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Efficacia educativa delle misure cautelari minorili. Indagine di controllo effettuata presso il Tribunale per i Minorenni di Milano

Si tratta di una indagine (risultata peraltro vincitrice, nel giugno 1998, del concorso indetto dalla Camera di Commercio di Milano per tesi di laurea riguardanti la realtà milanese) svoltasi nel 1996 presso il Tribunale per i Minorenni di Milano e seguita dal giudice per le indagini preliminari dott.ssa Poli, volta a verificare se rispetto ai provvedimenti cautelari applicabili nei confronti di imputati minorenni si possa parlare di efficacia educativa.
Dopo aver illustrato come una sempre maggior considerazione (non priva però di certe ambiguità) del “mondo degli adulti” nei confronti dei problemi legati all’infanzia abbia parallelamente fatto emergere istanze volte alla creazione di un vero e proprio diritto minorile, viene analizzata la disciplina degli artt. 19 ss. del codice di procedura penale minorile: partendo da quella interpretazione dottrinale che riteneva possibile – quanto ai presupposti di applicazione - la sussistenza di semplici “esigenze educative”, sono illustrati i motivi che invece portano a ritenere necessaria la sussistenza di quelle esigenze cautelari previste dall’art. 274 del codice di procedura penale.
Premessa una analisi statistica a livello nazionale sul panorama della delinquenza minorile al fine di avere dei validi riferimenti di raffronto, vengono presentati i risultati dell’indagine che non riguarda le finalità ma appunto l’efficacia (e cioè l’idoneità a produrre effetti, anche educativi) di tali misure, attraverso una verifica delle ipotesi in cui è accaduto che, applicata una misura cautelare, il minore sia comunque tornato a commettere un delitto, ritenendo questo un indizio di una inefficacia della misura stessa in termini educativi: a tal fine sono stati presi in considerazione tutti i provvedimenti cautelari disposti dal 24.10.1989 (data dell’entrata in vigore del d.p.r. 448) fino al 31.12.1995.
L’analisi dei relativi dati attiene alle notizie personali (riguardanti i 673 soggetti nei confronti dei quali sono state disposte), alla situazione dei relativi procedimenti e alle misure applicate, verificandone l’efficacia educativa individuando i minori recidivi nei confronti dei quali sono stati aperti ulteriori procedimenti dopo l’applicazione della misura.
Avvalendosi anche dei numerosi contributi dottrinali in materia, vengono evidenziati i nodi problematici e i punti di forza del sistema cautelare minorile: in particolare ampio accenno è fatto all’importanza della fase “precautelare” a tutela del primo impatto del minore con la giustizia, attraverso l’analisi dei dati del Centro di Prima Accoglienza di Milano.
Per quanto riguarda poi la misura del collocamento in comunità, le ragioni che - a detta della dottrina - ne hanno determinato l’insuccesso vengono “rilette” alla luce della positiva esperienza della Comunità “Don Milani”. Infine, i dati delle presenze al carcere Beccaria confermano una applicazione della custodia cautelare sempre più massiccia nei confronti dei minori stranieri, rispetto ai quali pare non essere possibile nessun’altra alternativa.
Ci si interroga dunque se effettivamente le risorse di cui tali minori hanno bisogno debbano essere ricercate nel processo o se invece il processo debba essere occasione per attivare risorse già esistenti nella società.

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Parte seconda L’EFFICACIA EDUCATIVA DELLE MISURE CAUTELARI NEL PROCESSO PENALE MINORILE Indagine di controllo effettuata presso il Tribunale per i Minorenni di Milano

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesco Cajani Contatta »

Composta da 270 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.