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Psicopatologia del gioco d'azzardo

Informazioni tesi

  Autore: Serena Rizzo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Alida Labella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

Attualmente il gioco d’azzardo si pone come un argomento di indiscusso interesse, data l’elevata presenza dello stesso, la quale comporta la necessità di analizzare il fenomeno da un punto di vista storico, sociologico e, soprattutto, clinico. L’esigenza di affrontare tale argomento da un punto di vista clinico nasce, fondamentalmente, dal profondo disagio che, sempre più spesso, esso arreca al soggetto coinvolto. Quest’ultimo, infatti, può iniziare a giocare in maniera talmente ingente da trasformare un innocuo passatempo in una vera e propria dipendenza. Il fulcro di questo lavoro è rappresentato, appunto, dal tentativo di spiegare le cause sottostanti lo strutturarsi della patologia del gioco la quale, nella maggioranza dei casi, si manifesta sottoforma di una vera e propria dipendenza comportamentale. Quest’ultima si differenzia da quelle classiche per la mancanza di una sostanza alla quale, in questo caso, si sostituisce una condotta capace di sviluppare ed alimentare progressivamente la dipendenza.

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7 Capitolo 1 La storia del gioco del gioco d’azzardo Il gioco d’azzardo poggia le sue profonde radici nella storia e nella cultura di ogni popolo, catturando di volta in volta l’attenzione di molti autori, i quali nel tempo si sono mostrati appassionati al riguardo. L’interesse attuale nei confronti del gioco si evince dall’aumento costante nel tempo di libri e di associazioni deputate allo studio di tale fenomeno. Platone affermava l’esigenza di “vivere giocando, per poter rendere propizi gli dei, respingere i nemici e vincerli nella battaglia”. Il primo saggio attendibile sul gioco risale al 1938, grazie all’opera di Huizinga “Homo Ludens”, in cui l’autore sostiene che: “L’uomo gioca. Gioca da sempre. O almeno da quando, distinguendosi dagli altri primati, diventa uomo. E’ proprio quest’attitudine a giocare che rende quest’essere uomo. Ludens non meno che faber e sapiens..”. In definitiva, Huizinga, avalla l’idea per cui, la specie uomo, nel momento stesso in cui è sapiens e faber, è anche ludens. L’attitudine al gioco non è quindi un’attività a cui l’uomo si dedica quando può sottrarsi ai compiti richiesti per garantire la sopravvivenza, ma è parte intrinseca del suo modo di essere nel mondo. Se ci soffermiamo sulla cultura delle nostre origini, vediamo come, lo stesso calendario greco veniva scandito dai giochi e che nessun luogo era tanto sacro a Zeus quanto Olimpia, dove

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Parole chiave

dipendenza da gioco
dipendenze comportamentali
dipendenze psicologiche
dipendenze senza sostanza
gioco
gioco compulsivo
gioco d azzardo

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