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Max Weber e il problema dell'emanatismo.

Il termine "emanatismo" viene impiegato da Max Weber nel Roscher und Knies und die logischen Probleme der historischen Nationalokonomie (1903-1906) per denotare la concezione tipica di alcuni orientamenti d pensiero fondati su presupposti "metafisici": la polemica weberiana è rivolta al metodo della Scuola storica del diritto, estendendosi anche alle applicazioni di esso nel contesto dell'economia politica, alle correnti cosiddette "psicologistiche" e a quelle "oggettivistiche". Tali direzioni di pensiero si caratterizzano per la loro pretesa di rintracciare il principio di fondazione delle scienze storico-sociali al di là di queste, ossia al di fuori della verifica del processo logico finalizzato alla "certificazione" della realtà empirica.

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Introduzione Sarebbe impossibile saggiare il giudizio che Max Weber esprime in merito a quegli atteggiamenti filosofici, che si adoperano a definire i processi storico-sociali come risultati deducibili “emanaticamente” da un principio supremo, autonomo dall'esperienza, senza richiamarsi alle analisi di Lask, volte a stabilire una sorta di integrazione, che si rivelerà alquanto problematica, tra due modi di intendere il “concetto”: mi riferisco alla “logica analitica” e alla “logica emanatica” o ‹‹ emanatistica ›› 1 . L'espressione ‹‹ logica emanatistica ›› è stata coniata da Lask per indicare l' andamento circolare dello spirito hegeliano, che si risolve in un “rovesciamento” di esso nella realtà e nel successivo ritorno in se stesso, per poi denotare, nella critica di Weber, le conclusioni “metafisiche” cui giungono certi indirizzi di pensiero. Ho incentrato il primo capitolo della mia tesi sull'indagine laskiana relativa all'“oggetto storico” e alla “logica della storia”, due problematiche che implicano, per Lask, un confronto continuo e costante con Rickert, suo stimato maestro, e che vengono affrontate nella fase giovanile del suo pensiero, ossia prima del 1910. Al 1902 risale Ficthes Idealismus und die Geschichte 2 , in cui si concretizza il confronto laskiano con l'Idealismo classico tedesco. All'origine di quest'opera vi è la distinzione tra due teorie relative al rapporto tra concetto e realtà, ossia l'impostazione analitico-kantiana e quella emanatico-hegeliana. Mentre la “logica analitica”, sulla scia di Kant, asserisce la non identità tra il piano del concetto e quello della realtà, in quanto il concetto è una pura forma vuota e, quindi, un risultato analitico, la “logica emanatica”, che trova in Hegel il suo maggiore ispiratore, preserva tale identità, ritenendo che l'esperienza sia deducibile in maniera “effettiva” dal concetto logico. Fichte funge da ‹‹ termine medio ›› 3 tra questi due atteggiamenti logici, nella prospettiva di Lask. L'unica strada da intraprendere per poter ‹‹ pensare la storia ›› 4 è la “compredicabilità” delle logiche analitico-kantiana ed emanatico-hegeliana: questa è la 1 E. Troeltsch, Lo storicismo e i suoi problemi , a cura di G. Cantillo e F. Tessitore, Napoli, Guida, 1985- 1993, vol. II, Sul concetto di sviluppo storico e sulla storia universale , 1989. 2 E. Lask, Fichtes Idealismus und die Geschichte , Mohr, T ü bingen/Leipzig, 1902. 3 C. Tuozzolo, Emil Lask e la logica della storia , Milano, Franco Angeli, 2004, p. 10. 4 Ibid. 3

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giovanna Corsale Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

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