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Governo di unità nazionale a Zanzibar: un nuovo compromesso politico per la questione zanzibarita

Il 2010 è stato per Zanzibar un anno ricco di eventi che hanno fatto riaffiorare nell’opinione pubblica ricordi del passato, infuso dubbi e incertezze sul presente, ma anche creato speranze e aspettative per il futuro. Il lungo e complesso processo di negoziazione tra i due partiti maggioritari dell’arcipelago, il Chama Cha Mapinduzi (CCM) e il Chama cha Wananchi (Civic United Front, CUF), si è concretizzato con la decisione di creare un Governo di Unità Nazionale (Government of National Unity, GNU), ovvero una nuova struttura governativa che vedrà entrambe le parti condividere il potere per lavorare insieme nell’interesse del popolo zanzibarita.
Dopo aver ottenuto il consenso popolare ed effettuato la dovuta revisione costituzionale, in seguito alle elezioni generali del 31 Ottobre 2010, il nuovo governo a Zanzibar segna l’inizio di una nuova fase politica nella storia dell’arcipelago.
Ma il nuovo accordo, noto come “Compromesso degli Zanzibariti”, risultato della riconciliazione tra i due partiti, ha davvero tutti i requisiti necessari per costituire le basi di una pacifica convivenza? Insomma, quanto questo nuovo accordo è differente dai precedenti?
E inoltre, la presenza dell’opposizione nel governo indebolirà il ruolo della stessa in sede parlamentare? Oppure, come temono i Tanzaniani del continente, l’opposizione acquisirà maggior potere e il ritorno di antiche rivendicazioni metterà in crisi l’Unione stessa?
Per rispondere a queste domande e comprendere gli eventi attuali è necessario conoscere gli attori politici e inserirli nella storia di Zanzibar e della Tanzania.
Nel capitolo 1, proverò ad analizzare l’evoluzione del nazionalismo zanzibarita, partendo dall’epoca coloniale, la cui politica multirazziale favorì la nascita di identità contrastanti, fino alla formazione della Repubblica Popolare di Zanzibar indipendente e alla sua unione con il Tanganyika. Il contesto politico mondiale in cui l’Unione nacque e le modalità della sua formazione hanno causato la messa in discussione dell’Unione stessa più volte nel corso della storia e i relativi dibattiti hanno acquisito caratteri sempre diversi. L’avvento del multipartitismo ha spostato i contrasti sul piano della competizione politica, minando però il corretto esercizio della democrazia a causa del ricorso alla violenza e alla manipolazione elettorale.
Il capitolo 2 prosegue cronologicamente la narrazione presente nel primo, partendo però dall’analisi dei passati processi di riconciliazione tra le parti, nel tentativo di comprenderne i limiti che hanno impedito la risoluzione del conflitto politico. Attraverso articoli di giornali di stampa tanzaniana e internazionale, studi indipendenti e rapporti delle organizzazioni internazionali, ricostruirò gli eventi degli ultimi due anni che hanno visto la ripresa delle negoziazioni e il raggiungimento di un risultato che appare differente rispetto a quelli passati. Il lavoro si sofferma in particolar modo sui risultati del referendum sul Governo di Unità Nazionale e delle Elezioni Presidenziali, e sulle nuove procedure di registrazione degli elettori che li hanno preceduti e ne hanno influenzato lo svolgimento.
Infine, un’attenzione particolare è posta al dibattito sul rapporto di Zanzibar con l’Unione che la nuova struttura governativa ripropone. La questione zanzibarita risale alla formazione dell’Unione stessa, della quale, secondo gli Zanzibariti, l’arcipelago non ha mai beneficiato quanto avrebbe dovuto, soprattutto dal punto di vista economico. I continentali temono che il rafforzamento del partito d’opposizione nel Governo di Unità Nazionale a Zanzibar possa far riaffiorare le antiche pretese dell’arcipelago di avere una maggiore autonomia che faciliterebbe l’indipendenza economica, mettendo in crisi l’integrità della Repubblica Unita della Tanzania.
Data l’attualità degli eventi, è difficile trarre delle conclusioni certe sul futuro immediato di Zanzibar e dell’Unione; ho quindi immaginato possibili scenari avvalendomi delle ricerche fatte e delle fonti consultate. Ho avuto inoltre la possibilità di rivolgermi direttamente alla giornalista zanzibarita Salma Said, la quale ha scelto di non iscriversi a nessun partito per svolgere il suo lavoro nel modo più indipendente e imparziale possibile. Salma Said è una corrispondente per le due principali testate giornalistiche del Paese, Mwananchi in lingua swahili e The Citizen in lingua inglese. Gestisce inoltre il blog Zanzibar Yetu nel quale raccoglie articoli e informazioni di vario genere su Zanzibar: la giornalista pensa, infatti, che la rete possa essere lo strumento più efficace per tenere informati tutti gli Zanzibariti, anche coloro che hanno lasciato l’arcipelago. Salma Said mi ha concesso un’intervista via e-mail che ha arricchito il materiale su cui ho basato le mie riflessioni.

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3 CAPITOLO 1 Nascita ed evoluzione del nazionalismo zanzibarita L ‟ a rc ip e la g o di Z a nz ibar (c ompre nde nte le isol e pr incipa li di Ung uja, P e mba e isolette minori circostanti) ha una lunga storia coloniale iniziata alla fine del XVII se c olo c on l‟oc c upa z ione da pa rt e de l S u ltanato di Oman e terminata nel 1963 con l‟indi pe nde nz a da l R e g n o Unito. In epoca coloniale non possiamo parlare di popolazione zanzibarita come di un gruppo omogeneo i cui membri condividevano storia, cultura e organizzazione politica, be nsì di una “ g iust a ppo siz ione di c omuni tà lega te le une a ll e a lt r e da ra pporti di dominazione e relazioni ineguali 1 . La dominazione araba non fu solo di tipo politico e sociale, ma soprattutto c ult ur a le e n e è e se mpl if ica ti va la pa rola “ ustaarabu ” , letter a lm e nte “ e ss e re a ra bo” c he in li ng ua sw a hil i ha a c qu isi to il sig nific a to di “ e ss e re c olt o , raffinato ” . Gli a ra bi e ra no a l vertice di una gerarchia sociale che vedeva sottomessi gli Shirazi, termine utilizzato per indicare la popolazione africana originaria delle isole. Ne l 1890 l‟a rc ipela g o divenne un pr ot e tt or a to br i tannic o e g li a ra bi fu ron o sc e lt i come intermediari del colonizzatore: la figura del sultano fu preservata, anche se svuotata di reale potere, e fu mantenuta la struttura sociale gerarchica che vedeva al vertice i piantatori arabi, nonostante la maggior parte della popolazione fosse “ a fr i c a na ” . Ta le de nomi na z ione ra c c hiudev a g li a fr ic a ni de l c onti ne nte im migrati sulle isole, i cosiddetti mainlanders e coloro che con il termine Shirazi si differenziavano dai pr im i e da g li a r a bi stessi rive ndica ndo un‟or i g ine mi ti c a da S hira z in P e rsi a . Gli S hira z i, secondo il censo del Protettorato di Zanzibar del 1948, rappresentavano una grande magg ior a nz a sia sull ‟isola di Un g uja c he di P e mba, ma le loro relazioni con gli arabi erano differenti in ogni isola. A Unguja, le terre fertili erano poche e sotto il controllo degli arabi, circa il 9% della popolazione, mentre gli Shirazi erano esclusi da qualunque beneficio legato alla prestigiosa coltivazione dei chiodi di garofano. A Pemba invece, oltre ad essere più 1 Ariel Crozon, Le groupes sociaux avant la révolution, in Colette Le Cour Grandmaison e Ariel Crozon, Zanzibar Aujourd‟hui Karthala – Ifra, Nairobi 1998, p. 78

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Irene Aprile Contatta »

Composta da 64 pagine.

 

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