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Il rapporto tra diritto e morale per una tutela pubblica. Il dibattito sul Legal Enforcement of Morals: confronti di argomentazioni normative tra moralità sessuale e realtà istituzionale.

Informazioni tesi

  Autore: Maria Golinelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Marina Lalatta Costerbosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 34

La riflessione filosofico-giuridica si propone come strumento indispensabile per scendere in profondità e valutare le strutture fondamentali delle società, secondo standards razionali, orientati e giustificati da argomenti di principio universalistici che vestono significato normativo. Per questo motivo è caratterizzata in primo luogo dalla sua specifica pluralità di trattazioni e argomentazioni: se non fosse colorata da più voci e posizioni, la riflessione teorica non sussisterebbe come tale, cioè aperta alla critica, perché verrebbe investita di valore normativo diretto. E’ una situazione che va presupposta variegata e articolata, e non necessariamente armonica. I modelli normativi elaborati dalle diverse dottrine politiche -che a seguito analizzerò- non sono tuttavia incompatibili, non del tutto almeno. La comparazione e il confronto sono possibili, non perché gli autori condividano un set di credenze religiose, filosofiche o antropologiche (alcuni sì), ma perché, oltre a condividere una razionalità logica di fondo, ogni modello teorico si pone come metro di valutazione e critica delle istituzioni sociali esistenti, in relazione al raggio di libertà possibile dell’uomo (o di determinati gruppi). Non dimentichiamo infatti che la riflessione teorico-giuridica, nella sua vasta struttura concettuale e pluralità di opzioni e proposte diverse, si volge sempre verso quell’orizzonte pratico dove soggetto e fine è specificatamente l’individuo.
La definizione del rapporto tra diritto e morale è tema impegnativo e controverso nel dibattito filosofico, e rappresenta in realtà, una problematica ben più ampia e complessa di quanto possa emergere da questo elaborato. Si tratta di un’analisi forse superficiale e schematica in alcuni punti, ma comunque essenziale per comprendere e interpretare l’attenzione dedicata alla percezione e allo spessore normativo dell’omosessualità in ambito giuridico. La rilevanza politica che ha costantemente accompagnato problematiche inerenti la vita sessuale degli individui deriva dal fatto che "tali questioni si sono sempre ben prestate quali esempi di 'harmless immoralities', di 'victimless crimes': per infrangere il milliano principio del danno e interferire in una sfera così privata della vita degli individui, ovvero per negare protezione giuridica a determinati individui quali potenziali obiettivi di discriminazione, è necessario mettere in gioco il potere normativo di una determinata concezione del bene umano, è necessario cioè legittimare un effettivo e diretto impatto della morale sul diritto" (Zanetti, 2004). La ricerca è improntata infatti sulla traccia dell’intensa discussione sul rapporto fra diritto e morale: strumento orientativo sarà il vivido dibattito sul cosiddetto Legal Enforcement of Morals, vale a dire sull’opportunità o meno che il diritto imponga coercitivamente, cioè attraverso il codice penale, la morale. Di capitolo in capitolo mi occuperò quindi di casi e situazioni particolari di confronto/scontro tra morale sessuale e realtà istituzionale, risalendo ai quadri teorici di riferimento, a quei modelli concettuali retrostanti la cui funzionalità ha di fatto avuto impatto evidente sugli ordinamenti giuridici occidentali e sulle decisioni politiche. La filosofia del diritto esercita infatti un’influenza diretta su questioni normative concrete: l’operatività e la “militanza” è carattere proprio costitutivo della riflessione teorico-istituzionale, essendo il diritto stesso calato nella realtà.
Dagli anni Sessanta a oggi l'esplosione dei movimenti per la rivendicazione e il riconoscimento dei diritti individuali e la circolazione di temi e questioni prima tabù (come l'aborto, contraccezione, eutanasia, omosessualità) ha mutato profondamente il panorama non solo politico e sociale, ma anche morale e culturale, incidendo profondamente sulla tensione che la validità del diritto intrattiene con giudizi morali. Varie interpretazioni diverse sono sorte a riguardo, ciascuna assumendo come presupposto teorico una data immagine dell'uomo da cui trarre significati e argomenti normativi.

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INTRODUZIONE LA STORIA DI UN PROBLEMA. La riflessione filosofico-giuridica si propone come strumento indispensabile per scendere in profondità e valutare le strutture fondamentali delle società, secondo standards razionali, orientati e giustificati da argomenti di principio universalistici che vestono significato normativo. Per questo motivo è caratterizzata in primo luogo dalla sua specifica pluralità di trattazioni e argomentazioni: se non fosse colorata da più voci e posizioni, la riflessione teorica non sussisterebbe come tale, cioè aperta alla critica, perché verrebbe investita di valore normativo diretto. E’ una situazione che va presupposta variegata e articolata, e non necessariamente armonica. I modelli normativi elaborati dalle diverse dottrine politiche -che a seguito analizzerò- non sono tuttavia incompatibili, non del tutto almeno. La comparazione e il confronto sono possibili, non perché gli autori condividano un set di credenze religiose, filosofiche o antropologiche (alcuni sì), ma perché, oltre a condividere una razionalità logica di fondo, ogni modello teorico si pone come metro di valutazione e critica delle istituzioni sociali esistenti, in relazione al raggio di libertà possibile dell’uomo (o di determinati gruppi). Non dimentichiamo infatti che la riflessione teorico-giuridica, nella sua vasta struttura concettuale e pluralità di opzioni e proposte diverse, si volge sempre verso quell’orizzonte pratico dove soggetto e fine è specificatamente l’individuo. La definizione del rapporto tra diritto e morale è tema impegnativo e controverso nel dibattito filosofico, e rappresenta in realtà, una problematica ben più ampia e complessa di quanto possa emergere da questo elaborato. Si tratta di un’analisi forse superficiale e schematica in alcuni punti, ma comunque essenziale per comprendere e interpretare l’attenzione dedicata alla percezione e allo spessore normativo dell’omosessualità in ambito giuridico. La rilevanza politica che ha costantemente accompagnato problematiche inerenti la vita sessuale degli individui deriva dal fatto che "tali questioni si sono sempre ben prestate quali esempi di 'harmless immoralities', di 'victimless crimes': per infrangere il milliano principio del danno e interferire in una sfera così privata della vita degli individui, ovvero per negare protezione giuridica a determinati individui quali potenziali obiettivi di discriminazione, è necessario mettere in gioco il potere normativo di una determinata concezione del bene umano, è necessario cioè legittimare un effettivo e diretto impatto della morale sul diritto" (Zanetti, 2004). La ricerca è improntata infatti sulla traccia dell’intensa discussione sul rapporto fra diritto e morale: strumento orientativo sarà il vivido dibattito sul cosiddetto Legal Enforcement of Morals, vale a dire sull’opportunità o meno che il diritto imponga coercitivamente, cioè attraverso il 3

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