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La Scacchiera cinese: obiettivi e strategie internazionali della Repubblica Popolare nel XXI secolo

L’indagine proposta approfondisce alcuni aspetti della politica estera della Repubblica Popolare nel XXI secolo assumendo la nomina di Hu Jintao come un'importante cesura storica rispetto alle altre amministrazioni post maoiste. In particolare, la dottrina della “pacifica ascesa” (o sviluppo), una serie di disposizioni che, dal 2002, il Partito Comunista ha raccomandato come linee guida per la politica estera nel nuovo millennio (cooperazione economica su scala globale, maggiore dinamismo nelle istituzioni multilaterali, condanna del ricorso unilaterale dell'uso della forza) ha costituto un valido punto di partenza per avviare l'analisi della politica internazionale cinese contemporanea. Per verificare la coerenza empirica di tali prescrizioni, i contenuti precedenti sono stati comparati in tre distinte dimensioni internazionali: i rapporti bilaterali con gli Stati Uniti, le relazioni con gli Stati dell’Asia Orientale e i crescenti legami con i Paesi in via di sviluppo. All’interno di ciascuna sezione sono state considerate due variabili esplicative: in primis i rapporti economico-strategici che la RPC ha coltivato con i suoi interlocutori internazionali. Il commercio e la finanza sono gli strumento privilegiati da Pechino per intensificare i rapporti di interdipendenza con gli altri paesi e mantenere una crescita economica sostenuta, requisito essenziale per il mantenimento della stabilità nazionale. Allo stesso tempo, il crescente riarmo militare di Pechino è stato analizzato sia nella sfera bilaterale con gli USA sia in quella delle relazioni regionali. Tale variabile, è stata però omessa nel capitolo concernente i rapporti tra Cina e i Paesi in via di sviluppo, poiché è stata reputata di inconsistente validità per tale campo di indagine. In secondo luogo, in ognuna di queste dimensioni è stata approfondita la sfera del Soft Power cinese, intesa come una serie di strategie che Pechino coltiva per migliorare la propria immagine a livello globale. L'apertura delle scuole Confucio, la promozione del turismo e degli scambi studenteschi, l'adozione di sistemi di International Broadcasting, l'istituzione di incontri multilaterali regionali, il finanziamento di progetti di cooperazione e di sviluppo sono alcune delle misure adottate dalla RPC per accrescere il proprio prestigio ed il proprio ruolo nel Sistema Internazionale contemporaneo.

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5 Introduzione Le tendenze economiche del XXI secolo sono contraddistinte dalla crescita di nuovi stati-potenza quali Brasile, India, Cina, e dal declino relativo delle principali potenze occidentali: Stati Uniti, Unione Europea e Giappone. I BRIC, nazioni fino a pochi decenni fa ai margini della Comunità Internazionale, con il loro sviluppo sostenuto stanno progressivamente alterando gli equilibri globali, non solo in ambito economico. 1 Pur riconoscendo l'indiscusso primato mondiale degli Stati Uniti, unica superpotenza globale, e l'importanza internazionale di Germania, Francia, UK e Giappone, questa indagine postula che la tradizionale distribuzione di potere potrebbe essere soggetta a profondi mutamenti strutturali nel medio - lungo periodo. 2 Tali dinamiche sono visibili soprattutto in ambito economico, in cui è in fieri la transizione da un centro produttivo concentrato in America settentrionale, Europa Occidentale e Giappone (rappresentato dagli incontri del G8) a una configurazione multipolare più eterogenea e più globale. 3 In tale situazione internazionale, questo elaborato approfondirà lo studio della politica estera della Repubblica popolare cinese (RPC) nel XXI secolo. La scelta ricade sulla Cina per due motivi principali: in primo luogo, rappresenta lo stato-nazione che meglio simboleggia il processo dell'ascesa degli “altri”. 4 Il PIL della RPC è cresciuto del 300% in meno di venti anni convertendo la nazione nella seconda potenza economica mondiale. Inoltre, Pechino ha modernizzato le proprie forze armate al punto che nel 2009 la spesa bellica cinese ha superato quella di stata potenza tradizionale come Gran Bretagna e Francia, collocando la RPC alle spalle degli Stati Uniti. Al potenziamento delle capacità materiali si è affiancato quello diplomatico: dal 2001 la 1 Gli stati sovra citati fanno parte del cosiddetto gruppo BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), un acronimo coniato nel 2001 dalla Banca d’investimenti Goldman Sachs per indicare quei mercati che, nei successivi decenni, sarebbero cresciuti maggiormente. 2 Robert Keohane, “Governance in a Partially Globalized World”, American Political Sciences Association, Vol.95, 2001; Robert A. Pape, “Soft Balancing against the United States”, International Security, Vol.30, No.1, Estate 2005. 3 Per il dibattito sul declino egemonico degli Stati Uniti e dei suoi principali followers: Giovanni Arrighi, “Adam Smith a Pechino”, Feltrinelli, Milano, 2008. Josè Luis Fiori, Carlos Medeiros, Franklin Serrano “O Mito do Colapso do Poder Americano”, Record, Rio de Janeiro, 2008. Paesi membri del G8: USA, UK, Francia, Germania, Giappone, Italia, Russia, Canada. Nel 2009 nasce il forum G14 cui partecipano gli Stati del G8 più Brasile, Cina, Messico, Sud Africa, India, Egitto e l'Unione Europea. Il dialogo G-20 annovera anche Corea del Sud, Australia, Argentina, Arabia Saudita, Turchia, Indonesia. I paesi del G20 contribuiscono al 90% del PIL mondiale. 4 Fareed Zakaria, “The Future of American Power”; Foreign Affairs, May/June 2008

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alberto Graciotti Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.