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Sviluppo cognitivo e influenza culturale nel solco del pensiero di Vygotskij

Genetica o cultura? Per lungo tempo il pensiero scientifico per quanto riguarda lo sviluppo della mente umana e la formazione della personalità ha prestato molta attenzione all’influenza culturale.
Molti studiosi si sono occupati di capire se il bagaglio genetico e biologico fosse l’unico fattore in gioco nel processo di sviluppo, oppure se l’influenza dell’ambiente, della cultura e del contesto educativo fosse determinante nella crescita di un individuo.
Questa trattazione si pone, a tal proposito, l’obiettivo di descrivere gli aspetti peculiari della psicologia culturale, il cui proposito è quello di concepire l’essere umano non solo come un insieme di fattori genetici, ma anche come riflesso della cultura di cui fa parte. Essa non si pone come una nuova psicologia ma come una scienza interdisciplinare, capace di mettere in relazione i differenti punti di vista delle varie discipline che si occupano di studiare l’uomo.
In particolare, nel primo capitolo, vengono ripercorse le teorie dei principali autori che hanno contribuito con le proprie idee a spiegare questo fenomeno: Gian Battista Vico, L.S. Vygotskij e Jean Piaget sono stati tra i primi ad intuire il problema e ad affrontarlo, suggerendo l’importanza del fattore culturale.
La scuola storico-culturale, di cui Vygotskij è il maggiore esponente, sostiene infatti che la coscienza è costituita da tre tipi di esperienze, una duplicata, una storica e una sociale. L’esperienza duplicata rende l’uomo in grado di poter riprodurre concretamente oggetti ed eventi di cui possiede una rappresentazione mentale. L’esperienza storica sottolinea il fatto che la vita dell’uomo è condizionata dalle generazioni passate. L’esperienza sociale permette all’uomo di agire tenendo in considerazione non solo l’esperienza propria ma anche quella degli altri membri della società.
L’ambiente è determinante nello sviluppo e nella crescita dei processi psicologici superiori, che sono appunto connessi al contesto storico culturale.
Vygotskij, facendo riferimento al materialismo storico, sostiene che siamo frutto delle condizioni storiche e del contesto culturale in cui viviamo.
Siamo il prodotto delle condizioni materiali del periodo storico cui apparteniamo.
Nel secondo capitolo verrà analizzato lo sviluppo del linguaggio, inteso come strumento, ossia come mezzo attraverso il quale l’uomo entra in contatto con la dimensione culturale e con i protagonisti dell’ambiente in cui vive.
L’uso degli strumenti di mediazione è da intendere come un processo di accumulazione e trasmissione di conoscenza, che si trasmette di generazione in generazione, portando però con sé modifiche influenzate dal particolare contesto culturale.
Attraverso il linguaggio un individuo diventa consapevole della cultura della sua comunità ed è in grado di condividerla con gli altri.
Il linguaggio ha la funzione di formare e regolare i processi psichici e il comportamento.
Il terzo capitolo contiene una breve ricerca sui processi psicologici, sulla loro origine e sul loro sviluppo. Essi, infatti, hanno origine quando il bambino interagisce con l’ambiente e coopera con altri bambini. I concetti, sia quelli quotidiani che quelli scientifici, sono collegati ai processi di sviluppo e apprendimento, condizionati rispettivamente dall’esperienza quotidiana e dall’azione esterna di un adulto o di un gruppo di pari.
L’educazione fra pari è uno dei principali modelli, descritti nell’ultimo capitolo, promossi dalla psicologia culturale e adottati nelle istituzioni formative. Verranno qui descritti i diversi modi di intendere la scuola, in quanto luogo di trasmissione dei saperi, di formazione della personalità e delle abilità.
Risulta quindi evidente l’intento di questa trattazione, analizzare alcune tra le teorie che sottolineano l’importanza dell’influenza culturale e il risultato di questa influenza nella formazione dell’individuo.

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8 CAPITOLO 1 LA PSICOLOGIA CULTURALE 1.1 DAGLI ALBORI ALLA SCUOLA STORICO-CULTURALE La psicologia culturale riflette sulle relazioni tra processi psicologici e dinamiche sociali e si propone l‟obiettivo di verificare in che misura la mente e la vita umana siano lo specchio della cultura (oltre che della storia e dei fenomeni biologici) 1 . Durante i nove mesi di gestazione e per alcuni mesi dopo la nascita, la crescita e lo sviluppo del cervello sono determinati prevalentemente dal codice genetico. Nel periodo postnatale però, e negli anni a seguire, in cui si verifica gran parte dello sviluppo del cervello, il genoma non è sufficiente a determinare le connessioni che verranno poi attivate: è l‟interazione con l‟ambiente a stimolare la definizione della rete delle connessioni neurali, che costituiscono l‟unità funzionale dell‟attività mentale. Per lo sviluppo di una normale capacità percettiva o emotiva, infatti, è necessario che la corteccia sensoriale e quella prefrontale ricevano stimoli specifici in un particolare arco di tempo. Esiste infatti un periodo critico del sistema nervoso centrale particolarmente sensibile alle influenze esterne. Questo periodo varia da animale ad animale ed è approssimativamente proporzionale alla durata della vita dell‟animale e del peso del cervello 2 . Alcuni studi sulla stimolazione ambientale, come quelli condotti da Diamond nel 1988 3 , dimostrano che le cellule nervose modificano le loro dimensioni in risposta agli stimoli esterni. Di 1 Fabbri D., 2005. 2 Mecacci, 2001. 3 Diamond, Eniching Heredity, 1988, cit. in Pally R., 2003.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Stefania Briotti Contatta »

Composta da 82 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.