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Condotte antisociali come conseguenza di TCE

Informazioni tesi

  Autore: Rossana Otera
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: curriculum: Criminale e Investigativa
  Relatore: Marina Zettin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

Le conseguenze di un trauma cranico variano a seconda della regione cerebrale interessata. Quando viene coinvolto il lobo frontale si determinano deficit relativi alla programmazione e all’esecuzione di schemi comportamentali, sfociando anche in severe alterazioni della personalità. In particolare, le lesioni della corteccia orbitofrontale possono innescare agiti non conformi alle regole sociali, che vanno dalla disinibizione istintuale, alle rapide fluttuazioni d’umore, alla mancanza d’empatia, fino agli scoppi d’ira e a manifestazioni d’aggressività. Si indagherà quindi sulla possibilità di una relazione tra l’aver subito lesioni frontali e la messa in atto di comportamenti antisociali e di crimini di vario tipo.
Si farà ricorso a diverse metodologie d’indagine e a molteplici fonti d’informazione: esami neurologici, studi di neuroimaging, studi comparativi, con gruppi di controllo e studi intra-gruppo, in cui si confrontano i livelli di aggressività nel periodo pre- e post- traumatico. Si cercherà la conferma dell’esistenza di una relazione tra lesione cranica ed offending attraverso tre fonti di prova:
1) considerando le conseguenze psicologiche del trauma e quale di queste correla con la messa in atto di crimini; a tal proposito si prenderanno in considerazione anche le ricerche sui reduci di guerra;
2)controllando se tra persone già responsabili di atti criminali vi siano precedenti traumi cranici;
3)attraverso studi longitudinali, per vedere se le vittime di lesioni cerebrali nel tempo commettano atti antisociali.
Si analizzerà anche il rapporto tra le Neuroscienze e il mondo della Legge; come la Scienza può fornire degli apporti importanti in tema d’imputabilità, di capacità processuale e di pericolosità sociale. Si considererà la diversità di linguaggi e di prospettive e quali strumenti scientifici possono costituire elementi di prova in tribunale.
Infine si esaminerà, a titolo esemplificativo, la storia clinica di due pazienti presi in carico presso la cooperativa Puzzle, centro socio-terapeutico riabilitativo di Torino, che si occupa di traumatizzati cranici e di gravi cerebrolesioni acquisite. I due casi riguardano un uomo e una donna entrambi vittime di un incidente stradale causa di una lesione frontale. Nel primo il trauma ha indotto preoccupanti alterazioni comportamentali, rappresentate da impulsività, facile irritabilità, scarsa tolleranza delle frustrazioni, ideazioni paranoidee e frequenti infrazioni delle norme della strada e delle regole sociali. Il paziente in questione è stato responsabile anche di un omicidio colposo, per cui non si è avuta una condanna in quanto è valsa l’infermità mentale.
Il secondo caso riguarda invece una donna che in seguito al trauma frontale ha sviluppato condotte disinibite e sessualizzate, pensiero egocentrico e marcatamente infantile.
Si esaminerà quindi il percorso terapeutico svolto con i pazienti e quali risultati sono stati ottenuti. Si rifletterà sull’importanza del coinvolgimento della famiglia dei pazienti nella gestione e nell’agevolazione del processo riabilitativo. Infine si sottolineerà l’importanza del lavoro sulla consapevolezza, sull’assunzione di responsabilità e sull’empatia, elementi imprescindibili nel lavoro con pazienti cerebrolesi.

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Introduzione Sono ormai lontani i tempi in cui Lombroso sosteneva che data una specifica conformazione cerebrale una persona fosse predisposta al crimine e quindi socialmente pericolosa; tuttavia le ricerche moderne sul funzionamento cerebrale possono aiutare a comprendere la quasi totalità del comportamento umano, anche quello antisociale. In Italia, nel 2009, nell’ambito di un processo contro l’algerino Abdelmalek Bayout accusato di aver ucciso a coltellate un giovane dopo essere stato offeso, le perizie di imaging cerebrale condotte da Giuseppe Sartori contribuirono a dimostrare che il soggetto presentava un deficit nelle aree cerebrali preposte all’autocontrollo. Mediante tali strumenti di prova, unitamente alle analisi genetiche, si poté rilevare che l’uomo presentava problematiche legate all’impulsività e valsero a convincere il giudice della semi-infermità mentale dell’imputato. Il mio elaborato sostiene quindi l’ipotesi che sulla base di localizzate alterazioni neuronali indotte da un trauma cranico si può determinare un’alterazione delle aree cerebrali deputate al controllo emotivo e comportamentale, alla regolazione degli stati emotivi e alla messa in atto di condotte conformi alle regole sociali. Si tratterà preliminarmente della fenomenologia dei traumi cranici, in particolare di quelli che interessano il lobo frontale; si analizzeranno le complesse strutture corticali e sottocorticali alla ricerca dei centri responsabili della gestione, del controllo emozionale, della pianificazione e della regolazione del comportamento. Ci si soffermerà quindi sulle funzioni del circuito orbitofrontale, la cui compromissione innescherebbe Introduzione

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Parole chiave

atti antisociali
circuito orbito-frontale
comportamento aggressivo
disinibizione frontale
disinibizione sessuale
impulsività
lobo frontale
trauma cranico

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