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Il linguaggio giornalistico: due modi di interpretare il 25 Aprile. Analisi e confronto: La Repubblica e Il Giornale.

Informazioni tesi

  Autore: Domenico Ciccone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Mimmo Càndito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

Come il linguaggio giornalistico può influenzare l'opinione pubblica e come il linguaggio è di fondamentale importanza nell'ambito della comunicazione politica. Un lavoro diviso sostanzialmente in due grandi parti. La prima più introduttiva e teorica dove, dopo un primo approccio storico e critico, sono proposti alcuni esempi di come i mezzi di comunicazione di massa intervengono nei processi di creazione dell'opinione pubblica. La seconda è dedicata invece all'analisi di due quotidiani nazionali, La Repubblica e Il Giornale, nelle loro edizioni cartacee dal 20 al 27 aprile 2009. Tale analisi vuole evidenziare come un giornalismo di parte e di partito è studiato per indirizzare e talvolta manipolare il pensiero dei lettori. Si è cercato tuttavia di seguire un approccio critico sia nelle considerazioni che nell'analisi stessa.

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2 1. Introduzione “Dopo aver perso il monopolio dell‟informazione, la stampa quotidiana sta attraversando oggi la più grave crisi della sua storia secolare. Ciò ha autorizzato alcuni studiosi ad annunciare addirittura il prossimo tramonto del giornale come mass medium, riscontrando la sua incapacità a competere con gli altri mezzi di informazione in quella che si sta già delineando come una civiltà audiovisiva. In realtà, la crisi attuale investe la stampa di tutti i paesi e ha le sue più imponenti manifestazioni nella continua diminuzione delle testate, nel fenomeno delle fusioni e delle concentrazioni, nel ristagno e nel declino delle tirature, nel contenuto sempre più uniforme dei quotidiani.” 1 Il dibattito sulla forza di persuasione del linguaggio attraversa i secoli. Sin dall‟antica Grecia abbiamo testimonianza di lavori che si interrogano sulla retorica e sul migliore uso della comunicazione possibile al fine di ottenere consenso. Platone, Isocrate, Aristotele ci hanno lasciato eminenti studi sull‟arte della retorica, ossia l‟arte del discorso che ha per scopo la persuasione. Se, tuttavia, nell‟antichità l‟idea di persuasione attraverso il linguaggio era da far risalire alla capacità dell‟oratore di organizzare il discorso, in modo da convincere l‟uditorio dell‟inattaccabilità della propria tesi, solo a partire dal Novecento si è fatta strada la consapevolezza che le parole, usate nel modo corretto, esercitano un potere. E con la diffusione di massa della carta stampata prima, della televisione a partire dalla metà degli anni ‟50 del „900 poi, si è avuto un mezzo che potesse diffondere alla totalità un pensiero e cercare di orientare l‟opinione pubblica. Interessanti, inoltre, le ricerche che dimostrano quanto sia importante l‟analisi del linguaggio e il modo in cui viene recepito, assimilato e interpretato dal destinatario. Per questa ragione chi si occupa di politica, sia in senso attivo, sia in senso teorico, non può esimersi dallo studio del linguaggio e dei suoi effetti, poiché la conoscenza del linguaggio è necessaria per la comprensione dei rapporti di potere. Esistono situazioni in cui la forza persuasiva del linguaggio è più evidente: quando 1 Del Boca A., Giornali in crisi, 1968

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