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L’impatto della liberalizzazione commerciale in Messico - Analisi macroeconomica e studio sul mercato del lavoro manifatturiero

La tesi di laurea analizza il processo di apertura commerciale affrontato dal Messico dalla fine degli anni Ottanta al giorno d'oggi. Vengono innanzitutto riepilogati i momenti chiave del passaggio da economia chiusa (Import-Substitution Industrialization) ad economia aperta al commercio internazionale (Export-Oriented Industrialization). Il corpo della tesi affronta, punto per punto, l'evoluzione delle principali variabili macroeconomiche associate alla liberalizzazione (Inflazione, Import, Export, FDI, deficit fiscale, crescita GDP, GDP p/c) per poi centrare l'attenzione sul tema dell'economia del lavoro. Nel terzo ed ultimo capitolo, infatti, viene analizzato l'andamento di salari reali ed occupazione nel settore manifatturiero, sia per l'economia messicana "tradizionale" che per le maquiladoras. Un modello econometrico di Labor Demand permette di offrire una valutazione empirica aggiuntiva su quanto discusso. Sempre mantenendo la fondamentale distinzione maquilas/non-maquilas, vengono tracciate delle conclusioni sull'impatto che le riforme di apertura hanno avuto sull'economia del lavoro messicana (e sull'economia nel suo complesso).

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1 Introduzione Da quando il Messico ha deciso di adottare la strategia di apertura commerciale, a fine anni Ottanta, è stato oggetto di un’innumerevole quantità di investigazioni economiche, interessate a valutare gli effetti prodotti dal piano riformatore. Dopo vari decenni di politiche di sviluppo basate sulla Sostituzione di Importazioni, e un periodo transitorio conseguente alla Crisi del Debito del 1982, il mercato emergente messicano decideva di intraprendere la via della liberalizzazione commerciale. Diversi altri Paesi dell’America Latina, contemporaneamente o più tardi rispetto al Messico, compivano lo stesso passo. Per molti Paesi in via di sviluppo, il passaggio ad un sistema di mercato veniva accompagnato da promesse di un miglioramento delle condizioni generali dell’economia, che avrebbe garantito una crescita più stabile e sostenuta e un contesto più favorevole per i lavoratori. I settori economici più esposti al commercio internazionale, avrebbero potuto specializzarsi nella produzione di beni su cui il Paese possedeva un vantaggio comparato rispetto all’estero; si prospettava che i benefici derivati da questo processo si sarebbero tradotti in una maggiore capacità di assorbire la crescente forza lavoro e in un miglioramento delle remunerazioni. Il Messico rappresenta un caso di particolare interesse per svariate ragioni. Innanzitutto, come detto, si tratta di uno dei primi Paesi latinoamericani ad aver sperimentato la transizione verso un modello di sviluppo integrato con il mercato globale. Nel 1986 il Paese entrò a far parte del GATT, e già dalla fine degli anni Ottanta divenne destinatario di un significativo flusso di investimenti dall’estero. Al momento delle trattative sulla firma del NAFTA, nei primi anni Novanta, il Messico aveva già compiuto uno sforzo importante per ridurre le tariffe e quote dall’estero che caratterizzavano il sistema protezionistico dei decenni precedenti. In secondo luogo, l’attrattiva dell’esperienza messicana deriva dal fatto che lo stimolo verso l’orientazione esterna dell’economia è stato compiuto con straordinario successo, specialmente per quel che riguarda le esportazioni manifatturiere, che erano state messe al centro del piano di sviluppo. Il Messico infatti, è stato l’unico Paese

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Marco Di Cataldo Contatta »

Composta da 140 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.