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La vittima del reato nell'ordinamento giuridico italiano

Informazioni tesi

  Autore: Annalisa Gasparre
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Silvia Larizza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 230

E' stato poi stato messo in evidenza il ruolo dell’offeso quale filtro selettivo del fenomeno criminale. Invero, l’avvio delle indagini – in larga misura – dipende dalla collaborazione dell’offeso che, mediante l’attività propulsiva costituita dalla denuncia, porta la notizia di reato a conoscenza del pubblico ministero: la vittima fornisce l’impulso (input) essenziale affinché sorga l’investigazione pubblica e si attivino le agenzie istituzionali di controllo.
Attualmente si registra una centralità politica della vittima del reato, divenuta vero e proprio soggetto in grado di reclamare diritti e prerogative, ridotte o negate nei sistemi giuridici moderni. Negli ultimi anni, infatti, ruolo ed esigenze di tutela della vittima sono tornate prepotentemente al centro del dibattito politico-criminale. Nel mondo occidentale la vittima sta vivendo una stagione di forte protagonismo, soprattutto sul piano politico, grazie anche all’opera di “ingegneria mediatica” svolta dai mezzi di comunicazione. I mass-media sempre più spesso danno rilievo alle notizie di vittime di crimini violenti o che, comunque, urtano in via immediata l’emotività dell’opinione pubblica; spesso enfatizzano le fasi di un processo, la notizia di un arresto, indugiano sui dettagli drammatici o di forte impatto emotivo. Scarsa importanza è, invece, prestata ad altre forme di criminalità. Ne consegue che il cittadino comune non percepisce nemmeno di essere vittima di taluni reati, quali i fatti colposi di particolare gravità integranti reati ambientali, che colpiscono poco la coscienza collettiva, o i fatti che attentano alle finanze dello Stato (e ai beni collettivi in generale), perché spesso considera tali fatti assolutamente fisiologici all’andamento della società.
La vittima ha finito con l’assumere un ruolo essenzialmente simbolico di un allarme sociale non raramente strumentalizzato e amplificato dai mass media.
Il rischio che porta con sé il protagonismo delle vittime sulla scena politica è quello di confondersi (e fondersi) con movimenti politici meri portatori di istanze sicuritarie e repressive. In questo senso, l’associazionismo delle vittime diventa spesso soggetto – reale o pretestuoso – di negoziazione politica: prima di adottare alcune decisioni, il sistema politico interpella le vittime del reato oppure legittima le proprie scelte avvalendosi del fatto di averle interpellate. Invero, si riscontra sovente che la vittima è strumentalizzata dal potere politico per sostenere legislazioni sicuritarie e repressive; tali scelte politico-criminali utilizzano il dolore delle vittime e dei familiari, nonché il senso di insicurezza collettivo, per mettere in atto leggi idonee ad offrire una sicurezza solamente “simbolica” e “temporanea”, non mancando di risolversi, addirittura, in provvedimenti che – paradossalmente – possono essere criminogeni, perché connotati da elementi che determinano un “disorientamento” culturale e sociale.

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4 INTRODUZIONE La presente ricerca prende avvio dalla constatazione dell‟attuale centralità politica della vittima del reato, divenuta vero e proprio soggetto in grado di reclamare diritti e prerogative, ridotte o negate nei sistemi giuridici moderni. Inizialmente considerato mero “oggetto” su cui ricadeva l‟azione delittuosa, l‟offeso si è visto via via riconosciuto un ruolo sempre più importante nel sistema dei delitti e delle pene. Peraltro, si riscontra sovente che la vittima è strumentalizzata dal potere politico per sostenere legislazioni sicuritarie e repressive; tali scelte politico-criminali utilizzano il dolore delle vittime e dei familiari, nonché il senso di insicurezza collettivo, per mettere in atto leggi idonee ad offrire una sicurezza solamente “simbolica” e “temporanea”, non mancando di risolversi, addirittura, in provvedimenti che – paradossalmente – possono essere criminogeni, perché connotati da elementi che determinano un “disorientamento” culturale e sociale. Il percorso parte dall‟analisi della graduale consapevolezza del ruolo della vittima per la comprensione del processo che induce all‟acting-out e dalla necessità di mettere in rilievo la vittimizzazione – a vari livelli – susseguente al crimine, ai fini di individuare gli elementi indispensabili da tenere in considerazione nelle scelte politico-criminali a salvaguardia delle vittime (Capitolo I). Si passa, poi, all‟analisi del diritto vigente, sia sostanziale che processuale. Nel Capitolo II, si dà risalto alla possibilità di attribuire un ruolo specifico al c.d. soggetto passivo del reato già a partire dalla formulazione delle fattispecie di diritto penale (sia nelle norme di c.d. parte generale che in quelle di c.d. parte speciale) ai fini di una loro più corretta interpretazione. Sul piano processuale, il Capitolo III tenta di offrire una chiave di lettura per comprendere le ragioni in base alle quali l‟ordinario processo penale non riserva un posto di primo piano alla vittima; tuttavia, si evidenzia, come questa scelta non si trasforma in completo disinteresse nei confronti dell‟offeso, giacché il rito offre possibili sbocchi, poteri

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Parole chiave

criminodinamica
tutela delle vittime
vittimo-dommatica
vittimizzazione
ex cirielli
scelte politico-criminali
parte civile
soggetto passivo del reato
mediazione
vittimologia
sicurezza
vittima e riti alternativi
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