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L'Italia fuori dall'Italia. La diaspora italiana tra ‘800 e ‘900 nelle Americhe

Bisogna innanzi tutto chiarire la figura del migrante; quando si immagina la diaspora italiana nel periodo dell’emigrazione di massa si pensa a gente povera, sporca, prostrata dal lungo viaggio, ricoperta da stracci e con valige di cartone che attraccano ad Ellis Island . Questa immagine è giustamente fedele a quella che fu la realtà di allora, e possiamo considerarla come punto di riferimento visivo di partenza. Le immagini di allora racchiudono storie, sentimenti, speranze che cercherò di far rivivere in questo mio elaborato, per cercare di descrivere la figura dell’ emigrante di allora.
Un luogo comune che lega l’emigrazione italiana in America la considera solamente come retaggio storico della popolazione del sud Italia; siculi e campani rappresentano nell’immaginario l’italiano emigrato agli inizi del ‘900.Questa considerazione è erronea per il semplice fatto che vi fu sì un emigrazione massiccia dal meridione, ma quella dell’ Italia settentrionale fu in eguale modo consistente. La differenza sostanziale è che gli abitanti del Piemonte, della Liguria, del Veneto e dell’ Italia centrale “preferirono” come destinazione l’America del Sud.

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3 1. Introduzione Trattare di migrazione significa affrontare una caratteristica presente nell‟ umanità fin dagli albori della nostra storia. Da sempre l‟uomo ha intrapreso grossi spostamenti per le più svariate ragioni: economiche, di sussistenza, per fini commerciali e per scappare da guerre e carestie. L‟uomo si è spostato da solo o in gruppo e con fini differenti; o per cercare stabilità permanente in un nuovo insediamento o per garantirsi una sussistenza migliore della precedente anche solo temporaneamente. Gli esseri umani sono emigrati per propria volontà, o contro la stessa. In questo ambito è utile ricordare la tratta degli schiavi provenienti dall‟Africa e diretti nel Nuovo mondo ad opera dei coloni europei; chiaro esempio di emigrazione forzata. Sono esistite emigrazioni, e tuttora esistono, per ragioni politiche; è questo il caso degli esuli politici costretti ad emigrare per scappare da situazioni politicamente avverse. Esistono emigranti stagionali, persone che si muovono sul continente per lavori temporanei; in ambito antropologico questo tipo di emigrazioni presentano pochi spunti di analisi in quanto non vanno a modificare in modo permanente i costumi, le tradizioni, e la storia della nazione ospitante. Esistono migrazioni interne ad una stessa Nazione, ed esistono migrazioni al di fuori dei propri confini nazionali. Il concetto fondamentale da considerare nel caso si voglia parlare di emigrazione è quello di trattarle come processi fluidi ed eterogenei. L‟emigrazione in sé presenta innumerevoli sfaccettature per quanto riguarda il singolo, il gruppo, le motivazioni insite, il periodo storico trattato, la spinta della terra di origine o l‟attrazione di quella ospitante. “Le migrazioni vanno inquadrate come processi, in quanto dotate di una dinamica evolutiva che comporta una serie di adattamenti e di modificazioni nel tempo, e come sistemi di relazioni che riguardano le aree di partenza, quelle di transito e quelle infine di destinazione, coinvolgendo una pluralità di attori ed istituzioni” (Ambrosini; 2005: 17). Bisogna innanzi tutto chiarire la figura del migrante; quando si immagina la diaspora italiana nel periodo dell‟emigrazione di massa si pensa a gente povera, sporca, prostrata dal lungo viaggio, ricoperta da stracci e con valige di cartone che attraccano ad Ellis Island . Questa immagine è giustamente fedele a quella che fu la realtà di allora, e possiamo considerarla come punto di riferimento visivo di partenza. Le immagini di allora racchiudono storie, sentimenti, speranze che cercherò di far rivivere in questo mio elaborato, per cercare di descrivere la figura dell‟ emigrante di allora.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Marco Gandini Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.