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Per un'ecologia letteraria: Pasolini, Calvino e Saviano

L’Ecocriticism, o Ecologia Letteraria, è oggi una delle tendenze critiche più originali dell’accademia americana e non solo. Il suo campo d’indagine spazia dalla letteratura della natura, cosiddetta nature writing, alla letteratura degli ambienti non naturali, quali le città e gli altri spazi o luoghi costruiti o comunque modificati dalla presenza delle attività umane. Essa raggruppa sotto di sé una serie di istanze e inquietudini diverse e l’ecocritica, allora, più che un nuovo metodo critico è una delle manifestazioni del continuo emergere di un nuovo tipo di sensibilità, di un «inconscio ambientale».
L’Ecocriticism compare negli Stati Uniti tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi degli anni ‘90. Il sottofondo coevolutivo di natura e cultura è esplicito: le forme di conoscenza in generale, umanistiche o scientifiche, influiscono sulle condizioni della vita degli esseri umani e degli ambienti in cui vivono. Il termine Ecocriticism è coniato nel 1978 in un articolo di William Rueckert , tuttavia questo indirizzo di studi comincia ad avere il suo peso nei dipartimenti di Letteratura statunitensi solo alla fine degli anni Ottanta. Grazie a studiosi come Cheryll Burgess Glotfelty, Scott Slovic, Glen Love, Lawrence Buell e Patrick Murphy, l’Ecocriticism diviene visibile come disciplina: vengono istituite le prime cattedre di Letteratura ed Ambiente, si fondano associazioni per lo studio della relazione tra la letteratura e l’ambiente, ma soprattutto, l’ecologia letteraria, assume una valenza anche etica.
Una delle prime definizioni ufficiali dell’Ecocriticism lo vede infatti come studio delle “interconnessioni tra natura e cultura, e specificatamente degli artefatti culturali di linguaggio e letteratura” (C. Glotfelty, Literary Studies in an Age of Environmental Crisis, University of Georgia Press, 1996), dunque il veicolo di una “educazione a vedere” le tensioni ecologiche del presente: come cambiano le visioni morali e politiche, così cambia anche la critica letteraria .
Nella nostra letteratura, sebbene non manchino affatto esempi di testi che hanno al centro o sullo sfondo il paesaggio, in realtà una forte vena ecologica o ambientalista è un dato difficile da rintracciare. Nel presente lavoro, partendo dalle considerazioni appena fatte, ho analizzato, sotto il profilo “ecocritico”, alcune opere di tre autori italiani del Novecento: tutte le opere indagano il rapporto tra uomo e natura, veicolano, al loro interno, un messaggio ecologico.
Partendo da Pier Paolo Pasolini ho illustrato, attraverso alcune delle sue opere, come il pensiero dell’autore sia sempre in conflitto con la società consumistica, come egli denunci apertamente questa società, rea di distruggere l’ambiente in cui viviamo, fino a distruggere noi stessi;
A Pasolini segue l’analisi di alcune opere di uno scrittore attivo nello stesso periodo, ma che sceglie di denunciare in modo differente il cambiamento sociale, paesaggistico e morale dell’Italia di quel tempo: Italo Calvino. Egli è forse il maggiore scrittore italiano che si presti ad una lettura ecocritica; nel suo modo di narrare le cose, un po’ fiabesco, si cela una grande sensibilità nei confronti dei problemi della società del suo tempo.
L’ultimo capitolo è dedicato ad un autore contemporaneo, che con la pubblicazione del suo primo libro, ha suscitato tanto clamore e riscosso un enorme successo: Roberto Saviano ed il suo Gomorra. Del testo, ho scelto di analizzare solo l’ultimo capitolo, Terra dei fuochi, che può essere, più degli altri, inquadrato in una lettura ecologica, essendo tutto il libro un’aperta denuncia nei confronti della malavita e della società corrotta in cui viviamo. Partendo dalla situazione globale sul problema della gestione dei rifiuti, il cosiddetto “razzismo ambientale”, sono poi passato ad illustrare il V e VI programma d’azione ambientale previsti dalla Comunità Europea per far fronte alle sfide ambientali odierne, scendendo poi nello specifico dei problemi nel settore della tutela ambientale che riguardano l’Italia fino ad arrivare alla situazione “irreale” dell’ultimo ventennio in Campania: a questo punto è subentrato Saviano e la sua denuncia nei confronti degli incalcolabili reati ambientali commessi nel territorio campano, illustrandoci le dinamiche che sottostanno allo smaltimento illecito dei rifiuti.
La tesi si conclude con un’affermazione dello scrittore napoletano che sintetizza in pieno la scopo dell’Ecologia letteraria e del mio lavoro: “Le parole cercano di aggiustare il mondo, (...) quando il lettore sa, conosce, è in questo momento che le parole acquistano potere, che diventano un formidabile mezzo di responsabilizzazione e lotta, la forza dell’uomo è nella lingua, e la parola è più potente di ogni arma”.

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8 CAPITOLO I PASOLINI: UNA DENUNCIA CONTRO L’OMOLOGAZIONE CULTURALE

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Davide Cesaro Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

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