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La diffusione dei contratti atipici: costi e benefici

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Lazzarini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della politica
  Relatore: Marcello Signorelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

Dalla seconda metà degli anni Novanta fino a tutta la prima parte del 2008 l’occupazione cresce in Italia a ritmi sostenuti. Contribuiscono a tale risultato l’andamento moderato delle retribuzioni, la progressiva flessibilizzazione delle forme di lavoro e la crescita delle attività del terziario a elevato contenuto occupazionale.
Il lungo e ininterrotto periodo di sviluppo si riflette nel significativo miglioramento del tasso di occupazione, che raggiunge il 58,7 % nella media del primo semestre del 2008, più di 7 pp rispetto al 1997. Tuttavia, con il procedere della crisi economica, le condizioni del mercato del lavoro nel corso del 2008 sono andate deteriorandosi.
Il mercato del lavoro è uno dei principali fattori per constatare la salute di un'economia: ad una richiesta di lavoro di solito si collegano necessità di aumento della produzione e nuovi salari, quindi maggiori possibilità di accesso ai consumi. Per comprendere meglio il fenomeno che ci appresteremo ad analizzare, ritengo sia indispensabile aprire una parentesi sulle caratteristiche del mercato del lavoro e sulle teorie che lo investono.
Rispetto allo scorso secolo il mercato del lavoro ha subito profondi cambiamenti, sia da un punto di vista quantitativo, sia qualitativo. Lo spirito che ha influenzato la società fordista nel corso del Novecento risulta essere ora in crisi. In passato l’occupazione era principalmente caratterizzata da grandi industrie, in cui i lavoratori erano occupati in maniera stabile e i percorsi lavorativi procedevano attraverso carriere interne spesso basate sull’anzianità, con la garanzia delle tutele sindacali.
Alla fine degli anni Settanta con l’emergere di alcuni mutamenti nella struttura della domanda e dell’offerta del mercato, l’occupazione come era conosciuta comincia ad evolversi; vengono introdotte nuove tipologie contrattuali e nuove modalità lavorative dette atipiche. Tali cambiamenti sviluppano alcune contraddizioni e ambivalenze tipiche delle fasi di passaggio. Il sistema di welfare resta infatti ancorato a un sistema produttivo superato, offrendo ancora protezione solo a coloro che appartengono al vecchio modello, in cui il lavoratore è impiegato con un contratto a tempo indeterminato, e lascia privi di protezione adeguata tutti coloro che devono affrontare i rischi e le difficoltà del lavoro flessibile.
Il presente lavoro si articola in sette capitoli, con cui si è cercato di trattare i temi citati tramite l’utilizzo di contributi empirici (Istat, Eurostat, OCSE, Ministero del lavoro), più un ottavo dedicato alle considerazioni conclusive. Il primo capitolo è dedicato all’origine dei contratti atipici e all’evoluzione normativa nazionale che è andata a comporre la situazione giuridica attuale; nel secondo troviamo la classificazione delle tipologie di contratto atipiche dopo la riforma Biagi e la differenza di tutele che le contraddistingue; il terzo e il quarto trattano il ruolo effettivo della flessibilità, prima tramite una comparazione a livello europeo, poi con un’analisi approfondita sul nostro mercato del lavoro; nel capitolo successivo si è cercato di descrivere il legame tra le donne e i contratti atipici, analizzando le varie dinamiche della atipicità femminile; gli ultimi due sono dedicati rispettivamente al contratto a tutele progressive proposto da Boeri e Garibaldi e al ruolo che potrebbe avere la flexicurity nel nostro Paese.

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3 Introduzione Dalla seconda metà degli anni Novanta fino a tutta la prima parte del 2008 l‟occupazione cresce in Italia a ritmi sostenuti. Contribuiscono a tale risultato l‟andamento moderato delle retribuzioni, la progressiva flessibilizzazione delle forme di lavoro e la crescita delle attività del terziario a elevato contenuto occupazionale. Il lungo e ininterrotto periodo di sviluppo si riflette nel significativo miglioramento del tasso di occupazione, che raggiunge il 58,7 % nella media del primo semestre del 2008, più di 7 pp rispetto al 1997. Tuttavia, con il procedere della crisi economica, le condizioni del mercato del lavoro nel corso del 2008 sono andate deteriorandosi. Il mercato del lavoro è uno dei principali fattori per constatare la salute di un'economia: ad una richiesta di lavoro di solito si collegano necessità di aumento della produzione e nuovi salari, quindi maggiori possibilità di accesso ai consumi. Per comprendere meglio il fenomeno che ci appresteremo ad analizzare, ritengo sia indispensabile aprire una parentesi sulle caratteristiche del mercato del lavoro e sulle teorie che lo investono. In presenza di mercati completi e di perfetta informazione è evidente che non può esistere disoccupazione. D'altronde, è facile rendersi conto che la condizione reale, quella in cui viviamo, è di imperfetta informazione, il che rende meno facile l‟incontro tra lavoratori disponibili e posti vacanti. Questo scenario sta alla base della “teoria della ricerca” (job search theory), con la quale si cerca di spiegare l‟esistenza del tasso naturale di disoccupazione positivo. Per spiegare l‟esistenza di questa disoccupazione permanente si ricorre al “salario di riserva”, determinato dall‟uguaglianza tra il costo marginale di continuazione della ricerca e il beneficio marginale della ricerca (possibilità di raggiungere una retribuzione migliore della precedente). Chiaramente il salario di riserva dipende dallo stipendio precedentemente percepito dal lavoratore (ora disoccupato) e diminuisce con il

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