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Una peccatrice: apprendistato alla scrittura di Giovanni Verga

Informazioni tesi

  Autore: Simona Barbato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lettere
  Relatore: Maria Muscariello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

Una peccatrice, è un romanzo intimo che narra la storia d’amore tra Pietro Brusio e Narcisa Valderi, lui uno studente di legge autore di drammi inediti, lei un’aristocratica settentrionale. Il loro amore è destinato a consumarsi in breve tempo portando alla morte la contessa di Prato e alla mediocrità il giovane studente catanese.
L’analisi dell’opera si sofferma sui personaggi della vicenda i quali, secondo la classificazione di Foster, possono essere piatti e a tutto tondo, una classificazione che Petrillo applica all’opera verghiana ponendo tra i personaggi a tutto tondo, suscettibili di cambiamenti, i due protagonisti della vicenda, Pietro e Narcisa, e tra i personaggi piatti, la madre di Pietro, l’amico Raimondo e Maddalena. Tali personaggi hanno il solo scopo di mettere in risalto la natura irrazionale del protagonista maschile.
Nell’analisi del testo in oggetto si è cercato di rinvenire eventuali segni di un’impersonalità in embrione, ancora acerba rispetto a quella che verrà usata nei romanzi veristi. In primo luogo il narratore si limita a organizzare gli elementi inviati da Raimondo Angiolini, amico di Pietro, quindi annuncia già da qui il progetto della sua scomparsa, il suo ruolo impersonale, assegnando il massimo risalto all’esemplarità del fatto. Inoltre vengono riportati i documenti di questa vicenda rappresentati dalle lettere inviate da Pietro e Narcisa all’Angiolini che rappresentano una chiara intenzione da parte dell’autore di rendersi sempre più distaccato, dando appunto la parola ai protagonisti che possono spiegare da sé il tragico finale della vicenda. Secondo l’interpretazione di Croce, inoltre, Pietro e Narcisa sono i primi «vinti» del ciclo verghiano, infatti trasgrediscono entrambi le regole del proprio mondo e quindi sono destinati al fallimento: all’uno la mediocrità all’altra la morte.
All’interno dell’opera si delinea un tema che accomuna alcuni personaggi dei romanzi giovanili di Verga, il ritorno alla terra natale che costituisce per il protagonista maschile il momento della resa dei conti e l’ammissione del proprio fallimento. Infatti la donna, in questo caso Narcisa, non è più oggetto del desiderio del protagonista ed è sentita come l’antitesi al sistema di valori incarnato dalla madre.
L’aristocratica Narcisa accetta di tornare con Pietro nella terra natale di lui, ma resasi conto che egli non è più innamorato di lei e che non si sente più in grado di conciliare l’amore irregolare per lei con quello per la madre, si uccide. Pietro, invece, non riprende il mestiere di scrittore per il teatro, che gli aveva procurato il successo, la celebrità e l’amore di Narcisa, ma continuerà a vivere in modo mediocre e semiozioso. In conclusione il sistema di valori rappresentato dalla terra natale e dalla madre non è più in grado di ottenere vittoria autentica contro la «donna irregolare» e di recuperare colui che si è lasciato sviare.
In ultimo è stata ripresa l’interpretazione di Debenedetti secondo il quale Verga sconfessò l’opera negli anni della maturità perché nel destino di mediocrità e sterilità letteraria del suo personaggio, Pietro Brusio, che finisce a rimare versi per i parenti nella sua terra natale, egli probabilmente riscontrava analogie con la propria vita: infatti dopo le opere che lo rendono il massimo esponente del verismo in Italia, cioè i Malavoglia e Mastro-don Gesualdo, Verga si costringe a scrivere La duchessa di Leyra in cui ritorna alla descrizione delle classi alte e quindi alla falsità e sterilità di linguaggio che caratterizzava i romanzi del ciclo mondano. In realtà questo romanzo restò incompiuto, e il ciclo dei Vinti si arrestò neppure alla metà del percorso che sembrava tanto rigidamente programmato nella prefazione ai Malavoglia.

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Capitolo Primo Dai romanzi storici ai romanzi mondani 1.1 Gli esordi di Verga tra romanticismo e patriottismo «Giovanni Ve rga può essere considerato uno dei pochi scrittori che alla narrativa sono pervenuti, per così dire, d’impeto, spinti da una nativa ed incontenibile tendenza» 1 . Il suo esordio letterario avviene quando è ancora un adolescente, infatti, a soli 17 anni scrive il suo primo romanzo Amore e Patria, opera acerba ispirata alla rivoluzione americana che i maestri, Abate (scrittore, fervente patriota e repubblicano dal quale assorbì il gusto letterario romantico ed il patriottismo) e il canonico Torrisi, giudicarono immatura per le stampe; nell’opera si manifesta l’imitazione della recente narrativa italiana a sfondo storico-patriottico e dei romanzi francesi d’avventura, con particolare predilezione per autori come Dumas padre ed Sue, ma da non sottovalutare anche il tipo di educazione ricevuta che, sul piano politico è patriottica risorgimentale, e sul piano letterario sostanzialmente romantica. 1 F. Nicolosi, Questioni verghiane, Edizioni dell’Ateneo, Roma, 1969, p. 11. 3

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