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Seconda generazione: la fase preadolescenziale (Analisi attraverso il Luscher-Test)

Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano Paglione
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia Dinamica Breve
Anno: 2011
Docente/Relatore: Nevio Del Longo
Istituito da: Centro Italiano Studio Sviluppo Psicoterapia A Breve Termine
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

L’esigenza di una ricerca sui ragazzi di “Seconda generazione” nasce da molteplici considerazioni. Il fenomeno è recente nel nostro Paese e solo negli ultimissimi anni ha acquisito i numeri per diventare questione di interesse nazionale. I bambini e i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri (i cosiddetti G2), secondo le ultime stime, sono circa 400.000 e tra pochi anni diventeranno un milione. L’interesse per la G2 nasce anche dalle dirette esperienze di chi opera nel sociale e constata quotidianamente come una quota non trascurabile di soggetti a rischio provenga proprio da tale popolazione, e come tanti tra loro sembrino possedere caratteristiche comuni. La “Non appartenenza”, il sentimento che più li contraddistingue, sembra tramutare per tali giovani il retroterra sociale e culturale del paese in cui crescono in qualcosa da imparare, da subire o peggio ancora da evitare e combattere; il tutto senza averne un altro, a differenza dei genitori.

La ricerca si è avvalsa del Test di Lüscher (il “Test dei Colori”), uno strumento adatto ad una popolazione così incline alla “chiusura” e poco propensa ad indagini invasive.

Il campione è composto da soggetti preadolescenti (48) residenti nella città di Rimini o nel territorio limitrofo, nati in Italia (Nazione nella quale hanno anche vissuto stabilmente), con genitori entrambi stranieri, di età compresa tra gli 11 ed i 14 anni, frequentanti le scuole medie inferiori. I ragazzi sono stati raggruppati in quattro grandi categorie (“Aree Geografiche”, ovvero la provenienza dei loro genitori); 14 in “Est Europa” (Albania, Slovenia, Ucraina, Macedonia, Polonia), 19 in “Mondo Islamico” (Marocco, Tunisia, Egitto, Siria), 11 in “Oriente” (Cina, Filippine), 4 in “Altro” (ossia non categorizzabili all’interno degli altri gruppi; Nigeria e Perù). I maschi sono 29, le femmine 19.

Hanno collaborato, ed a loro va un sentito ringraziamento, il reparto di Psicopatologia dell’Adolescenza dell’ospedale “Infermi”, l’associazione di promozione sociale “Arci”, le scuole medie statali “Alighieri-Fermi” e “Panzini-Borgese”, l’istituto professionale alberghiero “Malatesta”, tutti presenti ed operanti nella città di Rimini.

I dati raccolti sono stati elaborati attraverso il programma statistico SPSS 15.0.

L’ipotesi è che esistano significative differenze tra il campione ed il resto della popolazione. Sono state in aggiunta valutate le eventuali differenze nel rapporto con le figure principali e nelle prospettive future. Per tutte le tematiche sono state anche valutate le potenziali differenze all’interno del campione stesso, suddiviso nelle variabili “Sesso” e “Area Geografica”.

L’ipotesi cardine della ricerca ha trovato ampio riscontro nei risultati ottenuti. Ciò appare evidente soprattutto nei dati raccolti attraverso la “Tavola degli 8 Colori”, dove la media dei ragazzi G2 è significativamente diversa da quella tipica dei coetanei e si avvicina insolitamente a quella dei ragazzi “Deboli di mente” (Klar, 1994). L’analisi interpretativa deve comunque tener conto delle caratteristiche universali della preadolescenza, età di passaggio e dunque per sua natura contraddittoria e turbolenta; inoltre il campione preso in esame è composto da un numero di soggetti ridotto e dunque non rappresentativo dell'intera Popolazione.
La ricerca si propone di fornire spunti degni di ulteriore approfondimento da svolgere su larga scala.

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3 INTRODUZIONE La volontà di compiere una ricerca sui ragazzi di “Seconda generazione” nasce da molteplici considerazioni. L’emigrazione (o l’immigrazione, se vista con gli occhi di chi riceve) è antica quanto l’uomo; fiumi di parole si sono spesi per studiare, capire, sondare il fenomeno. È invece abbastanza recente, almeno nel nostro Paese, l’interesse verso chi “viene dopo”. L’Italia è una Nazione divenuta oggetto di considerevoli flussi migratori solo negli ultimi decenni, dopo esser stata per secoli luogo di partenza; ne consegue che il fenomeno “Seconda generazione” sia ancor più recente, e solo negli ultimissimi anni ha acquisito i numeri per diventare questione di interesse nazionale. I bambini e i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri (i cosiddetti G2), secondo le ultime stime, sono circa 400 mila, e si prevede che tra pochi anni diventeranno un milione. Un vero esercito di giovani con i quali, volenti o nolenti, si dovrà fare i conti. Spesso si tende ad unificare le vicissitudini di questi ragazzi con quelle dei loro genitori, tant’è che non è raro trovare la dicitura “Immigrati di Seconda Generazione”. Basta poco per evidenziare la contraddizione di una simile etichetta in quanto è, per definizione, immigrato solo chi ha personalmente compiuto l'esperienza della migrazione; questi ragazzi, al contrario, non hanno compiuto alcun tragitto o al massimo sono stati spettatori di una migrazione involontaria, data la tenera età in cui è avvenuta. Il pressapochismo di chi giudica e parifica i due fenomeni troppe volte si riflette su chi lo subisce, facendolo sentire “straniero” senza esserlo e creando una spirale di pregiudizi. In effetti è davvero difficile trovare le parole adatte per dividere i ragazzi G2 da chi non lo è; nel corso della ricerca i secondi spesso saranno classificati come “autoctoni” per pura convenienza, nella consapevolezza di come anche tale etichetta sia discutibile. L’interesse per la Seconda generazione nasce però anche dalle esperienze che ho personalmente vissuto sia nel mio lavoro quotidiano di educatore che come tirocinante psicoterapeuta presso il reparto di

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