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La Crisi del 2007: Le strategie di politica monetaria di BCE e Fed in un contesto Finanziario innovativo

Informazioni tesi

  Autore: Giulio Reggio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università Carlo Cattaneo - LIUC
  Facoltà: Economia
  Corso: Finanza
  Relatore: Massimiliano Serati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

Questa tesi ha lo scopo di evidenziare a livello empirico le cause, i fatti e le conseguenze della crisi del 2007, sia a livello finanziario sia, in modo particolare, a livello reale. Considerando le misure anticrisi effettuate da BCE e Fed, è stato svolto un confronto per poter comprendere quali siano i motivi alla base delle differenti politiche monetarie adottate dalle due banche centrali.
Si è mostrato come la crisi sia stata favorita da un’economia finanziaria innovativa che ha permesso l’espansione di strategie speculative e deresponsabilizzanti di molti operatori di mercato. A causa dell’elevata diffusione dei prodotti derivati e grazie alla politica monetaria fortemente espansiva attuata dalla Fed, è stato possibile per chiunque accedere al credito. Difatti, in questi anni in America la crescita economica è stata particolarmente spinta dai consumi e dalla spesa pubblica, entrambi basati sul concetto di indebitamento. È intuibile che uno scenario di questo tipo non sarebbe stato sostenibile nel lungo periodo.
Grazie all’analisi empirica è stato possibile mettere in luce l’ammontare dei prodotti derivati presenti sul mercato e la misura in cui essi furono garantiti dall’andamento del prezzo delle abitazioni. Con lo scoppio della bolla immobiliare molti operatori di mercato si trovarono in situazione di insolvenza che, con effetto sistemico, ha favorito la trasmissione della crisi sui mercati finanziari di tutto il mondo. Di conseguenza il contagio sull’economia reale è stato immediato negli States ed è arrivato circa dopo un anno in Europa: tale informazione si evince osservando le analisi empiriche svolte sull’andamento di variabili macroeconomiche come PIL, consumi, investimenti, IPC, IPP e disoccupazione, le quali evidenziano per l’area dell’euro andamenti negativi posteriori rispetto a quelli oltreoceano.
BCE e Fed fin da subito hanno cercato di arginare la crisi con massicce immissioni di liquidità nel sistema, mentre le politiche monetarie sono state gestite differentemente. La diversità consiste soprattutto nel momento e nella velocità di attuazione della politica espansiva. Tale scelta è basata sul fatto che, nonostante le due banche centrali abbiano obiettivi di lungo periodo simili, le due economie sottostanti rispondono diversamente agli stimoli di mercato e agli shock macroeconomici; i metodi per raggiungerli risultano quindi differenti.
Dunque è chiaro che una struttura economica più rigida necessiterà di interventi preventivi e accurati, in quanto difficilmente rimediabili nel breve periodo, mentre una più flessibile potrà essere soggetta ad aggiustamenti continui e repentini di mercato. Nel nostro caso Bce e Fed corrispondono rispettivamente a queste due situazioni.

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- 3 - INTRODUZIONE Lo scopo di questa tesi è di analizzare la crisi economica che ha colpito l’economia di molti paesi, focalizzandoci maggiormente sull’area dell’euro e quella americana. Abbiamo assistito negli ultimi anni ad uno scenario economico che ha portato molti squilibri a livello mondiale e il fine di questo elaborato è quello di analizzare empiricamente tutte le possibili cause, i fatti e le conseguenze che hanno coinvolto la storia economica attorno l’agosto del 2007, data nella quale ci fu l’esplosione della famosa bolla finanziaria. Partiamo dal presupposto che il quadro di riferimento economico, cui abbiamo assistito dalla fine degli anni novanta ad oggi, è stato caratterizzato da ridotti tassi di interesse a lungo termine e crescita sostenuta dell’output, scarsa avversione al rischio, bassa volatilità del PIL e dell’inflazione, abbondante liquidità nel sistema e crescita dei mercati finanziari. Inoltre, abbiamo osservato soprattutto nell’ultimo periodo un ampliamento degli squilibri finanziari globali, dovuti in particolare dal crescente deficit di conto corrente degli Stati Uniti e dal surplus delle economie emergenti asiatiche e dei paesi esportatori di petrolio. È possibile interpretare queste informazioni con un approccio non monetario, che consiste nell’affermare che gli squilibri siano determinati da fattori reali come le decisioni di risparmio e investimento, piuttosto che caratteristiche dei mercati finanziari globali. In questo caso l’eccesso di risparmio è comune a diversi paesi, ma per cause diverse; in Giappone per ragioni strutturali, in Asia per timore di crisi finanziarie e nei paesi esportatori di petrolio per l’aumento dei prezzi petroliferi. Negli USA, al contrario, sia i risparmi privati sia quelli pubblici sono diminuiti. Mentre con un approccio monetario si potrebbe razionalmente definire che gli squilibri sono imputabili alla politica monetaria espansiva della Fed che ha determinato bassi tassi di interesse nominali e reali negli USA. Questo avrebbe determinato un forte aumento del credito e dei consumi e una contrazione dei risparmi. L’eccesso di domanda

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