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La somministrazione di lavoro. Evoluzione della disciplina sulla fornitura di prestazioni di lavoro fino al D.lgs n. 276/2003 e successive modifiche. Agenzie per il lavoro e regime di accreditamento

Evoluzione della normativa in materia di somministrazione di lavoro e istituti connessi.
Al termine del lavoro di ricerca che si è testé sviluppato sulla disciplina delle fattispecie interpositorie dai primi anni di vita dell’ordinamento giuslavoristico ai nostri giorni, con particolare riguardo all’istituto della somministrazione di lavoro ex d.lgs. n. 276/2003 e ai soggetti oggi legittimati ad operare come «mediatori» tra domanda e offerta di lavoro, è senz’altro necessario riproporre le considerazioni salienti emerse nel corso della trattazione.
In prima battuta non si può celare l’importanza che nel corso degli anni è venuta a rivestire la materia dell’interposizione nelle prestazioni di lavoro all’interno del diritto giuslavoristico: se agli inizi del secolo scorso il fenomeno dell’industrializzazione e della gestione «mediata» della manodopera assumeva nel nostro Paese dimensioni così limitate da non necessitare di particolari tutele, col passare degli anni il numero dei lavoratori soggetti ad interposizione è decisamente aumentato e le proporzioni raggiunte dal fenomeno hanno richiesto l’intervento sempre più frequente del legislatore. Da ambito marginale nel complessivo sistema di tutela dell’ordinamento del lavoro la disciplina della frapposizione tra imprenditore e prestatore di lavoro ne è divenuta elemento centrale, tanto da meritarsi un’apposita sezione all’interno dell’ultimo ampio provvedimento di riforma della mercato del lavoro (il d.lgs. n. 276/2003 appunto).
In secondo luogo, se può risultare immediato accostare e comparare le diverse disposizioni che hanno disciplinato la materia nel corso del tempo per sottolinearne i rispettivi pregi e limiti, nella realtà dei fatti tale confronto non è assolutamente ammissibile: i provvedimenti analizzati, infatti, sono le soluzioni adottate dal legislatore di ciascuna epoca per risolvere i problemi di un particolare contesto socio-economico; nondimeno, il grado di «esperienza giuridica» inizialmente molto limitato è progressivamente cresciuto proprio per merito delle valutazioni compiute relativamente alle norme in precedenza introdotte.
E’ scorretto perciò affermare che la disciplina vigente nei primi anni ’60 sia migliore di quella introdotta a parziale deroga nel 1997 o, da ultimo, a quella sulla somministrazione di lavoro di cui al d.lgs. n. 276/2003 più volte modificato.

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IV INTRODUZIONE Qualche giorno addietro, sfogliando casualmente un vecchio libro riposto da tempo nella biblioteca di casa 1 , mi sono imbattuto nella seguente frase: « Il puro e semplice avere un lavoro è un privilegio molto grande. La chiave della libertà ». Se dapprima non ho dato molto significato a questa espressione, col trascorrere delle ore essa ha continuato incessantemente a riproporsi nella mente, quasi a chiedermi di fermarmi un poco a rifletterci. In effetti, ripercorrendo rapidamente la mia vicenda personale non posso che confermare appieno la veridicità di quell’espressione: le esperienze lavora- tive che ho vissuto e quella che sto tuttora vivendo hanno segnato positivamen- te la mia crescita, non solo dal punto di vista della maggior autosufficienza e- conomica, ma soprattutto della maturazione relazionale con le persone, sia all’interno che al di fuori degli ambienti di lavoro. In modo più generale non si può obiettare come ogni persona sia alla ri- cerca di un’attività lavorativa che le consenta di realizzare la propria esistenza nelle sue diverse dimensioni, soddisfacendo quanto più possibile quei bisogni di stima e autorealizzazione che sono innati nell’essere umano 2 . Se per soggetti già affermati è di regola facile, in caso di necessità o per propria scelta, ottenere un’offerta di lavoro adeguata alle proprie aspirazioni, non così avviene in tutta un’altra serie di casi: ragazzi usciti da istituti profes- sionali con una ben specifica qualifica, giovani che dopo aver concluso il loro percorso di studio scolastico secondario si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro, lavoratori già maturi che hanno perso la precedente occupa- zione, persone immigrate bisognose di un impiego ma prive di specifica for- mazione professionale. L’assunzione diretta da parte delle imprese alla ricerca di nuovo personale viene loro sovente negata adducendo a motivo la scarsa conoscenza della persona, l’eccessiva volatilità degli ordinativi e delle connes- se dinamiche produttive, l’incapacità di provvedere direttamente alla loro for- 1 COLOMBO F., Carriera: vale una vita ?, Milano, Rizzoli, 1989. 2 V. la « scala dei bisogni » di MASLOW, 1970.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Luca Morosin Contatta »

Composta da 273 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.