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I casi di esclusione dalla revocatoria fallimentare.

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Li Gioi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Carmine Macrì
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 357

Il lavoro pone in rassegna il tema della revocatoria fallimentare, ante e post riforma, con un amplia analisi di casi giurisprudenziali e orientamenti dottrinali.

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4 Premessa Prima di entrare nello specifico di questo lavoro è necessario premettere alcune considerazioni di ordine storico per capire all’interno di quale contesto va ad inserirsi la riforma della legge fallimentare ed in particolare le esenzioni di cui al terzo comma dell’art. 67 l.fall. In ogni paese, la normativa in materia di crisi dell'impresa contiene un insieme di regole, che possiamo sinteticamente individuare come “sistema revocatorio” dirette a modificare la posizione di alcuni soggetti che hanno avuto rapporti con l'imprenditore in un determinato periodo di tempo anteriore all'apertura della procedura concorsuale 1 . Tali regole, disciplinano una serie di attività svolte dal curatore allo scopo di recuperare beni o valori astrattamente assoggettabili alla liquidazione fallimentare che, per ragioni varie, alla data di dichiarazione di fallimento non rientrano nella disponibilità 1 A tale scopo negli artt. da 64 a 71 del R.D. 1942, n. 267 trovano disciplina una serie di fattispecie, intervenendo le quali determinati atti posti in essere dal fallito o anche da terzi ma con effetti sul patrimonio del fallito possono essere resi inefficaci nei confronti della generalità dei creditori concorrenti nel fallimento, con la duplice conseguenza di portare nel nulla l’attribuzione patrimoniale conseguita dal soggetto convenuto in revocatoria e di produrre, per tale via, una serie di corrispondenti implementazioni del patrimonio del fallito e per esso della percentuale di recuperabilità dei crediti ammessi al passivo. Tali fattispecie non hanno identica natura, ne tantomeno uguale disciplina. Che “si svolge nell’interesse di tutti i creditori esistenti al momento dell’instaurazione della procedura ed investe tutto il patrimonio del fallito”: F. FERRARA - A. BORGIOLI, Il Fallimento, Milano 1995. Tali articoli disciplinano l’attività recuperatoria propria del fallimento, nel senso che le altre azioni: riscossioni di crediti, esecuzioni dei contratti, azioni surrogatorie o altro, possono essere esperite anche al di fuori del fallimento, mentre, le attività da queste regolate è propria esclusivamente della sede fallimentare, al punto che, la chiusura del fallimento rende improseguibile il giudizio per revocatoria eventualmente in essere, mentre determina la sola interruzione degli altri giudizi che potranno essere riassunti dal fallito tornato in bonis.

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