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La battaglia di Lepanto. Interpretazioni a confronto.

Informazioni tesi

  Autore: Carlo Olimpio Ravina
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Patrizia Delpiano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

Cercando di riflettere sui rapporti fra storia e storiografia, questo lavoro si sofferma sulla battaglia di Lepanto (1571) per il particolare significato che tale evento riveste ancora oggi nell’immaginario collettivo nella cultura occidentale. La vittoria cristiana ebbe infatti una grande risonanza in tutta l’Europa e fu enfatizzata, anche per uso di politica interna, dalle varie potenze vincitrici che ne favorirono la celebrazione in campo artistico.
Venezia, che all’epoca godeva del primato nel settore della stampa, fu uno dei principali centri di raccolta e distribuzione della notizia. La vittoria venne celebrata con numerosi dipinti ancora oggi visibili. Nelle opere iconografiche Lepanto risulta un non luogo, un trionfo della virtù sui vizi .
Per affrontare la questione la scelta è caduta su tre autori caratterizzati da percorsi differenti quanto a formazione e prospettiva proprio al fine di fare emergere punti di vista diversi su una tematica così controversa.
Il primo scrittore è Arrigo Petacco, giornalista affermato, che affronta gli argomenti storici sempre con intenti divulgativi e tagli cronachistici. Egli nella sua pubblicazione su Lepanto (La croce e la mezzaluna Lepanto 7 ottobre 1571: quando la Cristianità respinse l’Islam ) manifesta il convincimento che si trattò di un vero e proprio scontro tra due civiltà contrapposte, quella occidentale, quindi cristiana, e quella islamica.
Per quanto concerne il secondo autore preso in esame, ossia il giurista Romano Canosa, va detto che nel suo volume Lepanto Storia della Lega Santa contro i Turchi non si lascia mai influenzare né dalla mitizzazione che è seguita all’evento, né dall’idea di scontro di civiltà. Egli, infatti, analizza i fatti storicamente accaduti evitando però di attribuire una eccessiva importanza alla vittoria cristiana alle isole Curzolari e affrontando la situazione con particolare riferimento ai complessi rapporti politico-diplomatici intervenuti successivamente alla battaglia tra le potenze vincitrici.
Il terzo autore preso in esame è il polemologo Niccolò Capponi, autore di Lepanto 1571 La Lega Santa contro l’Impero ottomano . Questi, pur in un quadro di rigore storiografico, privilegia la descrizione degli apparati militari dei due schieramenti e della strategia bellica tenuta dai vari comandanti. In realtà, la sua interpretazione si discosta dal pensiero degli altri due autori, ponendosi in qualche senso in una via mediana. Infatti, egli non crede allo scontro di civiltà, ma comunque mantiene una posizione differente anche rispetto a quella di Canosa.
Capponi ritiene che la vittoria cristiana abbia avuto una importanza non soltanto simbolica, ma abbia rappresentato anche il manifestarsi di quella superiorità della strategia e della tattica militare cristiana nei confronti degli ottomani, che garantirà all’Occidente una netta supremazia per molti secoli a venire.
Per quanto riguarda la struttura del lavoro, esso presenta tre capitoli, ciascuno dei quali è suddiviso in tre paragrafi. Nel primo capitolo, riguardante Arrigo Petacco, si sottolinea l’importanza dell’elemento biografico, come mostra la profonda indagine introspettiva compiuta dall’autore su due personaggi protagonisti della vicenda, quali Giovanni d’Austria e Gian Andrea Doria, oltre all’accurata descrizione della vita delle popolazioni che abitavano il Mediterraneo tormentate dalle continue scorrerie barbaresche.
Nel capitolo su Romano Canosa viene messa in evidenza la conduzione della politica interna da parte della Spagna per quanto riguarda il problema dei moriscos, nonché della politica estera e dei rapporti internazionali intercorsi, dall’avvento di papa Pio V al soglio pontificio fino agli anni successivi a Lepanto.
Nel terzo capitolo, riguardante Niccolò Capponi, vengono prese in esame due tematiche a sfondo strategico militare, ovvero l’assedio turco ai danni di Famagosta e il vero e proprio primato tecnologico cristiano – veneziano in primis – a Lepanto, oltre a quella più prettamente politica riguardante i diversi interessi e i reciproci sospetti delle varie potenze coinvolte.

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1 Introduzione Cercando di riflettere sui rapporti fra storia e storiografia, questo lavoro si sofferma sulla battaglia di Lepanto (1571) per il particolare significato che tale evento riveste ancora oggi nell’immaginario collettivo nella cultura occidentale. La vittoria cristiana ebbe infatti una grande risonanza in tutta l’Europa e fu enfatizzata, anche per uso di politica interna, dalle varie potenze vincitrici che ne favorirono la celebrazione in campo artistico. Venezia, che all’epoca godeva del primato nel settore della stampa, fu uno dei principali centri di raccolta e distribuzione della notizia. La vittoria venne celebrata con numerosi dipinti ancora oggi visibili. Nelle opere iconografiche Lepanto risulta un non luogo, un trionfo della virtù sui vizi 1 . Per affrontare la questione la scelta è caduta su tre autori caratterizzati da percorsi differenti quanto a formazione e prospettiva proprio al fine di fare emergere punti di vista diversi su una tematica così controversa. Il primo scrittore è Arrigo Petacco, giornalista affermato, che affronta gli argomenti storici sempre con intenti divulgativi e tagli cronachistici. Egli nella sua pubblicazione su Lepanto (La croce e la mezzaluna Lepanto 7 ottobre 1571: quando la Cristianità respinse l’Islam 2 ) manifesta il convincimento che si trattò di un vero e proprio scontro tra due civiltà contrapposte, quella occidentale, quindi cristiana, e quella islamica. Per quanto concerne il secondo autore preso in esame, ossia il giurista Romano Canosa, va detto che nel suo volume Lepanto Storia della Lega Santa contro i Turchi 3 non si lascia mai influenzare né dalla mitizzazione che è seguita all’evento, né dall’idea di scontro di civiltà. Egli, infatti, analizza i 1 A. Stouraiti, Costruendo un luogo della memoria: Lepanto in Meditando sull’evento di Lepanto. Odierne interpretazioni e memorie, Convegno storico. Venezia, 8 novembre 2002. Raccolta delle relazioni, Venezia 2002, tratto dal sito http://www.storiadivenezia.net/sito/saggi/stouraiti_lepanto.pdf. L’autrice analizza Lepanto come un luogo della memoria, studiando la produzione storiografica veneziana e inoltre si sofferma sul risalto che fu attribuito alla vittoria da parte di Venezia dove prevalsero intenti autocelebrativi al fine di ristabilire il prestigio navale della repubblica. 2 A. Petacco, La croce e la mezzaluna Lepanto 7 ottobre 1571: quando la Cristianità respinse l’Islam, Milano, Mondadori, 2005. 3 R. Canosa, Lepanto Storia della Lega Santa contro i Turchi, Roma, Sapere 2000, 2000.

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