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Il federalismo fiscale alla luce della legge delega n. 42/2009

Informazioni tesi

  Autore: Anna Campanini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alberto Comelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 403

Con questa tesi di laurea si è cercato di ricostruire ed esaminare il percorso volto al riconoscimento di una maggiore autonomia finanziaria in capo agli Enti territoriali, autonomia resasi ormai necessaria vista l’evoluzione della forma dello Stato e dell’architettura del sistema amministrativo verso il modello federale. In tal senso nella prima parte del lavoro si sono esaminate le principali fasi del lungo e complesso processo di riforma che ha caratterizzato l’ordinamento italiano sia dal punto di vista amministrativo che finanziario. Si è parlato innanzitutto della Legge Bassanini, con cui si è avviato quel processo di decentramento delle competenze pubbliche (cd. federalismo amministrativo) dallo Stato alle Regioni e a cascata agli Enti locali nell’ambito di numerosi settori di intervento, sulla base dei principi di sussidiarietà funzionalità e responsabilità. In secondo luogo, ci si è occupati delle novità introdotte con la legge di riforma del Titolo V della Costituzione, legge che in un certo senso ha completato il quadro delle riforme istituzionali precedentemente descritte, incrementando in misura significativa le competenze regionali (art. 117), sancendo a livello costituzionale il principio del massimo decentramento delle funzioni amministrative (art. 118) e riconoscendo agli Enti territoriali maggiore autonomia finanziaria sia di entrata che di spesa. A questo punto, si è passati a descrivere il nuovo assetto dei rapporti finanziari delineati dal novellato art. 119 Cost., specificando in primo luogo che cosa si intende ora per “autonomia finanziaria”. In seguito si sono considerati gli effetti della sostanziale battuta d’arresto del processo di riforma della finanza locale; arresto dovuto al fatto che il legislatore statale non si è preoccupato di emanare una legge attuativa dell’art. 119 Cost. volta a stabilire i limiti che gli Enti territoriali incontreranno nello stabilire ed applicare tributi propri. Nella parte centrale del lavoro, si sono descritte le caratteristiche e i contenuti principali della legge 5 maggio 2009, n. 42 recante “Delega al governo in materia di federalismo fiscale in attuazione dell’art. 119 della Costituzione” .In particolare si è osservato come tale legge, nel tentativo di pervenire alla definizione dei principi generali di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, si ponga una serie di importanti obbiettivi come: a) il riconoscimento dell’autonomia finanziaria agli Enti decentrati attraverso l’indicazione di principi e criteri direttivi per l’individuazione di panieri di tributi e compartecipazioni con cui tali Enti possano finanziare integralmente le spese sostenute per l’esercizio delle competenze devolute; b) il superamento graduale del criterio della spesa storica per tutti i livelli di governo, tanto che per i servizi essenziali sarà garantita la copertura del fabbisogno a costi standard; c) l’attivazione di meccanismi di premialità dei comportamenti virtuosi ed efficienti, ovvero sanzionatori per gli Enti che non rispettino gli obiettivi di finanza pubblica. Anche se il quadro complessivo disegnato dalla legge 42/2009 risulta ben costruito, vengono messe in luce alcune delle questioni centrali da risolvere per il complessivo buon esito della riforma. Nel terzo capitolo ci si occupa della descrizione dei tratti essenziali del primo figlio della riforma sul federalismo fiscale, ossia il provvedimento concernente il federalismo demaniale. L’ultima parte del lavoro è dedicata alla descrizione di esperienze straniere di federalismo fiscale; In particolare si evidenzia come la situazione italiana sia assimilabile a quella vissuta dalla Spagna degli anni ’80.

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7 CAPITOLO I Il federalismo fiscale nel nuovo art. 119 Cost. § 1.1 - Premessa : dalla Legge Bassanini alla riforma del Titolo V della Costituzione Poche parole, nel linguaggio giuridico, hanno conosciuto lo straordinario successo del “federalismo”, e poche parole presentano un analogo tasso di ambiguità. Nato per indicare una specifica forma di organizzazione del potere politico, quella designata dalla Costituzione degli Stati Uniti d’America, il termine “federalismo” è passato a definire qualsiasi assetto organizzativo nel quale il potere è diviso su base territoriale 1 . Si tratta di un processo dinamico, messo in moto dalle comunità politiche territoriali, che può interessare ordinamenti non necessariamente coincidenti con gli Stati federali. Il federalismo viene pertanto a essere svincolato dalla questione della sovranità, e viene piuttosto visto come un principio per l’organizzazione della 1 Tale esp ression e, entrata nell’uso co mune, presenta forti asp etti di ambiguità in quanto, nel contesto statunitense le istituzioni si dicono federali quando so no alle dipenden ze del go verno centrale, mentre d a no i questa espressione è stata assunta a simbolo del localismo della tassazione. G. Scarlata, “Il Diritto, enciclopedia giu ridica d el sole 24 ore”, 2007, p. 382-386.

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