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Il nuovo Tfr: riflessi sul finanziamento delle imprese

Informazioni tesi

  Autore: Pierangelo Carnevali
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Enrico Cotta Ramusino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

Immaginiamo di avere davanti ai nostri occhi uno stato patrimoniale elaborato secondo l’art. 2424 del codice civile: supponiamo ora di rielaborare il passivo con il criterio finanziario dell’esigibilità delle fonti, in modo da dividere le voci di bilancio in patrimonio netto, passività a breve termine e passività a medio/lungo termine. Quest’ultima categoria include anche la voce C del passivo “Trattamento per fine rapporto di lavoro subordinato”, meglio conosciuta come “Trattamento di fine rapporto” o, più semplicemente, Tfr.
Questa voce, che corrisponde alle liquidazioni che spettano ai lavoratori dipendenti al termine del loro rapporto di lavoro, è di fondamentale importanza nelle decisioni di finanziamento dell’attività delle imprese stesse. Questa risorsa ha, per le sole imprese private, un valore di stock di circa 300mila miliardi di lire ed un valore di flusso annuo pari a circa 25mila miliardi di lire. Inoltre se consideriamo il minor costo di questa fonte di finanziamento rispetto a quello dei mezzi di finanziamento offerti dal mercato, ci può far capire l’importanza di questa voce soprattutto nell’economia delle piccole imprese che fanno fatica a trovare i fondi di cui necessitano.
Però i problemi cronici del nostro sistema pensionistico pubblico e gli sforzi per sviluppare le forme pensionistiche integrative nel passaggio dal meccanismo retributivo a quello contributivo nella previdenza obbligatoria, hanno portato ad individuare nel Tfr la fonte principe di finanziamento dei fondi pensione. In diversi passaggi, a partire dal Dlgs. 124/93, passando per la riforma Dini (legge 335/95), fino agli ultimi provvedimenti (legge 144/99, Dlgs. 17/08/99 n. 299, Dlgs. 18/02/2000 n. 47, Ddl. 6787 del 18/02/2000), il Tfr si è trasformato in un risparmio da immolare sull’altare della previdenza.
Queste trasformazioni hanno creato dei problemi sia ai lavoratori, che potevano richiedere un’anticipazione di una parte del Tfr in casi di necessità previsti dalla legge (era una riserva di liquidità), sia alle imprese, che dovranno ora cercare sul mercato dei finanziamenti a tassi non eccessivamente elevati per sostituire il fondo Tfr.
Questo lavoro, diviso in 2 parti, cerca proprio di analizzare il problema del finanziamento delle imprese.
La prima parte, dedicata alle principali tappe legislative riguardanti il Tfr, è così suddivisa:
- nel primo capitolo vengono illustrati la storia del Tfr, i metodi di calcolo per il settore privato e per quello pubblico ed alcuni dati quantitativi per capire meglio le dimensioni del fenomeno;
- nel secondo capitolo, i primi 3 paragrafi sono dedicati ad una piccola introduzione ai fondi pensione, mentre gli altri sono utilizzati per commentare i seguenti provvedimenti : Dlgs. 124/93 ; legge 335/95 (riforma Dini); Dlgs. 47/2000 ; Ddl. 6787 ; Dlgs. 299/99 (“cartolarizzazione” del Tfr).
Non vengono lasciate da parte anche le varie critiche mosse agli ultimi provvedimenti e le proposte per correggerli.
Nella seconda parte, composta da un solo capitolo, si esamina una simulazione dei possibili effetti che un cambio di normativa potrà riversare sui risultati d’esercizio delle imprese manifatturiere lombarde, considerando anche i possibili andamenti del costo del denaro. Tutto questo sorretto da 18 tabelle numeriche, per esemplificare meglio la possibile situazione futura. Queste tabelle si basano sui dati medi iscritti nei bilanci civilistici che le imprese hanno redatto per l’esercizio 1998, per arrivare poi a dei risultati ottenuti con uno schema le cui ipotesi saranno specificate in seguito.
Le imprese saranno classificate con 2 diversi criteri:
- per numero di dipendenti, utilizzando le classi ufficiali ISTAT;
- per provincia.

Questi 2 criteri saranno utilizzati sia singolarmente che contemporaneamente.
La parte legislativa contiene tutte le novità, le critiche e le proposte presentate entro la fine del mese di settembre 2000; questo limite temporale è presente non per mia volontà, ma per motivi a me non imputabili.

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1 INTRODUZIONE Immaginiamo di avere davanti ai nostri occhi uno stato patrimoniale elaborato secondo l’art. 2424 del codice civile : supponiamo ora di rielaborare il passivo con il criterio finanziario dell’esigibilità delle fonti, in modo da dividere le voci di bilancio in patrimonio netto, passività a breve termine e passività a medio/lungo termine. Quest’ultima categoria include anche la voce C del passivo “Trattamento per fine rapporto di lavoro subordinato”, meglio conosciuta come “Trattamento di fine rapporto” o, più semplicemente, Tfr. Questa voce, che corrisponde alle liquidazioni che spettano ai lavoratori dipendenti al termine del loro rapporto di lavoro, è di fondamentale importanza nelle decisioni di finanziamento dell’attività delle imprese stesse. Questa risorsa ha, per le sole imprese private, un valore di stock di circa 300mila miliardi di lire ed un valore di flusso annuo pari a circa 25mila miliardi di lire 1 . Inoltre se consideriamo il minor costo di questa fonte di finanziamento rispetto a quello dei mezzi di finanziamento offerti dal mercato, ci può far capire l’importanza di questa voce soprattutto nell’economia delle piccole imprese che fanno fatica a trovare i fondi di cui necessitano. Però i problemi cronici del nostro sistema pensionistico pubblico e gli sforzi per sviluppare le forme pensionistiche integrative nel passaggio dal meccanismo retributivo a quello contributivo nella previdenza obbligatoria, hanno portato ad individuare nel Tfr la fonte principe di finanziamento dei fondi pensione. In diversi passaggi, a partire dal Dlgs. 124/93, passando per la riforma Dini (legge 335/95), fino agli ultimi provvedimenti (legge 144/99, Dlgs. 17/08/99 n. 299, Dlgs. 18/02/2000 n. 47, Ddl. 6787 del 18/02/2000), il Tfr si è trasformato in un risparmio da immolare sull’altare della previdenza. Queste trasformazioni hanno creato dei problemi sia ai lavoratori, che potevano richiedere un’anticipazione di una parte del Tfr in casi di necessità previsti dalla legge (era una riserva di liquidità), sia alle imprese, che dovranno ora cercare sul mercato dei finanziamenti a tassi non eccesivamente elevati per sostituire il fondo Tfr. 1 Il Sole-24 Ore online

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Parole chiave

tfr
trattamento di fine rapporto
d. lgs. 299-1999
legge n. 335-1995
cartolarizzazione del tfr
finanza aziendale
d.lgs. 47/2000
d. lgs. 124-1993

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