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Spirito nel Tempo - Lo Zeitgeist nei testi di David Bowie

“No one reads a moment better than Bowie” ha scritto qualche anno fa il giornalista Scott Cohen: nessuno più di David Bowie ha saputo interpretare il nostro tempo. Una possibile chiave: Kurt Cobain. Pochi mesi prima di morire, nell’ormai leggendario concerto unplugged dei Nirvana per MTV, Cobain interpretò una cover di The Man Who Sold The World. Un’anima frammentata si appropriava della canzone che era stata di un’anima disperatamente in cerca del proprio io. Se colui il quale è ritenuto, a prescindere dai meriti musicali, il simbolo delle angosce di una generazione, che in lui e nelle sue canzoni riconosceva la propria disperazione, ha cantato una canzone di Bowie di vent’anni prima, significa che questa aveva ancora un senso. Un parallelismo: come Bowie, in Ziggy Stardust, cantava la fine del mito degli anni ‘60, così Cobain cantava la fine dell’edonismo degli anni ‘80, ma, a differenza di Bowie, lo faceva in modo totalmente inconsapevole. Tutto ciò ha un senso. E il senso è che l’influenza di Bowie non è mai venuta meno col passare degli anni, che la sua opera continua ad essere attuale, proprio per la sua grande capacità di leggere i tempi ed i cambiamenti.

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1 Intro Alla ricerca del Tempo… Il tempo è l’angelo dell’uomo. (Johann Christoph von Schiller) “No one reads a moment better than Bowie” ha scritto qualche anno fa il giornalista Scott Cohen: nessuno più di David Bowie ha saputo interpretare il nostro tempo. Una possibile chiave: Kurt Cobain. Pochi mesi prima di morire, nell’ormai leggendario concerto unplugged dei Nirvana per MTV, Cobain interpretò una cover di The Man Who Sold The World. Un’anima frammentata si appropriava della canzone che era stata di un’anima disperatamente in cerca del proprio io. Se colui il quale è ritenuto, a prescindere dai meriti musicali, il simbolo delle angosce di una generazione, che in lui e nelle sue canzoni riconosceva la propria disperazione, ha cantato una canzone di Bowie di vent’anni prima, significa che questa aveva ancora un senso. Un parallelismo: come Bowie, in Ziggy Stardust, cantava la fine del mito degli anni ‘60, così Cobain cantava la fine dell’edonismo degli anni ‘80, ma, a differenza di Bowie, lo faceva in modo totalmente inconsapevole. Tutto ciò ha un senso. E il senso è che l’influenza di Bowie non è mai venuta meno col passare degli anni, che la sua opera continua ad essere attuale, proprio per la sua grande capacità di leggere i tempi ed i cambiamenti. Time: Time – he’s waiting in the wings He speaks of senseless things His script is you and me, boy Time – he flexes like a whore Falls wanking to the floor His trick is you and me, boy Time – in Quaaludes and red wine Demanding Billy Dolls And other friends of mine Take your time The sniper in the brain, regurgitating drain Incestuous and vain, and many other last names I look at my watch it says 9:25 and I think “Oh God I’m still alive” We should be on by now. Non è la visione che Bowie aveva del tempo. È solo una delle possibile interpretazioni. O forse neanche quello. È un modo per prendere atto del fatto che il tempo è essenziale per chi ne aveva fatto una sorta di musa ispiratrice. Addirittura, nella sua decadenza, Time ci può apparire come un inno funebre, nell’istante in cui dice: “I look at my watch it says 9:25 and I think ‘Oh God I’m still alive’”, un’idea che al tempo si può soccombere. Meglio, un’illusione. Cobain forse l’avrebbe incarnato meglio. E poi, sopra ogni cosa, il teatro. “We should be on by now”. Un palco sul quale il tempo è sospeso, perché il teatro, per sua stessa natura, ci porta in un altro tempo, un tempo

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Anna Milani Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4512 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.