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La Fine del Mondo: temi e vissuti escatologici nelle esperienze schizofreniche

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Zinghinì
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Giovanni Stanghellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

Il delirium di fine del mondo tipicamente schizofrenico sarebbe caratterizzato dal dispositivo antropologico della rivelazione in cui l'angoscia derivante dal loro modo-di-essere-al-mondo e di percepire il mondo può portare a galla la preoccupazione che la realtà non sia reale, che la realtà sia mera apparenza. Questo profondo dubbio nasce appunto da una percezione radicalmente alterata del mondo stesso, da una metamorfosi della percezione del mondo. E' questo il primo e fondamentale tema dei deliri schizofrenici : il tema metafisico - ciò che considero reale è realmente reale?o non è altro che il frutto di una manipolazione da parte di un grande regista dietro le "quinte" di un teatro? - qui viene indagata l'attendibilità del modo di percepire la realtà per cui si ha l'impellente necessità di rompere il "velo di Maya" ,accedere al backstage dove sta il grande regista per scoprire ciò che la realtà è veramente.
Tema che questa tesi ambisce ad approfondire è quello Escatologico (dal greco èskhata, "le cose ultime", l'apocalissi) in cui si avverte l'icombenza -priva del nesso temporale del prima e del dopo- della fine del mondo, insieme con la scomparsa dei significati delle cose/eventi che divengono vuote e senza valore : << i limiti tra Io e Mondo divengono indistinti, rompendosi la naturale relazione Io-Mondo dell'uomo primitivo, tutto assume un carattere estraneo, enigmatico, sinistro, difficilmente rappresentabile e non immedietamente comprensibile, in una cosiddetta "atmosfera del Venerdì Santo" [...] >>(Tratto da: Percorsi di uno psichiatra.Bruno Callieri).
Il tema escatologico riassume il vissuto della temporalità schizofrenica: il mondo non è finito, sta per finire. Kimura Bin, psichiatra e psicopatologo giapponese, usa il termine "ante festum" per definire il modo in cui l'individuo vive il tempo e cioè nell'attesa di un destino che sta per compiersi. Nell'esistenza schizofrenica è bandita l'evoluzione storica. Vige un eterno presente senza un particolare riguardo al futuro e alla progettualità in cui ciò che accade è ciò che deve accadere, in cui il tempo della rivelazione si concretizza nell'attesa di un evento catastrofico cha cambierà radicalmente il destino personale e del mondo intero.
Il terzo grande tema è quello Carismatico (dal greco khàrisma, -atos, "dono", "grazia"): si tratta del dono di avere un potere soprannaturale acquisito attraverso tutte le sofferenze alle quali la persona schizofrenica è sottoposta. In un mondo reso astratto da dubbi metafisici, inasprito da preoccupazioni escatologiche, il tema carismatico sembra essere la logica conseguenza : la persona schizofrenica ha infine il potere di distinguere l' irreale dal reale e di arrestare la fine del mondo.
Tentando un excursus storico fino ad oggi delle varie interpretazioni del vissuto schizofrenico dell'incombente "fine del mondo", lo scopo di questa tesi è un analisi antropologico-esistenziale di questa esperienza psicotica nonché la comprensione del significato che questo fenomeno acquista nel contesto dell'esperienza della persona sofferente.

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4 PREFAZIONE In questa tesi si vuole tentare un’esposizione compilativa sulla preziosa documentazione psicopatologica riguardante quelle esperienze pre-psicotiche , e quei fenomeni essenziali, che caratterizzano le cosiddette schizofrenie povere alle quali la psicopatologia generale ha raramente dato importanza (privilegiando, ovviamente, le fasi produttive, le cosiddette schizofrenie ricche) : l’esperienza escatologica, della “fine del mondo”. In queste fasi prodromiche del “progresso” schizofrenico si assiste, parafrasando Klaus Conrad, ad un primo momento trematico (das Trema) che segna l’esordio di fenomeni essenziali in cui la persona si trova gettata passivamente in una condizione di angoscia in cui tutto assume un carattere di non-familiarità, condizione che porta inevitabilmente ad una difesa di fronte a questa condizione di “vuoto”; ciò avviene in una seconda fase, quella “apofanica” in cui il delirio si identifica come un “organizzatore intrapsichico”, come uno “stato traumatico fondamentale” attraverso il quale la persona può difendersi dal “non- senso”(Bruno Callieri) : attraverso elaborazioni di fantasie arcaiche e apocalittiche. Strutturata in tre capitoli, nel primo mi introduco ad una lettura esplicativa- funzionale che deriva prima da Freud e poi da Jung e Winnicott della fase infausta della sindrome schizo-paranoidea. Nello stesso riporto le prime analisi fenomenologiche in autori come Jaspers e Wetzel, in particolare per ciò che riguarda l’universalità dell’esperienza escatologica, come tema delirante, nella sua espressione psicopatologica in varie psicosi, nonché delle caratteristiche più propriamente schizofreniche. Nel secondo capitolo verrà affrontato, in termini propriamente fenomenologici, ciò in cui si imbatte il sofferente come pure una

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