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Istituzioni intermedie e sviluppo economico

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Nicholas Boschi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Silvio Goglio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

La tesi ha per oggetto lo sviluppo economico e in particolare l’influenza che esercitano su di esso le istituzioni intermedie, intese come insiemi di norme ad origine spontanea e sanzionate con mezzi alternativi a quelli coercitivi, il cui esempio più significativo è costituito dalla new law merchant, cioè un corpo di norme ad origine decentralizzata, destinato a disciplinare la gran parte dei rapporti tra operatori economici, con caratteristiche simili alla law merchant che regolava i rapporti tra i mercanti nel Medioevo. L’analisi che abbiamo compiuto ha avuto come punto di partenza il lavoro di alcuni esponenti della New Institutional Economics, in particolare quello di North. Tuttavia la loro attenzione si è concentrata per la maggior parte sulle istituzioni centrali, cioè quelle prodotte dagli stati e sanzionate attraverso dei meccanismi coercitivi, mentre sono state lasciate in secondo piano le istituzioni intermedie. Queste, invece, hanno un ruolo fondamentale, al punto di rivelarsi indispensabili per il funzionamento dell’economia contemporanea.
Dopo aver chiarito i concetti fondamentali usati nel corso del lavoro, soffermandoci in particolare sulle istituzioni e sui vari meccanismi di sanzione delle norme, abbiamo presentato vari esempi per mostrare come le istituzioni intermedie si affermino e funzionino, sia nel passato che ai nostri giorni e qual è il loro rapporto con lo sviluppo economico. Infine abbiamo analizzato i rapporti che intercorrono tra le istituzioni intermedie e le altre istituzioni, in particolare le norme poste dallo Stato e da ogni sua diramazione (comuni, regioni, cantoni, ecc.).
Complessivamente, i fatti analizzati in questo lavoro ci portano a concludere che le istituzioni intermedie hanno un ruolo fondamentale nell’influenzare lo sviluppo economico e che, in molte situazioni, rappresentano un metodo di regolazione preferibile alle istituzioni centrali.

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1 INTRODUZIONE. L’oggetto di questo lavoro è lo sviluppo economico. Con questa espressione intendiamo qualsiasi processo di cambiamento di contesto (culturale, istituzionale, tecnologico) che provochi l’incremento stabile della produttività: un concetto, quindi, diverso dalla semplice crescita economica, consistente nell’aumento quantitativo di un sistema economico, considerando come variabili esogene i fattori non rigorosamente economici (naturali o sociali che siano) 1 . La nostra analisi verterà in particolare sul contesto istituzionale e sul rapporto esistente tra questo e lo sviluppo economico. Nella teoria economica, il rapporto tra istituzioni e sviluppo non è stato analizzato sempre con lo stesso interesse. Nonostante Adam Smith avesse dato grande importanza a leggi e istituzioni 2 , in seguito si è preferito concentrarsi su quegli aspetti dell’economia che potevano essere più facilmente inquadrati con modelli matematici. Di conseguenza, nelle funzioni di produzione usate per spiegare lo sviluppo, venivano privilegiate alcune variabili, come le quantità di capitale e lavoro e il progresso tecnico, mentre venivano trascurati altri elementi determinanti come le caratteristiche del capitale umano 3 , l’esistenza di economie di scala e di modelli di allocazione delle risorse più efficienti e le caratteristiche del cosiddetto capitale sociale, cioè l’insieme di istituzioni che contribuiscono a favorire l’organizzazione delle attività produttive e la riduzione dei costi di transazione. 4 Convenzionalmente questi elementi vengono ora indicati con 1 Cfr. Goglio S, Dall’organizzazione allo sviluppo, Trento, Quaderni del Dipartimento di Scienze Giuridiche, 1994, p. 12 e sg. 2 V. Smith A., An Inquiry to the Nature and Causes of the Wealth of Nations, 1776, in trad. it., La ricchezza delle nazioni, Torino, UTET, 1987. 3 Si passa quindi a considerare la qualità delle unità di lavoro oltre che la quantità. La qualità aumenta se si investe in istruzione, formazione professionale, cura dei livelli di nutrizione e salute e nella ricerca. 4 Cfr. Goglio S., “Local public goods: productive and redistributive aspects.”, in Economic Analysis n.1, 1999; v. anche Maddison A., Dynamic Forces in Capitalist Development. A Long Run Comparative View, Oxford, Oxford University Press, 1991, in traduzione italiana: Le forze dello sviluppo capitalistico. Un confronto di lungo periodo, Milano, Giuffrè, 1995.

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Parole chiave

beni pubblici
costi di transazione
sviluppo economico
new law merchant
new institutional economics
istituzioni intermedie
economia politica

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