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I miti e le leggi. Un percorso attraverso i dialoghi di Platone

Informazioni tesi

  Autore: Gianni Pisano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze Filosofiche e Storico Filosofiche
  Relatore: Elisabetta Cattanei
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

(See english abstract for more details)
La combinazione “mito-legge” in Platone è ricca di gradazioni di significato: questo è un tratto caratteristico delle pagine dell’autore e trova il suo posto fra lo sterminato complesso di sfumature che il suo pensiero in generale offre, e con il quale quindi è impossibile esimersi Ciò si deve in forte misura al celebre stile dialogico che – persino nei testi più tardi che maggiormente soffrono di lunghi e complessi soliloqui – si pone a perenne garanzia di qualsiasi tentativo di ultimativa fossilizzazione della riflessione dell’autore . In Platone come è stato osservato la filosofia diventa infatti una perenne rappresentazione teatrale dove gli interrogativi più profondi interagiscono fra loro , trovando via via risposte sempre più pertinenti ma senza mai lasciare la scena del pensiero una volta per tutte. Ogni dialogo figura come un intreccio vivo creato dalle prestazioni di più attori/modalità di pensiero, in cui la coralità di interventi, al di là delle battute fissate nero su bianco, non chiude mai definitivamente lo spazio per nuove e più esaurienti integrazioni; dove ogni tematica, anche pur quando marcatamente dibattuta e posta al centro di un singolo testo, si tesse insieme a molteplici altre questioni, ora parallele o accessorie, ora invece più essenziali e necessarie.
Per quanto forte e determinante sia l’impronta di Platone quel che è singolare è che nel corpus non si assiste mai direttamente allo dispiegarsi di un pensiero univoco bensì sempre ad una conversazione che resta dinamica, restia ad eccessi trattatistici anche quando la voce del filosofo emerge con più forza attraverso le parole di Socrate, dell’Eleate o dell’Ateniese . Per questi e altri aspetti basilari, la singolare forma filosofico-narrativa del dialogo rende i testi di Platone per costituzione particolarmente aperti a nuove ermeneutiche, dove l’impulso ad una costante e riflessione sembra inesauribile: nella compresenza di mutevoli, spesso avverse, concezioni riguardanti un medesimo argomento, infatti qualsivoglia conclusione non è mai slegata dalla possibilità di ulteriori rivisitazioni, smentite, migliorie. Ciononostante Platone lascia nel testo le tracce che consentono al lettore più attento la possibilità di andare in profondità e cogliere il proprio autentico pensiero. Nella polifonia della voci in campo infatti non si smarrisce mai, in particolare ancora nelle intenzioni dei personaggi guida, la ricerca del rigore e la coerenza interna delle argomentazioni: in tutti le opere dell’autore si sviluppa di fatto un tragitto che guarda sempre verso soluzioni che non siano mai meramente arbitrarie – non solo frutto solo della confutazione retorica più maestosa, al contrario – ma dove anzi è inderogabile l’obbligo di raggiungere dei significati universali solidi, al fine di fondare e regolamentare autenticamente l’esistenza dell’uomo; e di conseguenza la vita di una compiuta comunità umana, che resta uno degli obiettivi principali del pensiero di Platone.
Tali aspetti sono allora maggiormente apprezzabili proprio entro tematiche di natura politica e morale, intorno alle quali la riflessione non può davvero permettersi di perdere il controllo vigile del logos e dove non si assopisce mai il carattere d’urgenza dei suoi problemi. A tali questioni l’autore ha non casualmente dedicato moltissime pagine e, forse, concesso in un certo senso un’attenzione speciale rispetto a tutte le altre . A maggior ragione in queste problematiche Platone insiste e suggerisce precise soluzioni, strategie d’indagine e d’azione, partecipando tutt’altro che passivamente al dibattito politico-culturale del quarto secolo. Ma come già sottolineato anche le questioni vitali riguardanti la polis, le dinamiche e l’organizzazione della sua complesse dinamiche interne, danno comunque spazio a più concezioni forti, spesso contrastanti fra loro, e in queste contrapposizioni il lettore è chiamato attivamente a misurare la validità della posizione in campo. Ancora, anche quando polite…a e nÒmoi sono al centro dell’attenzione, le argomentazioni riportate non sono mai totalmente estranee a questioni solo apparentemente lontane: il problema del linguaggio della poesia e della retorica , la struttura e l’origine del cosmo tutto , o ancora la genealogia della specie umana , l’immortalità dell’anima e il principio di suprema, eterna responsabilità del proprio agire . Delineare in Platone pertanto anche solo il significato di legge e giustizia, di bene pubblico e diritto privato, e di altre tematiche genuinamente politiche, costringe così ugualmente a confrontarsi con molteplici altri ambiti della filosofia.

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5 Prefazione In questa breve ricerca di storia della filosofia antica ci si propone di analizzare la combinazione che nelle opere di Platone si crea fra le notevoli sfaccettature assunte dal mito e l’altrettanto ampio spettro di significati coperto dalla legge. Le accezioni via via differenti dei due termini creano nei dialoghi una relazione osservabile da diversi punti di vista. In via preliminare è bene sottolineare infatti che se il mito dal canto suo non risulta mai di per sØ facilmente delineabile come forma espressiva – non è sempre chiaro stabilire se qualcosa rientri o meno nel mito 1 – e tantomeno filosofica, allo stesso modo nel corpus platonico il nÒmoj non è da meno e si pone tutt’altro che sotto una sola agile forma. Così come il mito non figura sempre secondo i canoni collaudati della tradizione greca classica, stabiliti dai poemi epici di Esiodo e Omero, ma anzi con notevoli altri aspetti e scopi, le leggi dal canto proprio non saranno di fatto concepite solo come una formulazione sintetica di una prescrizione o dovere stabilito propri dell’ordinamento dello Stato – come così potrebbe sembrare piø ovvio ad un osservatore contemporaneo. Il nostro primo termine di riferimento, il mito, è infatti al centro di una forte critica dei costumi e del folclore greco contemporaneo all’autore, ma nel contempo esso viene caricato di contenuti pedagogici, cosmologici, filosofici e talvolta addirittura quasi-storici. Allo stesso modo la legge si presenta ugualmente con venature cangianti di significato: ora come sinonimo di Principio – cosmico, politico, morale – ora invece come richiamo ad una struttura – ancora civile o universale – perciò non solo (bensì anche) come sinottica espressione giuridica. La combinazione di tali molteplici accezioni dà vita pertanto ad una variabile relazione “mito- legge”, ricca di gradazioni di significato: questo è un tratto caratteristico delle pagine di Platone e trova il suo posto fra lo sterminato complesso di sfumature che il suo pensiero in generale offre, e con il quale quindi è impossibile esimersi dal confrontarsi anche in questo lavoro. Tutt’oggi, nonostante gli innumerevoli e possenti sforzi di definire il pensiero dell’autore una volta per sempre, la filosofia platonica permane ancora libera da rigide e troppo manualistiche sistemazioni. Non esiste un’Etica, una Teoria del Diritto, nØ tanto meno una Politica di Platone, che potrebbero agevolare questa ricerca, così come qualsiasi altra, fra le maglie del corpus: 1 G. NADDAF, Introduction in L. BRISSON, Plato the myth maker, The Chicago University Press, Chicago & London 1999.

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