Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Le relazioni fra Stati Uniti e Cuba durante l'amministrazione Clinton

Per secoli colonia spagnola, l'isola caraibica divenne, già nel corso del XVII secolo, un grande centro di produzione dello zucchero. Per tutta la prima metà del novecento l'isola rimase però ai margini della politica mondiale, fortemente condizionata dalla vicinanza con gli Stati Uniti. La situazione mutò decisamente con l'ascesa al potere dei ''barbudos''. Con l'avvento della rivoluzione castrista l'isola assunse infatti un ruolo internazionale. Il primo capitolo ripercorre pertanto gli oltre quarant'anni di storia delle relazioni fra Stati Uniti e Cuba che vanno dalla fine del secondo conflitto mondiale all'avvio della presidenza di Bill Clinton. Anni, questi, caratterizzati dalla figura di Fidel Castro, di professione avvocato, agentte di riscossione crediti... rivoluzionario. ''Come posso essere stato così stupido da lasciarli agire'' chiese ripetutamente John Kennedy ai suoi consiglieri dopo il fallito sbarco alla Baia dei Porci. Gli alti tre capitoli, parte centrale di questo lavoro, prendono invece in esame il periodo che segue la caduta del muro di Berlino e gli eventi succedutisi nel corso del duplice mandato presidenziale di Bill Clinton. Si analizzano quindi le relazioni intercorrenti fra le due sponde dello stretto della Florida in un periodo storico segnato, in modo decisivo, dall'inevitabile necessità di confrontarsi con l'era postcomunista, che ha giocoforza investito in pieno l'isola caraibica. Vengono cioè ripercorse le tappe che ritengo fondamentali per la comprensione delle relazioni intercorrenti fra Washington e l'Havana nel corso degli anni novanta, che spesso, vista la prossimità degli eventi, vede la storia legarsi a doppio filo con la cronaca. Questo cercando di evitare cadute propagandistiche e considerazioni retoriche. Gli otto anni di presidenza democratica sono stati contraddistinti da una linea politica che, seppure nella sua continuità di fondo, ha comunque conosciuto alcuni importanti cambiamenti. Sono state gettate le basi perché possa aprirsi un nuova era nelle relazioni Usa-Cuba, avvenute sullo sfondo di profondi mutamenti economici, sociali e culturali. ''E' popolare?'' si chiedeva, nel 1996, il settimanale britannico ''The Economist'' riferendosi a Fidel Castro. La risposta a questa domanda non può che essere affermativa, perchè una delle più lunghe forme di governo personale della storia contemporanea non può essere spiegata soltanto attraverso l'abile uso di mezzi di manipolazione delle masse ed altri strumenti di potere. Il regime di Castro non può, in breve, essere analizzato solo attraverso quello che lo stesso settimanale definì ''dittatura al lavoro'', di cui, peraltro, il lider maximo, nel corso di questi decenni, è risultato essere un maestro. Tanto da chiedersi, come fa la canzone di Carlos Puebla, ''che cos'ha Fidel che gli yankees non lo sconfiggono?''. ''Comunque vada a finire la rivoluzione cubana - ha scritto Manuel Vazquez Montalban - le necessità umane continuano a esigere soddisfazione e a ogni rivoluzione segue un'altra rivoluzione: con la minuscola, così come, dopo la Storia, sopravvive la storia incapace di accettare per davvero la propria fine''.

Mostra/Nascondi contenuto.
Preview: Una nuova crisi nelle relazioni Usa-Cuba si ebbe nell'estate del 1994, quando il regime castrista attraversò il momento più critico del "Periodo speciale in tempo di pace". Nel pieno della crisi seguente al crollo dell'Unione Sovietica (nel 1992 il Presidente Boris Etsin aveva proclamato la fine di qualsiasi assistenza economica) e con le prime riforme economiche del 1993/94 che ancora non avevano prodotto apprezzabili risultati si ingigantì infatti il fenomeno dei "balseros". L'esodo dei cubani che, con ogni mezzo (anche attraverso il dirottamento o il furto, talvolta con l'uso della forza, di mezzi di prprietà delle autorità statali cubane), cercavano di lasciare l'isola per raggiungere le coste della Florida ebbe una vera escalation. Secondo i dati della Guardia Costiera di Miami i "balseros" passarono infatti dai 391 del 1989 ai 3.656 del 1993 (4.208 secondo i dati forniti da Castro), per poi aumentare costantemente nel corso del 1994 (dai 716 di aprile ai 21.300 di agosto). A ciò si aggiunse anche una serie di irruzioni nelle ambasciate straniere dell'Havana per cercare asilo politico che caratterizzò, contemporaneamente, i mesi estivi. Il 28 maggio più di cento persone entrarono infatti nella reisdenza dell'ambasciatore del Belgio, mentre il 13 luglio 21 persone fecero irruzione nell'ambasciata tedesca e nove, il 15 luglio, nel consolato cileno.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesco Mencarelli Contatta »

Composta da 154 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6505 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 8 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.