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Il trattato di pace di Parigi che pone fine al secondo conflitto mondiale risvolti per la Sicilia: L’art. 16

Informazioni tesi

  Autore: Maria Cordaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Nunzio Lauretta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

Il 2 settembre 1945 la guerra finisce, perciò si pongono all’attenzione delle potenze i problemi della pace. Nei numerosi contatti, a diversi livelli le intese e le volontà erano state tante e acconsentite all’unanimità, ora, si trattava di raccoglierne i frutti e dare il via all’attuazione dei contenuti di Dichiarazioni, impegni e intese.
Inizia un periodo di lavori per la preparazione dei trattati di pace che avrebbero ordinato e regolato la situazione dei vinti e la posizione dei vincitori.
Il 29 luglio del 1946 si inaugura a Parigi la “Conferenza dei Ventuno” per discutere dell’organizzazione del mondo dopo la guerra.
Tutti gli Stati coinvolti nel conflitto saranno oggetto di condizioni, vincoli e obblighi, ma in questo testo si considererà esclusivamente la situazione dell’Italia, tra l’altro alquanto particolare per la sua duplice posizione, prima forza dell’Asse, con Germania e Giappone, e poi accanto agli Alleati. Quindi paga o riscuote?
L’Italia da che parte sta?
Qualcheduno illudendosi, pensava tra i vincitori, la realtà la vuole tra i vinti ed il “Trattato di Parigi” è la scotto da pagare. L’inganno è dato dal fatto che continuiamo a chiamarlo Trattato di Parigi, certo lo hanno chiamato Diktat, che indica un “Trattato di pace imposto a condizioni sfavorevoli” ma un Trattato non è un’imposizione neanche quando le condizioni sono dure, ed il discusso Trattato di Parigi non è stato né discusso né contrattato quindi sarebbe più grammaticalmente corretto chiamarlo l’editto di Parigi o la sentenza, o, il giudizio, di Parigi, in ogni modo, oltre all’ortografia, rispetterebbe il sangue e l’intelligenza degli Italiani. Ma… dacché il mondo è mondo la legge del mare “pesce grande mangia pesce piccolo”, è sempre applicabile, ed in questo caso lo squalo balena non era certo l’Italia.
Per onor di verità dobbiamo dire che gli italiani hanno provato a trattare, illusi di stare al tavolo dei vincitori, ma erano al banco degli imputati e dovevano subire.

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3 INTRODUZIONE Per alcuni storici la Seconda Guerra Mondiale è la continuazione della Prima Guerra Mondiale 1 . Lo scontento per gli esiti di essa, era ancora vivo. Pochi tedeschi, dopo la pace di Versailles, avevano accettato le dure condizioni imposte dagli Alleati, a causa delle quali la Germania entrò in un periodo di depressione economica, contrassegnato da un'incontrollabile inflazione e da una vasta disoccupazione. Quasi nessun tedesco si era rassegnato all’occupazione francese della Saar e della Renania; alla perdita della Slesia sud-occidentale; di parte della Pomerania e della città di Danzica, attribuite alla Polonia; come pure, non erano accettate le costose riparazioni di guerra, richieste soprattutto dalla Francia. La Germania è sicuramente la principale nazione sconfitta e il suo desiderio di riscatto, favorisce l’ascesa di Hitler al potere. Adolf Hitler, studente di scarse qualità, nasce in Austria nel 1889. All’età di venticinque anni si trasferisce a Monaco e quando scoppia la prima guerra mondiale (1914-1918), si arruola come volontario nell'esercito bavarese. 1 Combattuta tra il 1914 e il 1918 da ventotto nazioni, raggruppate in due schieramenti: le Potenze Alleate, (Gran Bretagna, Francia, Russia, Italia e Stati Uniti) e gli Imperi Centrali (Germania, Austria, Ungheria, Turchia e Bulgaria).

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