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Disordini della Differenziazione Sessuale e sviluppo dell’identità di genere: linee guida per il management psico-medico

La definizione di “Disordini della Differenziazione Sessuale” (DDS) indica una serie di condizioni cliniche congenite nelle quali lo sviluppo del sesso cromosomico, gonadico e/o fenotipico è atipico.
L’attribuzione del sesso in neonati con genitali ambigui può sollevare importanti problematiche bio-etiche da parte di medici, chirurghi e genitori, condizionando, non di rado, la strutturazione dell’identità sessuale e l’assunzione del genere.
L’Intersex Society of North America (ISNA) nel 2006 ha proposto delle linee guida per un nuovo modello di trattamento dei DDS. L’ISNA, al contrario delle pratiche precedenti, è fautrice del rinvio in età adulta degli interventi medici e chirurgici sui genitali, inoltre sottolinea la doverosità di eseguire gli stessi solo di fronte a una reale e imminente minaccia per l’integrità fisica del soggetto e a fronte, comunque, di indici empirici o predittivi certi.
Il presente lavoro offre una review della letteratura scientifica di riferimento, con lo scopo di descrivere come si sono modificate nel tempo le diverse posizioni sulla decisione di attribuzione medica del sesso dei pazienti, analizzare lo sviluppo dell’identità di genere in tali condizioni cliniche ed evidenziare gli elementi principali di un adeguato management psico-medico.

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1 INTRODUZIONE Il processo di differenziazione sessuale comprende una serie di eventi genetici che inducono, a partire dal feto indifferenziato, lo sviluppo prenatale della gonade maschile o femminile ed i conseguenti processi morfogenetici, fisiologici e comportamentali. Questi ultimi permettono il raggiungimento del dimorfismo e della funzionalità sessuale e lo sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie, processi necessari per la riproduzione ed il mantenimento della specie. Lo sviluppo dell’identità, in senso maschile o femminile, plasmato dal contesto culturale e simbolico, partecipa così alla costruzione del contesto di appartenenza e si modifica di generazione in generazione, tenendo conto, nell’essere umano, degli aspetti affettivi e culturali. Le condizioni di “intersessualità”, nelle quali rientrano i rari casi di ermafroditismo, attualmente vengono indicate sotto un più ampio cappello con il termine di Disordini della Differenziazione Sessuale (DDS) che considera e raccoglie, sotto una stessa categoria, condizioni congenite di per sé molto eterogenee, nelle quali lo sviluppo del sesso cromosomico, gonadico o anatomico è atipico. L’incidenza per i DDS è stata stimata in 1:4.500-1:5.000 nati e tra questi le patologie più diffuse sono la Sindrome di Turner, la Sindrome di Klinefelter, l’Iperplasia Congenita del Surrene, la Sindrome di Morris ed alcuni specifici deficit enzimatici (Hughes et al., 2006). Questa condizione di disarmonia tra componente genetica, gonadica e fenotipica comporta lo sviluppo di un quadro di ambiguità dei genitali che può sollevare importanti problematiche bio-etiche al momento della decisione sulla cosiddetta “attribuzione” o “assegnazione” del sesso da parte di medici, chirurghi e genitori

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Emanuela Napoli Contatta »

Composta da 148 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.