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Árabe y español : Contactos de lengua y de cultura

Informazioni tesi

  Autore: Gloria Lepri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Mediazione linguistica per le istituzioni, le imprese e il commercio
  Relatore: Barbara Turchetta
  Lingua: Spagnolo
  Num. pagine: 67

Questa tesi è disponibile nelle seguenti traduzioni:

Los arabismos del castellano no proceden directamente del árabe clásico sino, del haz dialectal del andalusí, en el caso de los directos, adquiridos en el suelo de la Península Ibérica, o de otros dialectos del neoárabe, como los utilizados en Siria, Egipto y en el resto del norte de África, en el caso de los arabismos indirectos. En ambos casos, ha habido casi siempre una fase intermedia, a cargo de bilingües, que adaptaban fonética o gráficamente las voces árabes con un grado mayor o menor de distorsión, que ha comportado como consecuencia la evolución de dichos dialectos. Ésta fue particularmente fuerte en el caso de la lengua castellana en el paso de su pronunciación medieval a la moderna porque ha causado grandes alteraciones en los fonemas (que se analizarán más adelante).
En los arabismos directos, los transmisores, mozárabes y mudéjares, apenas alteraron fonéticamente las voces árabes, puesto que esta lengua era la propia de ellos; las alteraciones se produjeron en el paso del andalusí al iberorromance, al tener que reflejar de algún modo fonemas árabes desconocidos en romance, aplicar algunos principios fonotácticos, para evitar secuencias inaceptables en el, y operar ciertas adaptaciones morfosintácticas, como la frecuente aglutinación del artículo en los sustantivos, introducción de los sistemas de flexión y derivación léxica en el caso de los verbos, etc.
En los arabismos indirectos, el elemento intermedio de la transmisión al castellano es azaroso, pudiéndose tratar de dialectos diferentes (Ej. Catalán o aragonés, etc.), lo que supone necesariamente dos fases de adaptación y deturpación, desde el neoárabe a dichos dialectos y de éstos al castellano; estas fases intermedias son importantes y deben de tenerse en cuenta, y lo mismo hay que decir por los arabismos que penetran a través de canales de traducción o adaptación culta, donde a la procedencia hay que añadir la deturpación producida por los traductores al romance.

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12 1. Marco histórico de los arabismos del Iberorromance 1.1 La Conquista y la Reconquista En el año 711 los Árabes, a través del Egipto, llegaron hasta las costas atlánticas e iniciaron una rápida conquista de la Península Ibérica que, al tener éxito en pocos años y causar el derrumbamiento de las estructuras políticas y sociales de la Hispania romana, convirtieron a ésta en una nueva entidad geopolítica, Al-Andalús 1 , cuyos habitantes fueron gradualmente adoptando no sólo la supraestructura de los conquistadores, religiosa y política, sino también su infraestructura, económica y social. En efecto, los Árabes aportaron una nueva civilización y muchos cristianos y judíos se convirtieron al Islam por su prestigio y atractivo; otros, en cambio, mantuvieron la fed cristiana, pero tomaron costumbres y hábitos árabes y fueron denominados Mozárabes (< árabe musta?rab «arabizado»). Los Mozárabes eran especialmente numerosos en el sur de España y eran bilingües, es decir, utilizaban la lengua de los dominadores, el Árabe, en ámbito cultural y el dialecto de los 1 Ésta es la pronunciación de este topónimo en todo el árabe occidental, como se refleja en el castellano “Andaluz”, correcta reproducción de la acentuación árabe andalusí que conocía el acento fonético, a diferencia de los dialectos árabes orientales, que carecían de él, y que no voy a considerar porque los arabismos del castellano se acentúan según las reglas del árabe andalusí.

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arabo
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