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Dal francese all'italiano: aspetti teorici e pratici dell'atto traduttivo

L’intensificarsi degli studi e la nascita di molteplici teorie sulla traduzione negli ultimi anni dimostrano un interesse sempre più vivo da parte degli studiosi per la pratica del tradurre. Grazie alle loro riflessioni e agli studi da loro condotti, è maturato un nuovo concetto di traduzione, non più intesa come solo esercizio di resa automatica da una lingua all’altra, dove le frasi sono isolate e fuori contesto, ma un processo che investe sia il piano linguistico sia il sistema socio-culturale.
La traduzione, infatti, non viene più esaminata nel rapporto di dipendenza dal testo di partenza, ma è analizzata tenendo presente anche un preciso contesto socio-culturale: essa costituisce un valido strumento di comunicazione, capace di promuovere la comprensione tra popoli di lingue e culture diverse.
Il presente lavoro si propone di illustrare le differenti problematiche legate alla pratica traduttiva nel passaggio dal francese all’italiano, gli equivoci più frequenti in cui incorre il traduttore e gli strumenti metodologici più adeguati per affrontare e superare le insidie legate a questa pratica. In particolare, si sottolineeranno le analogie riscontrabili tra le due lingue, appartenenti allo stesso ceppo linguistico e culturale, che spesso costituiscono la causa determinante degli errori più frequenti, a livello semantico e morfo-sintattico.

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4 I LA TRADUZIONE TRA TEORIA E PRATICA 1.1 Aspetti teorici della traduzione L‟interesse per lo studio della traduzione risale all‟antichità. Cicerone fu tra i primi a occuparsi specificamente di traduzione, come testimoniano i suoi scritti. Anche il termine usato per indicare “tradurre” esisteva già sia in greco antico, metagrafo (trascrivere, tradurre) che in latino, converto, transverto (derivanti da vorto, “copiare”) e imitor che si riferiscono alla traduzione letteraria, ossia a una traduzione che ha lo scopo di produrre un testo leggibile. In seguito, entreranno in uso parole sempre più vicine a quelle usate oggi per indicare una traduzione, superando in tal modo anche l‟esigenza di distinguere tra una traduzione in lingua latina o nella cosiddetta lingua “volgare”. Il concetto di traduzione è divenuto via via più specifico, finché sono state coniate le parole indicanti l‟attività di chi traspone un discorso scritto da una lingua naturale all‟altra: in italiano “tradurre” e “traduzione”. Una volta introdotto il termine, esso ha riscosso successo e i suoi significati si sono ampliati. Allo stesso modo, non c‟è da stupirsi che sull‟argomento “traduzione” si sia sempre riflettuto intensamente, e numerosi sono stati gli studi condotti sulla teoria e la pratica della traduzione, soprattutto a partire dal 18° secolo che ha visto la pubblicazione del primo saggio teorico sulla traduzione in inglese, Essay on the Principles of Translation di Alexander Tytler. A seguire, si distinse la personalità di André Lefevere che propose di adottare il termine Translation Studies per indicare una nuova disciplina in ambito traduttivo, che «trattasse i problemi legati alla produzione e descrizione delle traduzioni» 2 . Tuttavia, la traduzione è stata a lungo sottovalutata perché considerata un‟attività secondaria alla portata di chiunque avesse una conoscenza di base di un‟altra lingua. 2 Lefevere, A., “Translation Studies: The Goal of the Discipline” , in Holmes, J., Lambert, J. and Van den Broeck, R., (a cura di), Literature and Translation. New Perspectives in Literary Studies with a Basic Bibliography of Books on Translation Studies, Acco, Louvain,1978, pp.234-235.

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Maria Grazia Mariniello Contatta »

Composta da 50 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.