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Storia e documentazione del Teatro Impero poi Rivoli in Valdagno (1937-1981)

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Dall'Ara
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Carmelo Alberti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

La mia tesi tratta di un teatro che a Valdagno ha fatto storia; la sua struttura è ancora oggi presente, visibile ed ingombrante ma dimenticata ed abbandonata. Quando venne costruito, e siamo alla fine degli anni ‘30, la cronaca del tempo lo definì come il più grande teatro del Veneto, con i suoi 1861 posti in onore all’Unità d’Italia. Un teatro ricco di storia, voluto da Gaetano Marzotto che per Valdagno è stato benefattore facendo costruire la famosa città sociale attorno alla fabbrica, o meglio la città dell’armonia, appellativo a lui più caro, che comprendeva tutta una serie di opere assistenziali, sociali e ricreative molte delle quali ancora valide e funzionanti tutt’oggi come le scuole o la casa di riposo. Altre, invece, e tra queste il Teatro hanno vissuto ed anche subito sulla propria pelle dei cambiamenti radicali come sintomo dei cambiamenti socio politici.
Il Teatro Impero, questo è il nome con cui è stato battezzato, inaugurato nel 1937, è l’edificio tra tutti quelli della città sociale che ha avuto la storia più travagliata ed un finale decisamente infelice in 45 anni di vita. Conserva al suo interno il ricordo della gloria del passato, la struttura è intatta, ma chiunque, ignaro che si tratti di un teatro,oggi, dall’esterno farebbe fatica a riconoscerlo tale.
La storia di questo teatro coincide con i cambiamenti storici non solo di Valdagno ma anche dell’intera nazione. Nel ’37 era simbolo dell’idee politiche del tempo. Gli venne dato il nome Impero per confermare il sodalizio con il regime. Venne costruito non solo per donare alla città ed ai propri lavoratori uno svago dopolavorativo ma anche come monumento simbolico della grandezza e dell’imponenza del regime e di Marzotto. Di lì a poco avrebbero visitato la città sociale invitati da Gaetano Marzotto, Badoglio nel dicembre del 1937, il Principe Umberto nel maggio del 1938 ed il Duce in persona nel settembre del 1938. Anche la struttura stessa è palesemente fascista. L’ingegnere che progettò il Teatro ed anche tutta la città sociale fu Francesco Bonfanti che rivisita lo stile classico monumentale caro al fascismo aggiungendo un tocco di liberty e l’idea basilare di voler creare un ambiente ideale in cui vivere dove i lavoratori potessero trovare sicurezza agevolazioni e svaghi dove venissero esaltati i valori della famiglia del lavoro della tradizione.
Con la fine della guerra il primo cambiamento: se fino a pochi mesi prima della caduta del regime al teatro Impero venivano dati spettacoli in tedesco organizzati per le truppe tedesche risiedenti a Valdagno, dalla metà del 1945 l’Impero cambia nome: per pochi anni viene chiamato Teatro del Popolo ed al suo interno ospita accese riunioni socialiste. Negli anni ’50 il clima politico si riassesta ed anche il Teatro trova finalmente un nome che terrà fino alla chiusura: Cinema Teatro Rivoli. Viene approntato anche il progetto di una nuova facciata che verrà realizzata e decorata alla fine degli anni quaranta da un’artista che a Valdagno tornerà nel 1956 in occasione della sesta edizione del premio Marzotto, durante la quale vinse il primo premio della sezione pittura: l’artista è il veneziano Giuseppe Santomaso. Il Teatro diventa portavoce anche dell’arte contemporanea. Il Premio Marzotto nato nel 1951 per volere di Paolo Marzotto all’origine era solamente un premio letterario poi dopo le prime edizioni si estende subito anche ad altre discipline non solo umanistiche o artistiche ma anche scientifiche ed all’interno del teatro avvenivano le inaugurazioni e le premiazioni delle varie edizioni.
Il teatro è stato anche spesso palcoscenico per le esibizioni del Complesso Strumentale Vittorio Emanuele Marzotto che nato nel 1883 per volere proprio di Vittorio Emanuele Marzotto appassionato di musica, è il frutto dell’unione di più fanfare locali.
Con il passare del tempo e l’avvento della televisione il cinema Teatro inizia a perdere introiti, i costi diventano difficili da sostenere. Il Rivoli prova i primi sintomi di crisi sulla propria pelle quando, alla fine degli anni ‘60, a causa del cedimento di alcune piastrelle dell’opera del Santomaso, venne smantellata la facciata e al suo posto vennero costruiti degli appartamenti tutt’ora esistenti. La famiglia che allora ne era la proprietaria, avendo un altro cinema nella Vallata molto più piccolo e meno dispendioso, optò per la chiusura del peso maggiore. Chiude il 30 giugno 1981.

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2 Introduzione Questa tesi nasce dalla curiosità di recuperare la storia di un Teatro che, nonostante abbia avuto vita per soli 45 anni, è diventato il custode dei ricordi di molte generazioni diverse. Ha assistito ai molteplici cambiamenti storici del Novecento passando attraverso la seconda guerra mondiale, il fascismo, la caduta del regime, l’avvento della tecnologia, le rivoluzioni del ’68, gli anni settanta fino a gustare il primissimo assaggio degli anni ottanta prima di chiudere e diventare soltanto un altro luogo di memorie. Resta lo spettro di un Teatro forse ancora troppo ingombrante pur essendo morto da ben 26 anni: una struttura massiccia di nome Rivoli che, oggi, soprattutto per coloro troppo giovani per ricordarlo, viene riconosciuta solamente come condominio o addirittura confusa con l’omonimo bar posizionato sull’altro lato della strada, situato in quel palazzo conosciuto come palazzo Jolly Hotel che ha preso il posto della piazza-giardino che una volta sorgeva davanti al Teatro. Recuperare la storia di questo Teatro ha significato, oltre che condurre una ricerca sulle pubblicazioni riguardanti la vallata, la città sociale e la situazione culturale di Valdagno dal 1935 al 1981, anche la scoperta del ruolo informativo e documentaristico di due testate giornalistiche a cui ho fatto costantemente riferimento: «Il Giornale di Vicenza» (prima «Vedetta Fascista» fino al 1944 poi «Il Popolo Vicentino» fino al 1945, «Il Bollettino di Informazioni» per breve tempo, dal 4 maggio al 30 maggio 1945, e, dal 31 maggio 1945, finalmente, «Il Giornale di Vicenza») ed «Il Bollettino dei Lanifici». In particolare, a quest’ultimo, conservato nell’Archivio Marzotto a Valdagno, si dedica qualche accenno storico, essendo stato per lungo tempo il mensile ufficiale della Fabbrica Laniera Marzotto. Il «Bollettino» dedicava molta attenzione e spazio ad ogni evento culturale di rilievo che avveniva a Valdagno e quindi anche al Teatro Impero.

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