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Da Robert Owen ai Probi Pionieri di Rochdale: costruzione utopica e realizzazione operativa

Robert Owen ed i risvolti che il suo lavoro ebbe per i suoi posteri: ampiezza e conseguenze. Come il suo trentennale operato porto, dopo un percorso travagliato alla affermazione dei Probi Pionieri di Rochdale, i fondatori di quella che è da molti indicata come la prima, vera cooperativa di consumo. L’avvento dei Pionieri fu preceduto dal ventennio d’oro dell’owenismo. Nello studiare la marcia della cooperazione in quel contesto, sembra che ad ogni tentativo, i soggetti coinvolti imparassero qualcosa di nuovo. Fino a che, nel 1844, la cooperazione ebbe la sua consacrazione.
Le realizzazioni, di Owen prima, dei Pionieri di Rochdale poi, hanno nel tentativo di trovare un modello alternativo al laizzes faire di matrice neoclassica il loro trait d’union.
Owen, a capo di uno dei più grandi cotonifici di quel tempo, sapeva che l’innovazione avrebbe reso possibile il benessere diffuso tra tutte le genti del mondo. Ma si convinse che tanto la fame di ricchezza, quanto la miseria, erano figlie di una società che poggiava le sue fondamenta su principi sbagliati. E dunque, prima ancora di perseguire l’introduzione del Commonwealth Cooperativo, si impegnò a rifondare la società. Questo fece di lui un riformatore sociale ed un pioniere nel campo della pedagogia. Ma lo portò anche a commettere i suoi errori più gravi.
Pur volendo un modello universalmente applicabile, i suoi villaggi della cooperazione, isolati e difficilmente governabili, somigliavano più all’Utopia di Tommaso Moro che a qualcosa di realmente attuabile. Questo, unito alla sua sfiducia nello strumento democratico e nel coinvolgimento delle persone che si proponeva di aiutare nella governance delle comunità, condannò i suoi esperimenti, così come quelli dei suoi seguaci, al fallimento.
Ma la grandezza di Owen è da ricavare, più che nelle sue realizzazioni materiali, nel suo apostolato, con cui tracciò il solco che altri seguirono.
Alcuni strumenti che i Pionieri di Rochdale utilizzarono traevano ispirazione dall’opera oweniana. Tra questi va ricordata la remunerazione fissa e limitata del capitale. Applicata durante tutta l’esperienza industriale a New Lanark, sottolineò che il fattore di produzione più importante era l’uomo, più che la macchina. E per questo andava tutelato dedicandogli la quota maggiore del prodotto del suo lavoro.
E da questo strumento trasse origine, seppur indirettamente, l’altro caposaldo del successo di Pionieri di Rochdale: Il ristorno sugli acquisti, fulcro della cooperazione.
Gli insegnamenti indiretti che i Pionieri trassero dall’esperienza di Owen e dei suoi seguaci riguardarono la governabilità della loro iniziativa ed i sistemi ad essa sottesi. Fin da subito i Pionieri redassero il loro statuto. Esso regolava il funzionamento di tutti gli aspetti della società, dal sistema di amministrazione e controllo, agli orari di apertura dello spaccio. Nulla venne lasciato al caso. Tutto venne messo nero su bianco in nome della trasparenza.
Trasparenza che a Rochdale era alla base di quel principio democratico che permise ai Pionieri di affermarsi. Il principio one man – one vote affermava una volta di più la centralità dell’uomo rispetto al capitale ed andava ad affiancarsi a quello di open membership: chiunque avesse voluto e fosse stato in possesso dei requisiti necessari, avrebbe potuto associarsi.
L’enfasi sull’educazione fu invece mutuata in tutto e per tutto dagli insegnamenti di Owen. I pionieri capirono che qualsiasi strumento si fosse voluto dispiegare per perseguire un miglioramento sociale diffuso, questo avrebbe avuto bisogno di una popolazione educata, informata e pronta, dunque, al suo recepimento.
Owen e i Pionieri rappresentano i due estremi di un movimento che aveva lo stesso fine. Poco importa se Owen fallì ed i Pionieri no. Owen rappresentò il punto di partenza. I Pionieri, quasi mezzo secolo dopo ne raccolsero l’eredità morale e con essa gli insegnamenti. Non solo i suoi ma anche quelli di coloro che si posero in posizione intermedia: i vari Mudie, Campbell, Combe, Hamilton, King e tutti coloro che riposero fiducia nella cooperazione come sistema alternativo a quello capitalistico.
Da quelle esperienze la Rochdale Society of Equitable Pioneers distillò i principi che le permisero di affermarsi e di prosperare. Principi che nel 2011 sono ancora in gran parte validi e costituiscono la spina dorsale del sistema cooperativo mondiale, operante sotto le insegne della International Co-operative Alliance.

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1 INTRODUZIONE Non è raro, nella società moderna, assuefarsi. Troppo spesso tutto viene dato per acquisito; è scontato che ci debba appartenere per una sorta di diritto naturale. Così come per meri oggetti materiali, questa legge nevrastenica sembra, negli ultimi decenni, aver colpito anche le grandi idee ereditate dal passato. Così commercio etico, mutualità, controllo democratico, promozione dell’educazione vengono trattati come oggetti di consumo. E come essi vengono assoggettati alle logiche del moderno commercio. Talvolta considerati demodé e dunque accantonati, talvolta ripescati dall’armadio della memoria e riproposti come un vecchio maglione di cui ci si era dimenticati. Tutto questo senza che quasi mai ci si renda conto che le grandi idee – e la cooperazione ahimè e tra quelle che maggiormente si danno per scontate – non meriterebbero trattamenti così meschini. Dire che la genesi del mio lavoro è da ricercare nel tentativo di dare il giusto riconoscimento alla Cooperazione ed alla sua storia, sarebbe voler sostenere il falso. Quando, ormai due anni fa, ho cominciato scrivere la mia tesi, il mio obiettivo era raccontare la vita e le opere di un grande personaggio vissuto a cavallo tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo: Robert Owen. Pur consapevole dei risvolti che il suo lavoro ebbe per i suoi posteri, dell’ampiezza e della rilevanza dei medesimi mi sono reso conto solo strada facendo. E questo mi ha portato a voler dare maggior respiro alla mia analisi, muovendo dall’esperienza di Owen a quello che essa indusse successivamente. Il primo capitolo, introduttivo e per molti versi di pura narrativa, prende in considerazione i primi anni della vita di Owen. Che formazione ebbe, in che ambiente crebbe e di come la rivoluzione industriale stava cambiando, prima ancora che l’industria ed il commercio, gli stili di vita. Questo capitolo ricalca per lunghi tratti l’autobiografia che Owen diede alle stampe nello stadio più avanzato della sua vecchiaia. In ciò che scrisse si palesò una caratteristica che rende le sue opere spesso di difficile lettura: che si trattasse di aneddoti di poco conto o di discorsi tenuti al cospetto del Primo Ministro, Owen vi dedicò lo stesso carico enfatico e la medesima minuzia di particolari.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Tiziano Amadei Contatta »

Composta da 167 pagine.

 

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