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Tradurre Alice. Aspetti del sottotitolaggio in ambito inter e intra semiotico

Informazioni tesi

  Autore: Valeria Gravina
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e letterature moderne euroamericane
  Relatore: Giuseppe Balirano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 252

L’idea di partenza di questo lavoro è quella di proporre un’analisi comparatistica e traduttologica dell’ultimo film di Tim Burton, Alice in Wonderland, del 2010, esaminandolo nell’ottica di traduzione intersemiotica e di riscrittura, delineando le principali dominanti che intercorrono nel passaggio diamesico, quindi stabilendo in che modo il testo viaggia dal romanzo allo schermo e confrontando scene del romanzo e scene del film e i dialoghi originali con la traduzione italiana e quella francese. Da premettere che l’indagine traduttologica sul testo filmico è stata possibile anche grazie all’aiuto del traduttore e adattatore dei dialoghi del film, Valerio Piccolo, che ci ha concesso un’intervista in cui spiega le varie fasi del suo lavoro e quali sono state le difficoltà per Alice in Wonderland, il testo di riferimento che hanno adottato e le differenze rispetto al cartone.
Benché l’oggetto di questo lavoro sia un’opera filmica, Alice in Wonderland prima di essere un film esiste come opera letteraria. Questo costituisce un motivo di continuità con il tema della traduzione e quindi si è ipotizzato che tutte le teorie a esso relative possano essere applicate a fortiori a un tipo di traduzione multimodale, come quella filmica.
Proprio su questo si esprime Umberto Eco in Dire Quasi la Stessa Cosa (2003), in cui dedica un intero capitolo alla trasposizione cinematografica suggerendo un’associazione tra quest’ultima e quella che egli definisce “traduzione propriamente detta”, ossia la traduzione interlinguistica.
Direttamente collegato a questo, viene analizzato anche il ruolo del traduttore come ri-scrittore e di re-inventore e ri-costruttore di senso (Lefevere, 1990) attraverso la ricomposizione di quella che Benjamin chiamava la lingua pura, analoga a quella adamitica, una lingua senza residui, ridando ogni volta nuova vita all’originale.
Abbiamo analizzato anche gli aspetti inconsci dell’arte del tradurre, ovvero quelli che il filosofo francese Berman definisce i significats sous-jacents, quei fattori che esulano dagli aspetti più tecnici del tradurre, ma si soffermano piuttosto su quelli sub e inconsci.
Ci siamo soffermati sulla traduzione audiovisiva, ovvero quella modalità traduttiva in cui più canali e più codici agiscono simultaneamente, proprio come nel romanzo del resto: codice adulto/codice infantile. Ma anche su tutte le più importanti peculiarità di questa disciplina: la sua intrinseca eterogeneità, la variazione linguistica, la sua pluralità di codici, ma soprattutto il concetto di Visual Grammar introdotto da Kress Van Leween.
Analizzando il case study di riferimento, In effetti, si è scelto di analizzare la sottotitolazione perché più rappresentativa dell’intersemiotica. Il sottotitolo compare sullo schermo assieme alle immagini, rappresenta un po’ un’eccezione al verba volant scripta manent poiché come l’immagine il sottotitolo è un tipo di scrittura che non permane appunto, ma svanisce, con le immagini sullo schermo, dopo pochi secondi.
Inoltre vengono esplicate le strategie traduttive : tre per il passaggio inglese-italiano (Gottlieb, Lomheim, Pedersen) e due per quello inglese-francese (Podeur, Berman).

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3 INTRODUZIONE L‘idea di partenza del presente lavoro è quella di proporre un‘analisi comparatistica e traduttologica del tanto discusso e acclamato ultimo film di Tim Burton, Alice in Wonderland (2010), esaminandolo nell‘ottica di traduzione intersemiotica, delineando le principali dominanti che intercorrono nel passaggio diamesico e confrontando i dialoghi originali con la traduzione italiana e quella francese. Se si pensa a quella che è considerata una delle opere più importanti della letteratura inglese, Alice in Wonderland (1865) reinterpretato, a distanza di 145 anni, da uno dei più geniali registi contemporanei, Tim Burton, ineluttabilmente ci si aspetterà un capolavoro da tale connubio che appare a priori destinato a fortuna certa. In realtà, al di là delle aspettative e delle critiche più o meno positive sul film, la nostra indagine verterà sul legame imprescindibile con il romanzo, sia a livello di sinossi, sia della lingua, ma soprattutto si cercherà di capire fino a che punto l‘ermeneutica può spingersi nell‘ambito del concetto di riscrittura. In generale il lavoro si suddivide in tre parti principali e ben distinte: le prime due prettamente teoriche e introduttive, la terza invece più pratica, in cui saranno analizzati i sottotitoli e le immagini del film e, infine l‘appendice, contenente un‘intervista al traduttore del film, Valerio Piccolo. In primo luogo, partendo dall‘opera letteraria, viene fornito un excursus biografico sull‘autore, Lewis Carroll, illustrando il contesto storico-culturale dell‘epoca vittoriana, analizzando il corpus 1 di Alice in Wonderland, in particolare principali personaggi e tematiche e, soprattutto, gli storici problemi traduttivi del romanzo. 1 Il corpus comprende anche una rassegna di tutte le rappresentazioni visive del romanzo, ma anche gli adattamenti per il piccolo schermo, per i videogiochi, per i fumetti, per la musica e il teatro.

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