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Tanizaki Jun’ichiro e il diabolismo: tra femme fatale, estetismo e masochismo

Il processo di formazione e maturazione artistica di Tanizaki Jun’ichir? ha come punto di partenza le sue esperienze giovanili: l’infanzia passata nel quartiere di Nihonbashi, la vita errabonda della giovinezza, la depressione, la lettura dei classici della letteratura Edo, delle opere occidentali, l’avversione verso il Naturalismo, la fascinazione per l’Occidente lo porteranno a una attenta analisi sulla natura dell’uomo e su suoi più reconditi desideri e alla sua rappresentazione verosimile. In questa sua indagine, scopre tratti psicologici che vengono spesso considerati come delle perversioni: il masochismo, il feticismo, l’omosessualità ecc… e mettendo in scena tutto questo, il suo sguardo è quello di un narratore distaccato che non giudica, ma racconta senza nessun pregiudizio morale o religioso.
Il suo mondo letterario è un luogo in cui estetismo, perversioni sessuali, donne fatali, masochismo hanno un ruolo di prim’ordine. I suoi personaggi sono amanti delle arti, scrittori, artisti, tatuatori, pittori, scultori o, semplicemente, cultori del bello. Il loro mondo è spesso quello che essi stessi creano, un mondo di fantasia lontano dagli affanni della vita quotidiana, dai problemi sociali o politici, un mondo in cui dar vita alle proprie fantasie e al proprio ideale estetico.
Nonostante la vita sregolata della sua giovinezza, Tanizaki compone, in questo periodo, numerosissime opere, le cosiddette opere di akumashugi. Il termine akuma è utilizzato dallo stesso autore per indicare le donne belle e crudeli dei suoi racconti dal cui fascino gli uomini restano ammaliati ed è anche il titolo di due racconti. Il tema della donna che soggioga l’uomo riecheggia il motivo decadente della belle dame sans merci, ma questo, così come altri apporti della tradizione occidentale, viene modellato e adattato al suo gusto personale e calato nel background giapponese in modo da creare un qualcosa di unico e non una banale imitazione.
L’estetica del perverso, del grottesco, del nonsense lo accomunano sia alla letteratura decadente che a quella nipponica rendendolo “l’erede legittimo sia della tradizione letteraria giapponese sia della tradizione del romanticismo occidentale dove il grottesco ha una ruolo essenziale” .
Gli scritti giovanili sono il terreno in cui comincia a indagare questi temi e a incarnare il suo concetto di estetismo, l’idea che all’arte e alla bellezza si debba subordinare tutto. Esse rappresentano la base su cui poggiano i capolavori della maturità, ma il loro valore artistico è indiscutibile. “Il fascino della paura carnale” di cui parlava Kaf?, la bellezza formale, la rappresentazione senza veli della psiche umana, ne fanno dei capolavori non solo della giovinezza, ma di tutta la letteratura di Tanizaki.

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1 INTRODUZIONE «Se le tue poesie colpiscono profondamente il mio cuore è perchØ per trent’anni, dall’età di venti fino a oggi che ti avvicini ai cinquanta, hai continuato instancabile il tuo canto e, per quanto si possano riconoscere alcuni mutamenti, hai composto poesie di tono e di ispirazione nel complesso coerenti. E ciò non avviene soltanto per talento o per imitazione d’altri. ¨ possibile solo distogliendo lo sguardo da onori e gloria e serbando la disposizione d’animo di chi dedica davvero la sua vita alla poesia». 1 Così Tanizaki Jun’ichirō si esprimeva nel saggio Geidan (“Chiacchierata sull’arte”) del 1933, indirizzandosi all’amico e poeta Yoshii Isamu, e con parole simili anche noi potremmo parlare della sua carriera artistica. Definito da molti il piø grande romanziere giapponese, Tanizaki per piø di cinquant’anni ha “continuato instancabile il suo canto”, dal 1910, anno di pubblicazione delle sue prime opere, fino alla fine della sua vita. Futen rōjin nikki (“Diario di un vecchio pazzo”) è del 1962, appena tre anni prima della sua morte. ¨ stato autore di saggi, romanzi, racconti, pièce teatrali e si è cimentato con la traduzione in giapponese moderno del capolavoro di Murasaki Shikibu, il Genji monogatari. 1 Tanizaki Jun’ichirō, “Chiacchierata sull’arte”, in Divagazioni sull’otium e altri scritti ( a cura di A. Boscaro), Venezia, Cafoscarina, 1995, p. 256.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Vincenza Collazzo Contatta »

Composta da 50 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2006 click dal 01/06/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.