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Produzione agro-ecologica e sviluppo locale: il mercato del mais biologico di Vicente Guerrero in Messico.

Dal 1982 in Messico è stato introdotto un modello economico basato sulle privatizzazioni, l’apertura commerciale indiscriminata e la deregolamentazione del settore agro-alimentare.
Tale panorama si è accentuato nel 1994 con l’approvazione del Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord (TLCAN) che ha determinato la formazione di un’area di libero scambio tra paesi con un livello di sviluppo asimmetrico. L’apertura delle barriere doganali, accompagnata dalla diminuzione dell’appoggio statale al settore rurale, ha reso impossibile per i piccoli produttori sopportare la concorrenza, con profonde conseguenze a livello economico e sociale. Il TLCAN infatti ha aumentato la dipendenza del mercato agro-alimentare al commercio estero:la dipendenza dell’economia messicana ai flussi commerciali internazionali ha trasformato il paese da produttore dei propri generi alimentari a importatore, rendendolo maggiormente vulnerabile in termini di sicurezza e sovranità alimentare.
Il modello economico seguito dal Messico ha mostrato i suoi punti di debolezza durante la crisi alimentare che ha colpito l’intero sistema mondiale nel 2008 che ha incrementato in modo esponenziale dei prezzi dei generi alimentari di base. La crisi del sistema globale ha riportato alla luce le difficoltà dei gruppi sociali subalterni, como i contadini che si vedono costretti ad abbandonare le proprie terre e ad emigrare verso le aree urbane, andando ad aumentare il numero dei disoccupati e trasformandosi in consumatori dei generi alimentari che loro stessi avrebbero potuto produrre.
In tale contesto emerge la necessità di mettere in discussione il modello economico occidentale considerato fino ad oggi come assoluto, e prendere in considerazione alcune esperienze di nicchia che potrebbero offrire importanti contributi per rispondere alle crisi.
La ricerca di tesi si basa sullo studio di un progetto di sviluppo rurale integrale implementato da una comunità contadina di Vicente Guerrero, nello stato di Tlaxcala, che partendo dall’ipotesi della necessità di implementare una agricultura sostenibile, ha introdotto da trent’anni un sistema agricolo basato sull’agro-ecologia. La tesi proposta si pone come obiettivo condurre un’analisi che permetta valutare l’intero progetto, le esternalità prodotte dal GVG con impatto positivo per l’intera comunità., ed estrapolare alcune linee guida di carattere macroeconomico che potrebbero essere prese in considerazione dal governo federale nella delineazione delle politiche agricole.
L’elaborato è strutturato in due parti, entrambe suddivise in tre capitoli: la prima riguarda la necessità di una nuova agricoltura sostenibile mentre la seconda tratta del progetto di sviluppo rurale integrale della comunità di Vicente Guerrero.
Il primo capitolo espone brevemente l’evoluzione storica delle politiche economiche messicane e il loro impatto sul settore agro-ecologico, facendo enfasi sulla perdida di sovranità alimentare per la popolazione messicana. Nel secondo capitolo sono invece esposte le teorie economiche mainstream e le critiche mosse per la formulazione di nuovi paradigmi, come quelli basati sul concetto di sviluppo sostenibile. Il terzo capitolo tratta da un lato dell’impatto della “Rivoluzione verde” nei paesi in via di sviluppo, per poi presentare sistemi agricoli alternativi: l’agricoltura biologica e agro-ecologica. La seconda parte tratta in specifico il Proyecto de Desarrollo Rural Integral implementato dal Grupo Vicente Guerrero. Nel capitolo quarto si vogliono presentare alcuni dati demografici ed economici relativi allo stato di Tlaxcala e al municipio di Españita, dove si trova la località di Vicente Guerrero. Il capitolo quinto presenta il progetto oggetto dell’analisi, la sua nascita, i suoi obiettivi e le attività implementate, l’organizzazione del gruppo e la metodologia utilizzata. Nel sesto capitolo viene invece esposta la mia indagine sul campo, gli obiettivi, gli strumenti e la metodologia utilizzati. In tale sezione sono esposti i risultati raccolti attraverso l’osservazione partecipante, le interviste ai coordinatori del progetto e i questionari compilati da un campione rappresentante il 20% dei contadini della comunità. Per poter condurre un’indagine comparativa è stato coinvolto sia un gruppo di contadini soci del Grupo Vicente Guerrero che un gruppo di campesinos convenzionali . In tal modo risulta possibile individuare le maggiori differenze tra i due gruppi, non solo da un punto di vista delle tecniche di produzione e dei risultati riportati, ma anche rispetto alla percezione delle problematiche che colpiscono il settore rurale e all’atteggiamento cooperativo o individualista che prevale tra i campesinos stessi. Infine, nelle conclusioni vengono esposti i punti di forza e debolezza del progetto ed estrapolati alcuni elementi che potrebbe essere interessante tenere in considerazione nella pianificazione delle politiche macroeconomiche.

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9 1. EVOLUZIONE STORICA E FATTI STILIZZATI 1.1 Le politiche agricole del Messico A partire dagli anni ’80 le politiche agricole implementate dal governo messicano seguirono lo sfondo ideologico e le direttive del Fondo Monetario Internazionale, che attribuivano un peso fondamentale alla produttività agricola e alla concorrenza nel mercato mondiale 6 . Facendo fede a tali principi, la deregolamentazione dell’economia e l’apertura commerciale sono state individuate come le principali strategie di “sviluppo”, contribuendo all’incremento “della disuguaglianza economica, sociale e territoriale, della concentrazione di potere e benefici nelle mani delle imprese multinazionali, della degradazione ambientale, causata da un’agricoltura estensiva, e della monocoltura destinata all’esportazione” 7 . Con l’entrata del Messico nel GATT, nel 1986, venne ufficializzato il nuovo orientamento del governo verso il tema dello sviluppo: da questo momento, si assistette alla diminuzione delle restrizioni e delle barriere doganali senza l’implementazione di politiche di appoggio e protezione ai settori più vulnerabili. Nel 1992, la controriforma salinista dell’ articolo 27 della costituzione diede una spinta alla privatizzazione dei possedimenti ejidales 8 e comunali, segnando l’inizio di un nuovo processo di sottrazione delle terre nelle mani dei contadini e dei gruppi indigeni. La politica salinista neoliberale ebbe come obiettivo la diminuzione della partecipazione statale nell’economia. Alla base di tale strategia risiedeva la speranza che il capitale nazionale colmasse il gap lasciato dai fondi ritirati dallo Stato. Al contrario, la sostituzione di capitali risultò “lenta e insufficiente per l’economia nel suo complesso e per il settore rurale in particolare” 9 e favorì l’appropriazione delle terre da parte dei grandi latifondisti. Oggi, infatti, il 70% della 6 Chavéz y Macías (2007) 7 Chavéz y Macías (2007), op. cit. p. 48. 8 Che riguardano l’ejido, proprietà rurale ad uso collettivo. 9 R. G. Zamora (2002), op. cit. p. 5.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Marianna Guareschi Contatta »

Composta da 183 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.