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L'implementazione della politica di coesione dell'UE nell'ultimo decennio, con particolare riferimento all'esperienza italiana

Informazioni tesi

  Autore: Diego Prado Quintela
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia e della gestione aziendale
  Relatore: Aurelio Bruzzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

La politica di coesione economica sociale e territoriale dell’UE è finalizzata a promuovere uno sviluppo equilibrato, armonioso e sostenibile della Comunità, cercando di ridurre le disuguaglianze tra le diverse regioni Europee. Essa, oltre ad essere espressione della solidarietà tra gli Stati membri, intende rendere le regioni dell’UE luoghi più attraenti, innovativi e competitivi dove vivere e lavorare, essa trae origine anche dalla convinzione che il raggiungimento di un grado di sviluppo economico più omogeneo all’interno dei confini comunitari garantirebbe una maggior efficienza complessiva del mercato europeo.
L’elaborato, attraverso un’analisi descrittiva basata su fonti ufficiali, vuole verificare e valutare se l’implementazione di tale politica nell’ultimo decennio abbia realmente portato al raggiungimento degli obiettivi prefissati, misurando non solo l’efficacia rispetto agli obiettivi iniziali ma determinando anche l’impatto reale verificato tramite la comparazione di più variabili territoriali e cercando altresì di rispondere alla domanda chiave se l’investimento d’ingenti somme, messe a disposizione dai Fondi Europei (circa 344 miliardi di euro nel periodo 2007-2013), abbia un “rientro” completo o parziale e in che modo questo sia misurabile.
Tutto ciò è possibile grazie alla recentissima pubblicazione della V Relazione sulla politica di coesione europea (avv. novembre 2010) che chiude il precedente periodo di programmazione 2000-2006 e si pone nel mezzo del successivo periodo 2007-2013. Il documento fornisce interessanti valutazioni ex-post dei risultati raggiunti fino al 2006, creando la possibilità di confrontarli con gli analoghi dati contenuti nella IV Relazione; esso inoltre correda l’analisi con le informazioni riguardanti la distribuzione dei fondi per obiettivo e per settori tematici per il periodo di programmazione in corso, in una sorta di continuità esecutiva che cerca di individuare opportuni correttivi dalle pregresse esperienze.
Le diversità regionali all’interno dell’Unione, la quale è costituita da territori con caratteristiche, opportunità ed esigenze molto differenti tra loro, impongono il superamento di politiche formulate solo a livello europeo o nazionale a favore di misure che conferiscano alle regioni la capacità progettuale e procurino i mezzi necessari per poter attuare concretamente le politiche capaci di soddisfare le loro necessità. L’approccio dal basso è ciò che contraddistingue la politica di riequilibrio regionale ed è il suo punto di forza, ma esso causa alcuni problemi di carattere estimativo.
La valutazione dei risultati conseguiti non è una questione di semplice soluzione, anche perché, cercando di ricostruire un quadro fedele degli effetti economici, sociali ed ambientali della politica di coesione si pone una doppia finalità: attribuire le responsabilità e imparare dal passato. In altre parole deve rispondere ai quesiti riguardanti i progetti portati a termine (che cosa è stato fatto con i soldi dei contribuenti?) e a quelli riguardanti l’ottimizzazione e il perfezionamento della politica (come si può migliorare la politica?).
La stima degli effetti presenta difficoltà di misurazione particolarmente gravi perché il contributo della politica rappresenta solo una delle tante variabili da considerare. L’evoluzione economica globale, il cambiamento tecnologico, la politica macroeconomica e molti altri fattori esercitano un’influenza rilevante e, in alcuni ambiti (come l’innovazione e i trasporti), solo nel lungo periodo è possibile raggiungere una valutazione concreta.
A tutto ciò si aggiunge che la V Relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, di fatto, è stata presentata alla fine del decennio trascorso ma è stata anche adottata all’indomani della peggior crisi finanziaria ed economica della storia recente. L’UE e gli Stati membri hanno reagito a questa situazione attuando misure finalizzate - per quanto possibile - a preservare il tessuto imprenditoriale e conservare i posti di lavoro, per stimolare la domanda e incrementare gli investimenti pubblici.
A conseguenza della crisi i vari governi hanno incontrato ulteriori problemi a rifinanziare il loro debito pregresso, trovandosi alle prese con il crollo delle entrate tributarie e con l’aumento della spesa pubblica per il finanziamento di ammortizzatori sociali e delle misure anticrisi.
L’UE, consapevole del nuovo scenario verificatosi, ha deciso di adottare una strategia ambiziosa e lungimirante per la ripresa di lungo periodo che prende il nome di Europa 2020.
In questo contesto, la V Relazione si eleva a documento fondamentale, come se rappresentasse l’anello di congiunzione tra l’Europa in rinascita e gli obiettivi della nuova strategia, evidenziando che il contributo che le regioni e la politica di coesione, in particolare, possono fornire al raggiungimento di tali obiettivi.

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[i] i Introduzione La politica di coesione economica sociale e territoriale dell’UE è finalizzata a promuovere uno sviluppo equilibrato, armonioso e sostenibile della Comunità, cercando di ridurre le disuguaglianze tra le diverse regioni Europee. Essa, oltre ad essere espressione della solidarietà tra gli Stati membri, intende rendere le regioni dell’UE luoghi più attraenti, innovativi e competitivi dove vivere e lavorare, essa trae origine anche dalla convinzione che il raggiungimento di un grado di sviluppo economico più omogeneo all’interno dei confini comunitari garantirebbe una maggior efficienza complessiva del mercato europeo. L’elaborato, attraverso un’analisi descrittiva basata su fonti ufficiali, vuole verificare e valutare se l’implementazione di tale politica nell’ultimo decennio abbia realmente portato al raggiungimento degli obiettivi prefissati, misurando non solo l’efficacia rispetto agli obiettivi iniziali ma determinando anche l’impatto reale verificato tramite la comparazione di più variabili territoriali e cercando altresì di rispondere alla domanda chiave se l’investimento d’ingenti somme, messe a disposizione dai Fondi Europei (circa 344 miliardi di euro nel periodo 2007-2013), abbia un “rientro” completo o parziale e in che modo questo sia misurabile. Tutto ciò è possibile grazie alla recentissima pubblicazione della V Relazione sulla politica di coesione europea (avv. novembre 2010) che chiude il precedente periodo di programmazione 2000-2006 e si pone nel mezzo del successivo periodo 2007-2013. Il documento fornisce interessanti valutazioni ex-post dei risultati raggiunti fino al 2006, creando la possibilità di confrontarli con gli analoghi dati contenuti nella IV Relazione; esso inoltre correda l’analisi con le informazioni riguardanti la distribuzione dei fondi per obiettivo e per settori tematici per il periodo di programmazione in corso, in una sorta di continuità esecutiva che cerca di individuare opportuni correttivi dalle pregresse esperienze. Le diversità regionali all’interno dell’Unione, la quale è costituita da territori con caratteristiche, opportunità ed esigenze molto differenti tra loro, impongono il superamento di politiche formulate solo a livello europeo o nazionale a favore di misure che conferiscano alle regioni la capacità progettuale e procurino i mezzi necessari per poter attuare concretamente le politiche capaci di soddisfare le loro necessità. L’approccio dal basso è ciò che

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