotto d'Abusco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Napoli "Parthenope"
  Facoltà: Economia
  Corso: Amministrazione e controllo
  Relatore: Lina Ferdinanda Mariniello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

Questo lavoro è dedicato ad illustrare la possibilità per le aziende di gestire in modo integrato e sinergico le richieste derivanti dalla normativa ISO in tema di Sistemi di gestione della qualità e più in generale di sistemi di gestione ambientale e di sicurezza e salute di lavoratori e le richieste derivanti dalla normativa ex d.lgs 231/01. La fonte normativa è chiaramente diversa, in quanto si tratta di un pacchetto di norme internazionali di carattere volontario e di una norma nazionale di diritto penale, ma il legame è fortissimo. Il lavoro dunque prospetterà una serie di soluzioni e tra queste la possibilità di affidare alla funzione Internal Auditing non solo le funzioni dell’Organismo di vigilanza ex d.lgs.231/01 ma anche il processo di audit sui Sistemi di gestione della qualità. Lo svolgimento di tali funzioni sarà sicuramente facilitato se l’azienda avrà implementato una gestione integrata di tali sistemi.
il par 1.1 illustra il difficile contesto nazionale e internazionale in cui si trovano ad operare le imprese italiane e mette in luce la preziosissima funzione svolta dal modello normativo ISO (c.d. “pacchetto ISO”) in tale contesto.
Il par. 2.2 descrive l’evoluzione normativa della norma ISO 9001, soggetta ad una prima importante revisione nel 2000 e successivamente nel 2008. La discussione si sofferma proprio su quest’ultima versione della norma, della quale si illustrano nello specifico la struttura e le novità rispetto alla precedente versione.
Il par. 3.3 è dedicato alla norma ISO 19011:2002, norma che descrive le linee guida per la conduzione degli audit dei sistemi di gestione per la qualità e dei i sistemi di gestione ambientale e più in generale dei sistemi di gestione integrati. Tale norma guida è stata recepita in Italia dalla norma UNI EN ISO 19001:2003, divenuta a sua volta la linea guida a livello nazionale. Di particolare interesse è la tabella n.2 che illustra come il processo per la gestione di un programma di audit, secondo quanto previsto dalla normativa ISO e al pari di quanto avviene per gli altri processi gestiti da un’azienda, avvenga nell’ottica del miglioramento continuo secondo il ciclo di Deming Plan-Do-Check-Act.
Il 2° capitolo intende mettere in evidenza come le aziende che abbiano correttamente adottato un modello organizzativo ex d.lgs.231/01, possano ritenersi in buona parte mature per il conseguimento della cerfificazione di qualità o meglio per l’adozione di sistemi di gestione integrata.
Il par.2.1 dopo una brave ma indispensabile premessa sulle caratteristiche essenziali del d.lgs.231/01, sottolinea come particolari fattispecie di reati contemplati nel Decreto, possano essere gestiti in modo più incisivo ed efficace se l’azienda dispone già di un Sistema di gestione della qualità secondo la ISO 9001 o meglio di un sistema di gestione integrato che ricomprende anche le richieste provenienti dalla normativa volontaria OHSAS 18001 e ISO 14001(rispettivamente in tema di sicurezza e salute dei lavoratori e in tema di sicurezza ambientale).
Il par.2.2 illustra come alcune funzioni a cui è deputato l’Organismo di vigilanza ex d.lgs 231/01 sono sostanzialmente riconducibili a quelle riguardanti il sistema di risk management di un tipico Sistema di controllo interno, classico delle società quotate. Da questa premessa e sulla base delle indicazioni contenute nel Codice di Autodisciplina delle società quotate (c.d.Codice Preda) e dalle “Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs.n. 231/01” redatte da Confindustria, si prospetta la possibilità di affidare le funzioni dell’OdV ad organismi già presenti in azienda al momento dell’adozione dei Modelli 231. Gli organismi di cui si discute sono il Comitato per il controllo interno e la Funzione Internal Auditing.
Il par.2.3 rafforza l’idea che sia possibile e consigliabile che le aziende adottino sistemi di gestione integrata per una azione maggiormente efficace nella prevenzione dei rischi. Le aziende che si adoperano in tal senso sono definite molto spesso “mature” o anche “resposabili” in quanto gestiscono in modo integrato diversi sistemi affiancando agli obiettivi del profitto quelli della sostenibilità ambientale e della sicurezza e salute non solo dei lavoratori ma di tutte le “parti interessate”. In tali sistemi integrati rientrerà anche quello delineato dal d.lgs 231/01 in quanto sarebbe irragionevole costruire un sistema di gestione integrato che obbliga al migliramento continuo senza al contempo adottare un modello organizzativo conforme alla legislazione penale che garantisca il livello minimo di prevenzione del rischio di commissione reati.
Il par.2 4 pone in luce ulteriori analogie e interazioni che intercorrono tra i Sistemi di gestione della qualità e i modelli organizzativi ex d.lgs 231/01, analizzando nello specifico alcuni possibili ambiti di applicazione congiunta delle due normative.

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7 I La norma ISO 9001:2008 1.1 La rilevanza delle norme del “pacchetto Iso” Le imprese italiane oggi devono confrontarsi con un intricato e costoso apparato legislativo e burocratico sempre più pesante e complesso. La complessità di tale iter burocratico (lunghezza dei tempi di attesa per l‟erogazione dei servizi, costi elevati, assenza o carenza di sinergia tra i vari uffici, ecc.) è vissuta come un grave ostacolo alla loro operatività quotidiana e, in definitiva, come un fardello alla loro competitività soprattutto nei confronti di quei competitors che operano in paesi ove tale problema si presenta in modo assai più affievolito 1 . Inoltre, un altro 1 La Confartigianato ha presentato a tal proposito alcune osservazioni sulle“ Linee Programmatiche sulla Riforma della Pubblica Amministrazione”, presentate dal Ministro On.le Prof. Renato Brunetta il 28 maggio 2008 (disponibili all‟indirizzo internet www.governo.it) nelle quali denuncia che, “le imprese italiane pagano ogni anno quasi 15 miliardi per gestire i rapporti con laPubblica Amministrazione, „bruciando‟ 1 punto di PIL. L‟onere maggiore, equivalente a 11,3 miliardi, viene sopportato dalle microimprese (quelle fino a 9 addetti). A „burocrazia zero‟, le piccole imprese recupererebbero più della metà del gap di produttività che oggi scontano rispetto alla media della produttività di Francia, Germania e Spagna. Considerando questi dati è chiaro come una maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione focalizzata anche sui risultati e sui bisogni dei cittadini e delle imprese, sia assolutamente indispensabile e non più eludibile per contribuire al recupero di competitività del Sistema Paese in presenza di una congiuntura economica non favorevole”. Il testo intero è disponibile all‟indirizzo internet www.confartigianato.it. Ma, giova sottolinearlo, il problema non è solo italiano, se è vero che il Consiglio Europeo, con il cd. “Piano d‟Azione dell‟Unione europea” approvato (coerentemente alle priorità contenute nella cd. “strategia di Lisbona” per la crescita e

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d.lgs. 231/01
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