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Costi e Benefici di una Valuta Internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Ivana Cirigliano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Istituto Universitario Navale di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Riccardo marselli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

Ancora oggi, dopo numerosi studi, è difficile stilare una sorta di bilancio che possa evidenziare in maniera inequivocabile se l’adozione dell’euro sia stata una scelta “giusta” o meno, soprattutto dopo la profonda crisi degli ultimi anni. Partendo dall'analisi della teoria delle aree valutarie ottime, che ha preso avvio da un celebre contributo di Mundell nel 1961 si pongono in luce i criteri individuati dai vari studiosi (Kenen, McKinnon, Ishiyama, Barro e Gordon, Eichengreen, De Grauwe, ecc) per la definizione di un’area valutaria ottima e i principali inconvenienti che possono nascere da una unione monetaria, quando essa non è un’area valutaria ottima.
Successivamente si effettua un confronto tra benefici (di maggiore efficienza, di stabilità economica, di convergenza regionale ed esterni) e costi (quali la perdita di sovranità internazionale e nel rispetto dei vincoli dell'UME) legati all'adozione dell'Euro.
Si conclude ponendo l'accento sulla condizione Italiana basandosi sullo studio di Fratzscher e Stracca (2009) e analizzando il problema della divergenza tra inflazione reale e percepita.

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6 CAPITOLO I: La teoria delle aree valutarie 1.1 Introduzione Nel lontano 1957 con il Trattato di Roma fu compiuto il primo passo per l’integrazione economica e politica dei Paesi europei con la creazione della Comunità Economica Europea. Tale processo è proseguito negli anni attraversando varie fasi e sviluppandosi in tre dimensioni profondamente interrelate, quali l’allargamento dell’integrazione attraverso la progressiva crescita del numero dei paesi aderenti; l’estensione delle aree di integrazione con lo sviluppo di politiche comuni ad un numero sempre più ampio di settori e infine l’approfondimento dell’integrazione con il graduale trasferimento di competenze nazionali ad organismi sovranazionali. Una delle principali fasi si è avuta nel 1992 con la firma del Trattato di Maastricht che fissò, tra le tante cose, per il 1999 il termine ultimo per l’introduzione della moneta unica europea. Dopo un periodo di cambi fissi irrevocabilmente immodificabili nel 2002 entrò in vigore l’euro. Da quel momento in poi si è affidato al Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) il compito di stabilizzare il livello generale dei prezzi nell’unione; alla Banca

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