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Microcenosi Fossili In Ambra Triassica: Risultati Preliminari Per Un Approfondimento Tassonomico

Informazioni tesi

  Autore: Enrico Orzes
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Biologia
  Relatore: Olimpia Coppellotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

Con questo studio si è cercato di fornire una collocazione tassonomica ai microrganismi fossili inclusi nell’ambra triassica, cercando di ricostruire un quadro della biocenosi quanto più completo e concreto. Le gocce fossili, infatti, possono essere considerate una sorta di macchina del tempo, dal momento che ci permettono di studiare e osservare direttamente gli organismi di piccole dimensioni, in esse inglobati, che si fossero trovati sulla corteccia o in prossimità delle piante produttrici della resina che il tempo ed i processi geologici hanno trasformato in ambra. Molti rappresentanti dei vari gruppi, dai funghi, ai protozoi ed alle alghe, sono rimasti intrappolati e si sono, quindi, conservati perfettamente fino ai giorni nostri. È stato possibile effettuare uno studio morfologico e comparativo con organismi appartenenti a taxa attuali, al fine di ricavare informazioni più precise da un punto di vista ecologico, ambientale ed evolutivo.
In seguito è stata affrontata una fase di levigatura per permettere una migliore osservazione degli inclusi, eliminando gli strati d’ambra superficiali maggiormente ossidati e le impurità, nonché le fratture prodottesi in seguito all’essicamento ed all’esposizione agli agenti temporali. A questo punto le gocce sono state osservate direttamente al microscopio.
Il terreno proveniente dal paleosuolo è stato setacciato in umido utilizzando tre diversi tipi di setacci a diversa grana (0,125 mm, 0,710 mm e 5,640 mm) così da separare le gocce d’ambra dai frammenti d’argilla e dal terriccio. In seguito le gocce di maggiori dimensioni sono state raccolte e catalogate, mentre le frazioni più sottili sono state ulteriormente setacciate con un setaccio a grana più fine (2 mm) che ha permesso di recuperare anche i frammenti più piccoli. In seguito è stata affrontata una fase di levigatura per permettere una migliore osservazione degli inclusi, eliminando gli strati d’ambra superficiali maggiormente ossidati e le impurità, nonché le fratture prodottesi in seguito all’essicamento ed all’esposizione agli agenti temporali. A questo punto le gocce sono state osservate direttamente al microscopio. L’ambra triassica si è rivelata insolubile nei test effettuati con etanolo, etere etilico o acetone. Ciononostante, se posta in solvente per periodi prolungati (circa 24 ore o più) l’ambra tende a disciogliersi (Roghi et al., 2006b). Sfruttando questa caratteristica si è pensato di sciogliere una parte delle gocce in acetone, per frammentarle e inglobarle in resina per poi tagliare sezioni molto sottili da osservare al microscopio elettronico a trasmissione.
L’identificazione e la classificazione degli organismi ritrovati durante questo lavoro è stata resa possibile ricorrendo ad un’indagine comparativa con organismi attuali (Foissner et al., 1999b). I ritrovamenti definiscono un quadro della biodiversità molto vario, che tocca tutti i livelli trofici dai batteri, ai protozoi, alle alghe ed ai funghi decompositori. Inoltre, studi precedenti degli organismi in ambra baltica hanno evidenziato che la biodiversità oggi è molto inferiore a quella presente nella foresta i cui alberi essudavano la resina destinata a diventare scrigno della vita presente in quel periodo (Roghi, 2007).
È stato, inoltre, possibile osservare e descrivere una forte somiglianza degli organismi inclusi con rappresentanti di specie attuali. L’analisi morfologica ha evidenziato numerosi punti di raccordo, facendo propendere per un’ipotesi di stasi evolutiva o, perlomeno, di un forte rallentamento nell’evoluzione della specie.

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Introduzione 1. Introduzione 1.1 L’ambra L’ambra è una resina originata dalle secrezioni di piante appartenenti a specie ormai estinte, che ha subito un processo di fossilizzazione. Si tratta, quindi, di un materiale di origine e composizione organica, che si rinviene allo stato fossile e che può contenere anche acido succinico, da cui deriva il nome succinite, con cui è conosciuta l’ambra del Baltico. Generalmente la composizione chimica dell’ambra comprende: • Carbonio (67 - 87%) • Idrogeno (8,5 - 11%) • Ossigeno (7 - 15%) • Zolfo, presente in percentuale minima. L’ambra è un polimero costituito da una miscela di terpenoidi – identificabili come sequenze di unità di isoprene (C 5 H 8 ) – reseni, acidi resinosi ed impurità organiche. Il processo di fossilizzazione inizia con l’evaporazione degli elementi volatili, responsabili della fluidità della resina. Ciò avvia una reazione di indurimento dovuta alla polimerizzazione delle molecole rimanenti (diterpeni) ad opera della luce e dell’ossidazione (Langenheim, 1990). Le successive trasformazioni a livello molecolare (crosslinking ed isomerizzazione) conferiscono alla materia la capacità di resistere agli influssi ambientali e di preservarsi per milioni di anni. Tuttavia, è bene ricordare che anche il sedimento che racchiude i frammenti d’ambra contribuisce a conservarli, evitando che l’aria ed il calore provochino alterazioni al processo di fossilizzazione o li danneggino causando crepe e fratture. L’ambra è un materiale relativamente tenero, con una durezza che, nella scala di Mohs, varia tra 2 e 2,5 e questa caratteristica l’ha resa adatta alla lavorazione, tanto che, fin dall’antichità, è stata utilizzata per plasmare oggetti e monili destinati al commercio. Il peso specifico dell’ambra oscilla tra 1,05 e 1,10, peso che le permette di galleggiare 1

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