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Confutare il pregiudizio anti-islamico. Dai vecchi ai nuovi stereotipi

La mia tesi di laurea ha come obiettivo quello di analizzare i principali pregiudizi anti-islamici presenti in Italia, con l'intento di destrutturarli e confutarli.
I pregiudizi da me affrontati riguardano la convinzione che l'islam sia una religione unitaria, antimoderna, maschilista, violenta (integralista e terrorista) e antidemocratica...ho cercato, attraverso gli strumenti da me utilizzati, di dimostrare che molte delle etichette da noi affibiate ai musulmani sono applicabili solamente ad una piccolissima parte di essi.

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5 Introduzione Il termine “integrazione”, nelle scienze sociali, indica il processo attraverso il quale gli individui diventano parte integrante di un sistema sociale, aderendo ai valori che ne definiscono l‟ordine normativo. Un processo finalizzato alla convivenza pacifica che riguarda tutta la società, i cui presupposti più importanti sono un atteggiamento di apertura e di comprensione reciproca tra la popolazione autoctona e quella immigrata 1 . Generalmente tali processi influenzano la vita delle persone sin dalla nascita, ma quando si tratta di integrazione dovuta all‟immigrazione in un paese straniero la situazione risulta diversa e necessita di apposite misure e soluzioni, poiché in un paese ospitante si incontrano una lunga serie di ostacoli, primi fra tutti i pregiudizi nei confronti degli individui immigrati. Questo lavoro è orientato a studiare quali sono i principali pregiudizi presenti in Italia riguardo le comunità musulmane che vivono nel nostro paese, partendo da chi sono alimentati, e cercando, per quanto è possibile, di confutarli. In particolare, quando si parla di musulmani, si riscontra una reazione nervosa e impaurita da parte dei cittadini. Sicuramente la situazione è notevolmente peggiorata in seguito all‟attacco alle Twin Towers dell‟11 settembre 2001, che ha generato una nuova serie di pregiudizi, ed è stata alimentata negativamente dai mass media durante gli ultimi anni, provocando la nascita di un‟islamofobia diffusa. Tutte le colpe però non possono essere attribuite solamente ai sistemi di comunicazione di massa. Infatti, alla base della diffidenza, della paura, fino ad arrivare al vero e proprio odio nei confronti della religione islamica, vi è senza dubbio un‟ignoranza di fondo, ignoranza che sopravvive tra tanti e diversi pregiudizi anti-islamici sostenuti, anche prima dell‟11 settembre, da alcuni esponenti sia del mondo politico, sia della Chiesa, sia dell‟ambito intellettuale. Si può riscontrare fra i cittadini italiani la quasi totale assenza di conoscenza su chi siano veramente i musulmani e in cosa consista realmente la loro religione. Ciò fa sì che l‟integrazione risulti difficile, lunga e a volte impossibile. Ma la cosa che appare ancor più grave è l‟indifferenza verso il loro inserimento in Italia; non vi è nessuna voglia di fare un passo nei loro confronti, e si preferisce restare ancorati al pregiudizio che siano tutti “figli di Bin Laden” e che la violenza e il terrorismo facciano parte del loro Dna. Quando si utilizza il termine “musulmano” il collegamento al velo, al burqa e ai kamikaze è ormai diventato quasi automatico. Naturalmente non si può fare di tutta l‟erba un fascio e generalizzare è sempre sbagliato. Però è un dato di fatto che, soprattutto negli ultimi anni, sono la paura e l‟intolleranza a prevalere, non certo la solidarietà e la volontà di sentirli parte della nostra società. Scopo di questo lavoro vuole essere quello di mostrare il vero volto dell‟islam italiano, cercando di capire chi siano i musulmani che vivono tra noi, in cosa credono, quali sono le cose davvero importanti per la loro vita e per la loro comunità, per dimostrare che in fondo non sappiamo molto di loro e ciò a cui siamo abituati a credere è applicabile soltanto ad una piccolissima parte di essi. Alla base di questo lavoro vi è la convinzione 1 Enciclopedia Treccani, “Integrazione sociale”, http://www.treccani.it

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Marta Settembre Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.