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La Comunità Walser di Alagna, declino linguistico e riscoperta della tradizione

Informazioni tesi

  Autore: Giulio Bonola
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze demo-etno-antropologiche
  Relatore: Pier Paolo Viazzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

La tesi di laurea, che ha avuto come relatore il professor Pier Paolo Viazzo, è stata il frutto di un tirocinio di ricerca presso lo sportello etnolinguistico del comune di Alagna Valsesia (VC), insediamento della minoranza etnica walser ai piedi del Monte Rosa.
Il lavoro di ricerca da me effettuato è cominciato con l’inquadramento storico e geografico della migrazione di questo popolo, proveniente dal canton Vallese in Svizzera, avvenuta nel XIII secolo con l’intento di formare delle colonie a sud delle alpi, in territori oggi italiani.
I primi due capitoli descrivono le condizioni di insediamento dei walser e la fondazione di nuove comunità, favorita dalle concessioni nobiliari di alpeggi ad alta quota, e le opere di antropizzazione effettuate dai coloni per lo sfruttamento delle risorse naturali; nel secondo capitolo si evidenzia inoltre il carattere “aperto” della comunità di Alagna, che dalla metà del 1400 ha visto una forte emigrazione stagionale degli uomini che, specializzatisi in varie professioni in campo edile e artistico, rimanevano lontani dalla madrepatria per circa dieci mesi all’anno per lavorare in località svizzere germanofone, tra cui anche le località di loro provenienza nel Vallese.
Nel terzo capitolo ho affrontato il tema della lingua dei walser, il titzschu, e del suo declino, provocato dalla celebrazione di matrimoni misti tra walser e valsesiani, popolazione autoctona di questo territorio. Ai figli delle coppie mistilingue non è più trasmesso l’idioma walser che va scomparendo nel corso del Novecento, e che ad Alagna oggi è parlato solo da 34 individui, concentrati principalmente nelle classi di età più anziane. Negli ultimi trent’anni si sono susseguite molte iniziative, da me descritte nei capitoli quarto e quinto, per una rivitalizzazione linguistica. Queste si sono rivelate molto importanti per la conservazione di questo tratto culturale, ma tardive per quanto riguarda il tentativo di reintroduzione della lingua orale nella quotidianità.
L’ultimo capitolo della tesi è costituito da una serie di interviste a giovani ed anziani della comunità, riguardanti le tematiche dell’identità walser ieri e oggi e le prospettive culturali di questa minoranza etnica.
Personalmente ho trovato il lavoro di ricerca molto appassionante e profondo dal punto di vista umano. Con questa tesi, spero di aver arricchito il dibattito culturale attorno a questa minoranza etnica delle Alpi e di aver contribuito a valorizzare il loro patrimonio culturale.

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Premessa L’ esperienza da cui nasce questa tesi parte un giorno di aprile del 2009, il mio primo giorno da tirocinante all’Ufficio Walser di Alagna Valsesia, un piccolo comune della provincia di Vercelli situato in Valsesia, ai piedi del Monte Rosa. La decisione di intraprendere questo lavoro risale invece alla primavera precedente, quando ascoltando le lezioni del corso di Antropologia Sociale del professor Pier Paolo Viazzo mi sono tornati in mente luoghi, persone, odori di un paese a me molto familiare, dove ho trascorso tutte le estati della mia infanzia e della mia adolescenza e dove improvvisamente avevo voglia di tornare, per cercare di dare una spiegazione all’incredibile fascino che esercita su di me. La conoscenza, seppur superficiale, di questo villaggio di montagna mi ha dato la possibilità di potervi effettuare un fruttuoso tirocinio di ricerca. Credo che una persona totalmente estranea al contesto non avrebbe potuto addentrarsi efficacemente, nel poco tempo disponibile, all’interno del territorio e della cultura di questa comunità walser. Il mio ruolo di osservatore è stato quindi in qualche modo privilegiato, anche nel rapporto con le persone: non sono visto come un “forestiero” e non sono trattato con la diffidenza che ai forestieri è spesso riservata in un paese di poche centinaia di abitanti. Allo stesso tempo, però, non sono un membro della comunità con cui si vive la quotidianità e tutto ciò che ne viene: simpatie e antipatie, litigi e dispute. Questa condizione mi ha offerto la possibilità di aprirmi ad un rapporto molto confidenziale con le persone delle quali volevo raccogliere una testimonianza riguardante la loro appartenenza culturale, ma mi ha dato anche la possibilità di chiudermi in una certa riservatezza ogni volta che nascevano problemi tra i membri della comunità, in quanto il mio compito là era unicamente quello di spettatore di una piccola realtà sociale. Per intraprendere il mio lavoro ho dovuto fornirmi di un bagaglio di conoscenze di base senza le quali non avrei potuto confrontarmi con gli abitanti di questa località: la sua particolarità sta infatti nell’ essere un insediamento walser, ovvero una colonia fondata da una popolazione di origine germanica, proveniente dal cantone svizzero del Vallese, alla ricerca di nuove terre da coltivare e nuovi pascoli da sfruttare. I Walliser, Vallesi (o Vallesani), arrivano in questa località presumibilmente negli ultimi decenni del Duecento da due colonie precedentemente formatesi, Macugnaga e Gressoney. Migrando a sud delle Alpi i Vallesani verranno variamente identificati dalle popolazioni vicine alle nuove colonie come Alamanni o Theutonici , o Alamans in Valle d’Aosta; e quando, partendo da queste prime colonie, alcuni si sposteranno ulteriormente verso regioni alpine orientali di 4

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